Il Blockhaus chiarì l’equivoco su Eddy Merckx

Il Blockhaus chiarì l’equivoco su Eddy Merckx

14/05/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

Fuga dal Giro. Il Giro d’Italia scoprì il Blockhaus nel 1967. E lì in cima, il ciclismo si accorse che Eddy Merckx non era solo un passista-velocista

Quando il Giro d’Italia partì da Caserta il 31 maggio del 1967 serpeggiava tra corridori e addetti ai lavori una certezza: quell’Eddy Merckx là, al di là di quello che lui dice di se stesso, è un gran buon passista-velocista.

Che il belga avesse talento era chiaro a tutti. In due stagioni tra i professionisti aveva già vinto quattordici corse e tra queste la Milano-Sanremo. E in quel 1967, terza stagione tra i pro, aveva vinto per la seconda volta la Sanremo e poi pure la Freccia Vallone, che non era la Freccia di oggi con il finale sul Muro di Huy, ma una corsa tosta eppure aperta anche a passisti e fondisti.

Quell’Eddy Merckx però diceva di non essere un velocista e nemmeno un passista, non si riconosceva in una categoria. Diceva che era un corridore che si trovava bene a pedalare su ogni terrano.

I più non lo presero sul serio. Si può prendere sul serio un nemmeno ventiduenne che dice che va forte ovunque? Sì, se è Eddy Merckx. Al tempo però Eddy Merckx non era ancora sinonimo di corridore più vincente della storia del ciclismo.

Quel giorno non fu poco lo stupore tra chi seguiva il Giro d’Italia nel vedere prima il belga nelle prime posizioni del gruppo. Poi nel non vederlo staccarsi quando gli scalatori iniziarono ad accelerare. Infine, quando “a due chilometri dal traguardo è scattato Zilioli”, accelerare lui stesso e colmare “i cinquanta metri di distacco che lo dividevano dall’italiano e poi lo ha superato senza fatica e se n’e andato al traguardo”, scrisse Ciro Verratti sul Corriere della Sera. Quel giorno sul Blockhaus vinse Eddy Merckx.

Verratti aggiunse: “Pareva che invece della salita d’alta montagna, avesse scalato uno dei tanti ‘muri’ di casa sua, quelle famose, brevi impennate delle Fiandre che hanno cinquanta metri al dislivello”. Non pago, sottolineò: “Così il ‘campione della pianura’, ha umiliato i nostri assi proprio sul terreno dove si credevano più forti. La verità è che Merckx non possiede soltanto la freschezza dei suoi anni verdi (ventidue) ma è un grande campione, un campione completo”.

Fu quel giorno, quel 31 maggio del 1967, sul Blockhaus che Eddy Merckx finì di essere un passista-velocista e iniziò a essere semplicemente Eddy Merckx. Fu quel giorno che si iniziò a risolvere l’equivoco Eddy Merckx.

Ciro Verratti quella salita la conosceva bene. Si narra che fu lui, di Archi provincia di Chieti, a segnalarla al patron del Giro Vincenzo Torriani. Si narra anche che fu invece Vito Taccone a mandare lassù in esplorazione Torriani. O che fu don Carlo Travaglini, già podestà di Chieti, a segnalarla al patron del Giro. La genesi è incerta. E forse è giusto così.

Ciro Verratti scendendo da quella salita ebbe però la certezza di una cosa: si era sbagliato sul conto del belga. Nel 1970 disse ad Anna Maria Ortese: “Un errore grave ho fatto nella mia seconda vita, quella giornalistica, non accorgermi subito del valore assoluto di Eddy Merckx”.

Un errore ancor più grave, a suo avviso, di quello che commise nella sua prima vita, quella di campione di scherma. Quello che gli costò l’oro nel fioretto ai Mondiali universitari di Torino 1933.


La 7a tappa del Giro d’Italia si conclude sul Blockhaus.

L'altimetria della 7a tappa del Giro d'Italia 2026

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