Volta a Catalunya. La danza troppo breve di Pogacar e Landa

Volta a Catalunya. La danza troppo breve di Pogacar e Landa

20/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Non fa difetto certo di buona volontà Mikel Landa. Lui una botta l’ha data verso la cima del Port Ainé, lì dove c’era il traguardo della 3a tappa della Volta a Catalunya 2024. L’ha data per vedere l’effetto che fa star davanti, soprattutto per testare le gambe e la forza di Tadej Pogacar, che si può mai sapere che il freddo e la pioggia non abbia inserito fastidi nelle gambe dello sloveno. A conti fatti lo si può etichettare come sciocco o estremamente ottimista, che a volte è lo stesso. Perché bastava vederlo pedalare per capire che di energie ne aveva a bizzeffe. Non è sciocco Mikel Landa, è uno scalatore e uno a scalatore viene sempre lo ghiribizzo di fare la rivolta, se non la rivoluzione, quando la strada sale verso il cielo. 

Mikel Landa ha pedalato un centinaio di metri con Tadej Pogacar, poi Tadej Pogacar ha accelerato e Mikel Landa no. Ed era un buon passo quello del basco. Un passo che nemmeno il vincitore della ultima Vuelta Sepp Kuss, che era uscito dal gruppo per riprendere tutti, è riuscito a tenere.

In quel centinaio di metri la leggerezza composta di Tadej Pogacar si è specchiata nella scomposta danza di Mikel Landa ed è riapparso un’altra volta, l’ennesima, lo scontro delle forme e dei movimenti, la rappresentazione teatrale di come pur con lo stesso mezzo, la bicicletta, e lo stesso interprete, l’essere umano, esistano mille modi di pedalare una bicicletta. È stata troppo breve la loro vicinanza per poterne apprezzare i movimenti, le variazioni sul tema della stessa melodia. Tadej Pogacar ha reso il ritmo insopportabile, s’è messo a muovere i pedali come Keith Moon con le bacchette della batteria. Non poteva starci dietro Mikel Landa con la sua chitarra flamenca. 

E così quella scena che avremmo voluto vedere a lungo, quella imperfetta rappresentazione del movimento, molto più appagante del Dinamismo del ciclista di Umberto Boccioni, è scomparso in pochi istanti, lasciando spazio al rimbalzo delle immagini, questa volta nitide (a differenza di ieri), che inquadravano due uomini salire soli verso l’arrivo. 

Mikel Landa non poteva infatti rimanere con Sepp Kuss e Chris Harper. Non poteva perché troppo simili a lui. È un’esteta, a suo modo, il basco, sa che è nella differenza, nell’opposizione totale, che si nasconde l’armonia, anche se totalmente disarmonica. Li ha abbandonati alla loro sorte, una sorte da rimbalzati, tornata a essere di gruppo.

Una sorte che ha avvicinato il vincitore della Vuelta anche ad Antonio Tiberi, che, pedalata dopo pedalata, sta iniziando a capire l’effetto che fa stare lì davanti vicino ai più forti. Mica male farlo ai 1.967 metri sul livello del mare del Port Ainé

Pogacar, Landa, gli altri. Così al traguardo della 3a tappa della Volta a Catalunya

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