Chi vincerà la Vuelta 2025? I favoriti
20/08/2025C’è Jonas Vingegaard che non può perdere. Il danese però se la dovrà vedere con avversari tosti. La guida ai favoriti della Vuelta 2025
Alla partenza della Vuelta 2025 (qui c’è la guida completa a tutte le tappe) dalla reggia di Venaria c’è un favorito, favoritissimo, uno che non può non vincere la corsa a tappe spagnola. E c’è un manipolo di corridori che farà di tutto perché ciò possa non accadere.
Dopo un Tour de France, nel quale non è mai riuscito a staccare Tadej Pogacar (a dire il vero nessuno, tranne Wout van Aert, è riuscito a staccare il campione sloveno), Jonas Vingegaard è arrivato in Italia con l’obbiettivo di vincere la Vuelta.
Jonas Vingegaard è il più forte scalatore al via della corsa, a cronometro va forte (anche se forse un po’ meno rispetto a qualche anno fa) e ha al fianco una squadra attrezzatissima a dargli una mano (anche nella cronometro a squadre piazzata nella quinta tappa, al rientro del gruppo – senza giorno di riposo – in Spagna). Soprattutto ha una voglia di rivincita – anzi di vincere – enorme dopo due anni complicati, prima per la caduta al Giro dei Paesi Bassi, poi dalla consapevolezza di non essere più al livello di Tadej Pogacar, dopo aver creduto e aver dimostrato di essere al suo pari per diverso tempo.
Gli avversari di Jonas Vingegaard. Gli altri favoriti della Vuelta 2025
A preoccupare maggiormente il danese del Team Visma | Lease a bike è la coppia d’alta classifica del UAE Team Emirates: João Almeida e Juan Ayuso. Sempre che non litighino tra di loro. Perché sia il portoghese che lo spagnolo vogliono correre da leader e credono di poter impensierire Jonas Vingegaard.

Entrambi vengono da due ritiri nell’altro grande giro corso. Juan Ayuso ha lasciato anzitempo il Giro d’Italia, João Almeida il Tour de France. Hanno una gran voglia di pedalare e di provare a vestire la maglia rossa. Partiranno alla pari, dicono dal team emiratino. Tra i due però João Almeida è quello che potrebbe fare meglio. Quest’anno è migliorato tantissimo, soprattutto in salita. Un’evoluzione che lo trasformato da corridore da rincorsa, incapace di mollare, a uomo capace di variare il ritmo e scattare. E a ventisette anni sembra avere ancora molti margini di miglioramento. Soprattutto perché ha una tenacia incredibile, quella che spesso manca al compagno di squadra.
Missione podio
Giulio Ciccone dice che è pronto “a sfruttare al meglio ogni opportunità lungo il percorso verso Madrid”, fa capire che non pensa alla classifica, che vorrebbe vincere almeno una tappa e magari vestire e portare a casa la maglia di miglior scalatore anche alla Vuelta (gli già riuscito al Giro e al Tour). Eppure non c’è troppo da fidarsi. Perché così forte come quest’anno, Giulio Ciccone non è mai andato. Forse non è al livello di Vingegaard, forse nemmeno a quello di Almeida e Ayuso, ma la Vuelta è corsa strana, difficile da controllare e non sempre vince quello più forte. Il fatto che ci siano solo ventisei chilometri a cronometro – e che la Lidl – Trek sia ben attrezzata per fare bene nei venti della cronosquadre – potrebbe non sfavorirlo troppo.
Un posto sul podio è anche alla portata di Felix Gall. L’austriaco è un corridore in continuo migliorament, in salita va molto forte e di salite ce ne sono tante. È anche un corridore intelligente tatticamente e capace di gestirsi in modo eccellente.
Quello che non sempre riesce ad Antonio Tiberi. L’italiano della Bahrain – Victorious ha dimostrato di andare forte al Giro di Polonia e ha il talento per stare con i primissimi della generale. Tiberi è però un regolarista, un corridore che può fare benissimo ovunque, ma che ancora non ha trovato il guizzo buono per imporre il suo talento. E in squadra avrà Santiago Buitrago. Il colombiano è corridore esuberante, a volte strabordante. In salita sa fare male a tanti, tantissimi. Il problema è che poi si perde.
Chi invece sa gestirsi alla grande è Derek Gee. Il canadese va sempre del suo passo ed è un passo sempre più rapido. Non è capace di accelerare, ma non rallenta mai. Ha il dono di una regolarità assoluta e la testa sempre più adatta alle tre settimane.
E poi c’è Egan Bernal. Il colombiano è alla seconda corsa a tappe di tre settimane dell’anno. Al Giro d’Italia è andato benino. Aveva iniziato bene, poi è calato nel finale, senza però andare mai davvero in crisi. Non è più il grande scalatore di prima dell’incidente, ma è comunque un corridore capace ancora di andare forte, soprattutto quando le salite vanno affrontate di ritmo.
Qualcuno da non sottovalutare
Mikel Landa torna correrà la sua nona Vuelta in carriera. Dalla reggia di Venaria partirà con il ruolo di capitano della Soudal – Quick Step e con la voglia di dimenticare un Giro d’Italia finito troppo in fretta. C’è il rischio che però a Madrid il basco non sia il migliore della sua squadra. Perché al suo fianco c’è Junior Lecerf, uno che a 22 anni ha una gran voglia di far vedere quanto va forte. Nel 2024 il belga ha vissuto le sue prime tre settimane proprio in Spagna. Non furono memorabili. Quest’anno ha però iniziato a far vedere cose molto interessanti. È un corridore che ancora alterna alti e bassi e che non sempre è capace di gestirsi al meglio, ma il talento è tanto.
Alla Red Bull – BORA – hansgrohe non va poi tanto diversamente che nella squadra belga. C’è un capitano designato, Jay Hindley, corridore capace di vincere un Giro d’Italia, di terminarne un altro al secondo posto e di finire tra i dieci sia al Tour de France che alla Vuelta. Ma c’è anche la consapevolezza che Giulio Pellizzari ha parecchio talento e ancora non sa bene quali siano i suoi limiti. Potrebbe indagarli tra le montagne spagnole.
Tra i primissimi potrebbero entrare anche due corridori con addosso la maglia viola del Team Jayco AlUla. Eddy Dunbar e Ben O’Connor sono corridori imprevedibili, capaci di grandi exploit e grandi crisi. Corridori capaci di esaltarsi soprattutto quando le corse sono difficili da controllare. E questa Vuelta sarà molto difficile da controllare. Un anno fa l’australiano sfiorò il colpaccio. Non è cambiato in dodici mesi.

