Il giorno del ritiro di Alessandro De Marchi

Il giorno del ritiro di Alessandro De Marchi

15/04/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

Quando c’è di mezzo lo sport, ci si affeziona a qualcosa, una squadra, o a qualcuno, un atleta, principalmente per due ragioni: il sentimento o le vittorie. La scelta, che di solito si fa nell’infanzia, al più tardi nella prima adolescenza, è un primo segnale della persona che si potrebbe diventare. 

Quando si inizia a tenere per qualcosa o qualcuno si crea un’affezione che dura a lungo, a volte una vita intera. È più facile che accada per una squadra, contano i colori, in fondo, che per un atleta, destinato, come va per tutti, a lasciare le scene, a ritirarsi, diventare passato e non più presente. 

La scelta bambina di legarsi a qualcosa, ma soprattutto a qualcuno, per sentimento o vittorie, però ha un peso maggiore quando riguarda gli atleti rispetto alle squadre. Soprattutto nel ciclismo. E chi sceglie per sentimento, continuerà a scegliere per sentimento. A legarsi a corridori non per quello che vincono o per quanto vincono, ma indipendente e nonostante quello che vincono o per quanto vincono. 

In questi ultimi quindici anni nel ciclismo si poteva tenere per grandi campioni, recentemente per eccezionali campioni come Mathieu van der Poel e Tadej Pogacar per dirne due. Campioni che legano vittorie, affascinazione e apparenza, violenta, del bel pedalare. 

Chi però teneva qualcuno per sentimento, e non sono pochi, magari teneva anche per loro, ma soprattutto teneva per un corridore che ha vinto poco, ma che stagione dopo stagione, più di altri, e meglio, ci ha tenuto compagnia nei pomeriggi davanti alla tivù o a bordo strada. Un corridore che incarnava quell’inquietudine che abbiamo in tanti, quella voglia di rovesciare lo status quo, di ribaltare la visione determinista della vita. 

Quel corridore è Alessandro De Marchi

Alessandro De Marchi è corridore da grandi fatiche e grandi sogni. Uno che in bicicletta ci va principalmente per passione e forse per sfida, per quel brivido che solo la beffa, prodotta e subita, sa dare. Alessandro De Marchi sembra essere uscito da un mondo letterario, un paladino senza spada, un marinaio con tanto mare davanti, un Marcovaldo in bicicletta. Uno per il quale vale la pena tenere, nonostante tutto. 

Alessandro De Marchi è scappato dal gruppo mille e mille volte. Ha pedalato nel ciclismo alla maniera di certi esploratori antichi capaci di fregarsene del tanto fallirete sogghignato da gente arida incapace di provare a considerare il mondo in maniera diversa di quello che appare. Ha cercato la libertà assoluta di chi non ha nulla davvero da perdere. Non c’è mai stato calcolo costo-beneficio in Alessandro De Marchi. C’è sempre stata l’idea, ovviamente estemporanea – fortunatamente –, che non sempre vincono i più forti, a volte vince chi ha saputo immaginare la vittoria meglio degli altri. 

Quest’idea Alessandro De Marchi l’ha inseguita quando attaccava, ossia spesso e volentieri, e quando lavorava per gli altri. E quando lavorava per gli altri, gli toccava inseguire i fuggitivi. E solo lui sa quanto gli ha “fatto male” tutto questo. Quanto ha fatto fatica a inseguire l’idea che lo ha fatto pedalare a lungo lontano dal gruppo. 

Alessandro De Marchi ha sempre parlato come ha corso e corre. Solo che più lentamente. Non si è mai tirato indietro, non ha mai scansato i problemi, li ha sempre affrontati. Animando le parole di passione e ragionamento, prendendo posizioni che potevano non piacere a tanti, sottolineando sempre quella distanza tra la passione della gente per il ciclismo e la dimostrazione di assoluto menefreghismo in strada nei confronti dei ciclisti

Alessandro De Marchi ha annunciato che a fine stagione si ritirerà. Ha detto che “a volte il cambiamento non viene subito, è desiderato. È una spinta che viene da dentro, che vuole essere riconosciuta e ascoltata. Questa frase riassume il processo attraverso il quale sono passato in questi mesi. Ho deciso che questa sarà la mia ultima stagione da professionista: arrivo a questo punto con serenità, anche se non è facile, ma decido con coraggio di ascoltare questa spinta che mi viene da dentro. Sto affrontando questa stagione con lo stesso animo di quando sono partito da neoprofessionista 15 anni fa. Vi chiedo di continuare a tifare e di farlo anche un po’ di più: ci vediamo sulla strada”.

Alessandro De Marchi si ritirerà a fine stagione. Saluterà la sua squadra, il Team Jayco AlUla, e il ciclismo.

Questa stagione la correrà però. E noi che abbiamo fatto la scelta bambina di affezionarci a un corridore per sentimento lo guarderemo fuggire, andare alla ricerca di una nuova vittoria. Lo osserveremo ancora andare all’inseguimento di un’idea folle, di un altro pensiero stupendo.