Campionati italiani 2024 femminili e maschili – La guida

Campionati italiani 2024 femminili e maschili – La guida

21/06/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Sabato tocca alle donne. Domenica agli uomini. In palio c’è una maglia verde bianca e rossa da portare sino al prossimo giugno, quella della campionessa e del campione d’Italia.

Le prime maglie tricolori sono state assegnate – hanno vinto Vittoria Guazzini tra le donne e Filippo Ganna tra gli uomini –, mancano quelle da vestire nelle tappe non a cronometro.

Sabato tra Bagno a Ripoli e il Mugello toccherà alle donne: 130 chilometri, gli ultimi ottantacinque in circuito, un circuito parecchio vallonato, con qualche strappo fastidioso e un arrivo in leggera salita.

Domenica invece sarà il turno degli uomini. Nella prova maschile il Mugello sarà solo un passaggio, un intermezzo tra Firenze, partenza, e Sesto Fiorentino, arrivo. Cinque saranno i passaggi sul Monte Morello, salita non dura – 5 chilometri al 4,3 per cento, con la parte più ripida all’inizio –, ma che all’ultimo passaggio disterà poco meno di nove chilometri dalla linea d’arrivo.

La prova femminile dei Campionati italiani di ciclismo 2024

La prova maschile dei Campionati italiani di ciclismo 2024

La maglia tricolore

Negli ultimi anni sono state tante, e non sempre evidenti, le maglie dei campioni d’Italia. Il tricolore è stato venato, velato, rimpicciolito, astratto. L’anno scorso e quest’anno Simone Velasco s’è vestito diremo tradizionalmente, con tre strisce colorate in orizzontale sulla maglietta.

Era mica così però all’inizio. La prima maglia tricolore del campione d’Italia è la prima maglia “celebrativa” della storia del ciclismo. Apparve nel 1906. Ha battuto pure la maglia tricolor, quella del campione di Francia, istituita nel 1908, alla seconda edizione. Per non parlare di quella gialla del Tour de France, creata nel 1919.

Il primo a indossare la maglia tricolore fu Giovanni Cuniolo, l’arcinemico di Giovanni Gerbi. Non la vestì subito però. Il 16 settembre 1906 a Roma venne premiato con una coccarda e una fascia tricolore. L’Unione velocipedistica italiana gliela inviò solo nel dicembre del 1906. Il servizio postale però perse il pacco. Ci riprovò a febbraio, ma non arrivò. E così gliela portarono direttamente a casa ai primi di marzo. Era a fasce a bande verde bianco rossa verticale. il verde sulla parte destra del corpo, il rosso su quella sinistra.

Giovanni Cuniolo e Giovanni Gerbi erano i grandi rivali di quegli anni. Se il secondo era il Diavolo Rosso, il primo non era un santo e per tutti è stato sempre e solo Manina. Manina perché quello era il soprannome familiare. Manina perché altro non poteva essere: “Ma che soprannome e soprannome! Non avete mai visto le mani di Cuniolo in volata? Ad un certo punto, delicatamente e senza accorgertene, ti senti risucchiato indietro come se una mano ti tenesse, poi guardi bene e ti accorgi che la mano c’è davvero, ma non fai in tempo a divincolarti perché lui, nel frattempo, ha già vinto”, disse un suo avversario.