Chris Froome, un altro Tour de France ancora

Chris Froome, un altro Tour de France ancora

05/06/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Un’altra volta ancora, poi basta, sarà addio. Ma un’altra volta ancora. Chris Froome fatica al Giro del Delfinato, fatica ancor più di quanto aveva faticato due anni fa e l’anno scorso, ma in altre corse. Fatica, si stacca da quasi mezzo gruppo, ma non molla, non sa mollare. Soprattutto non può mollare. Ha una fissazione in testa: un altro Tour de France, un’altra volta, l’ultima, l’ultimo saluto e poi via, sarà passato, sarà ricordo.

Sa benissimo Chris Froome che il corridore che ha vinto quattro Tour de France, un Giro d’Italia e due volte la Vuelta non c’è più, è sparito per sempre quasi cinque anni fa poco fuori Roanne, Francia, dipartimento della Loira. Una caduta durante la ricognizione delle cronometro individuale del Giro del Delfinato 2019. Un errore in una curva in discesa, uno di quelli banali, ma con una bicicletta estrema come quella da cronometro non si può sbagliare (lo ricordò all’Uci qualche anno dopo, ma fu inascoltato, peccato. L’Uci non è poi così attenta alla sicurezza dei corridori). Quel giorno, quel 12 giugno 2019, finì tutto. Non lo sapeva allora, ma l’aveva intuito subito. Non lo sapeva allora, ha cercato di non pensarci dopo, ma ci ha dovuto fare i conti.

Da quel giorno, da quel 12 giugno 2019, in gruppo Chris Froome ha sempre rincorso. E a grande distanza.

Solo in un’occasione è riuscito a ridestarsi da un anonimato che non gli si confà.

Era il 14 luglio del 2022, era la dodicesima tappa, la Briançon – L’Alpe d’Huez, 165,1 chilometri. Quel giorno centrò la fuga giusta, transitò al quarto posto in cima al Col de la Croix de Fer, si prodigò in una straordinaria discesa verso Allemond – anche se superato per foga ed efficacia da un ancor più straordinario Tom Pidcock, alla cui abilità in discesa non eravamo ancora abituati: è stato facile farlo –, superò come terzo il traguardo in cima all’Alpe d’Huez. Fu l’ultima volta che vedemmo Chris Froome davanti al gruppo.

Il 20 luglio del 2022 fu invece l’ultima volta che vedemmo Chris Froome al Tour de France. L’indomani dovette ritirarsi a causa della positività al Covid.

Non è stato un gran bel vedere Chris Froome negli ultimi diciotto mesi. Non lo era quando vinceva, almeno esteticamente, prima quando vinceva, figurarsi ora che è alle prese con un troppo lungo e un po’ triste addio alla bicicletta. E non lo è nemmeno in questo Giro del Delfinato, ma tant’è. La rottura dello scafoide sul finire dell’inverno non ha aiutato.

Forse sarebbe meno triste questo addio alla biciclette qualora riapparisse in Francia, un’ultima volta. O forse no. Lui però ci spera. Spera in un’ultima passerella gialla.

“Non so ancora quali sono le mie possibilità di andare al Tour de France. Ne avrò un’indicazione abbastanza chiara al termine del Giro del Delfinato”, ha detto Chris Froome a Velo.

Sa che non potrà lottare per un buon piazzamento, figurarsi per la classifica generale. Sa però che essere lì sarebbe comunque una gran cosa, sarebbe una possibilità, una speranza di avere almeno un giorno degno di lui, di quello che è stato.

Nel ripensare agli ultimi anni gli occhi di Chris Froome non sono però colmi di tristezza. Tutt’altro. “Non posso essere deluso o negativo, nonostante non sia riuscito più a trovare la mia condizione precedente all’infortunio. Anzi. Se mi guardo indietro mi dico che posso ritenermi fortunato. Posso ancora fare ciò che amo fare. Quell’incidente avrebbe potuto mettere fine alla carriera di molte persone”.

Dovrà aspettare per conoscere il suo futuro. “Non prenderemo alcuna decisione fino a dopo il Giro di Svizzera”, ha detto il direttore sportivo della Israel Premiertech, Rik Verbrugghe. “Chris è come tutti gli altri corridori nella lista del Tour. Prenderemo i corridori che riteniamo più in forma e che possono contribuire maggiormente ai nostri obiettivi”.