Ieri Belfast non ha dormito. La festa serale per la giornata in memoria di George Best è stata incredibile. Non c’era una persona sobria. È stato bellissimo. Cera pure Paul Gascoigne. Siamo stati assieme a bere tutta la sera. Dopo la 235a birra erano le 21 precise. Dico a Paul: “Me ne vado a dormire”. Lui: “Non pensarci nemmeno, la festa è appena iniziata!”. Abbiamo fatto le 2 di mattina. Paul era scatenato. In formissima. Ha superato il record mondiale di pinte di birra svuotate: 453, ben 8 in più del record mondiale che resisteva dal 1956 e apparteneva a Winston Churchill. Eravamo tutti attorno a lui. Lo incitavamo, lo sorreggevamo. Lui svuotava e svuotava. È arrivata anche Alessandra De Stefano. Bellissima e preparatissima. Mi ha detto che non vedeva un talento del genere da quando ha smesso di correre Eddy Merckx. È arrivata anche la regina Elisabetta che lo ha fatto diventare immediatamente lord, poi ha diseredato Carlo e lo ha adottato. Sarà il nuovo re d’Inghilterra. Ci siamo abbracciati tutti. Mi sono emozionato.
Pronti, via. Scatta subito la fuga. In avanscoperta ci sono Godoy, il mio compagno di squadra Rubiano, Dockx e Tjallingi. Sui primi si porta anche Cecchinel della Neri Alè che è delle mie zone, veneto. Il gruppo non va a mille, ma sono in difficoltà. Mi stacco subito, mi sento pesante. Claudio Corti, mi guarda incredulo. Non capisce. Mi urla, “che cavolo fai, muoviti”. Ma non vado avanti. Al decimo chilometro ho già venti minuti di ritardo, ma non mi arrendo. Al chilometro 50 ho un’ora e un quarto. Mi fa male la schiena, mi stiracchio. Scopro perché andavo così piano. Gascoigne dormiva sulle mie spalle. Gli faccio notare che mi sta rovinando la tappa, il sogno di una vita; non sente ragioni. Per fortuna vedo un pub, glielo indico, gli si illuminano gli occhi, scende dalle mie spalle e mi lascia andare. Al chilometro 100 sono di nuovo in gruppo. Parlo con Claudio Corti, gli dico che mi sento bene. Con un cenno mi dà carta bianca. Scatto forte e in pochi chilometri mi riporto sui primi. Tjallingi mi saluta e con un cenno mi mostra quanto gli sta bene la maglia azzurra. Lo si vede dallo sguardo che è ormai un eroe nazionale. Gli stringo la mano e gli passo il re d’Olanda che mi ha chiamato proprio in questo momento. Ormai io e il re d’Olanda siamo molto amici e mi ha già invitato per una villeggiatura a Den Helder, ridente località balneare olandese. Gli assicuro che ci penserò, ma che in estate preferisco andare sul Monte Grappa con Bruno Pizzul perché abbiamo scoperto una sorgente di grappa pura freschissima.
Appena finita la telefonata scatto. Ho voglia di stare solo a pensare alla mia ex moglie. Dalla rabbia pesto duro sulle pedivelle. In un attimo raggiungo il traguardo tra lo stupore di tutti. Vinco a mani basse. Alessandra De Stefano mi intervista per mezzora: piuttosto di parlare con Stefano Garzelli preferisce parlare con me di prodotti per la pulizia della casa. Gli dico che la candeggina non la uso perché mi puzzano le mani e che apprezzo il sapone di Marsiglia. Concorda.
Mi premiano. Una miss bellissima dice che si è innamorata di me. Con gentilezza le dico che non è il caso, che mi sono lasciato da poco e che non voglio avere nuove avventure. Ci rimane male.
Il gruppo si ricompone ai meno 3, la Cannondale si mette a tirare di brutto, il gruppo è un serpentone allungatissimo. L’ultimo chilometro è un po’ complicato. Me ne ero accorto nel mio trionfale arrivo. Alla esse finale Ratto che tirava come un dannato viene superato da Boasson Hagen che lancia lungo lo sprint per Ben Swift. L’inglese è sperato, Viviani alle sue spalle non ce la fa a raggiungerlo. Sembra ormai lanciato verso la vittoria, in faccia glielo si può leggere, è contento, ha un sorriso che gli sta esplodendo. Ma alle sue spalle come un fulmine Marcel Kittel divora l’asfalto, sembra volare, affianca Swift ai 25 metri dall’arrivo e lo supera con un colpo di reni. Fantastico. Uno tra i migliori sprinter che abbia mai visto. Alessandra De Stefano mi fa notare che è pure un bel ragazzo. Faccio cenno di sì per non deluderla.
Swift parla con Buhanni e gli chiede cosa si può fare contro Kittel. Il francese glielo spiega, l’inglese lo guarda indignato e gli dice che così non si fa. Ora sono sicuro di una cosa: Ben Swift non farà mai parte della mia futura squadra.

