Per Milan Fretin il pavé vale più di una spalla

Per Milan Fretin il pavé vale più di una spalla

19/03/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

La Danilith Nokere Koerse è un sommarsi di curve, asfalto grinzoso, pavé e polvere e buche da pedalare per evitare il pavé. È corsa più snervante che dura, capace di mettere alla prova pazienza, schiena, testa e mani (si frena spessissimo) tanto quanto le gambe. “È un sollecito continuo, un fastidio che non passa”, la descrisse magnificamente due anni fa Tim Merlier dopo averla vinta.

Nils Eekhoff non l’ha descritta così, ha parlato contentezza, di gioia, di riscatto. L’ha vinta e non è uno abituato a vincere. Mica come Tim Merlier che essendo abituato a vincere riesce a guardare oltre la vittoria. “È una vittoria piuttosto importante. È la mia prima vittoria da professionista in una corsa che non sia in una cronometro”, ha detto l’olandese. “Sono davvero contento di averla conclusa così oggi”, ha aggiunto.

Dopo l’arrivo c’era un corridore felice quasi quanto Nils Eekhoff: Milan Fretin. Il belga è arrivato quarto, ma sorrideva affaticato e dolorante. Ma sorrideva. Sorrideva di soddisfazione più che di gioia. Sorrideva perché aveva ben donde di farlo.

Milan Fretin alla Danilith Nokere Koerse non ci doveva nemmeno esserci. Anzi, su di una bicicletta non doveva esserci. Al Grand Prix Criquielion era caduto “scioccamente” per aver rimandato di qualche centinaia di metri di troppo il cambio dello pneumatico dopo una foratura: il tubeless è scoppiato e lui è finito a terra. A WielerFlits aveva raccontato che “sono caduto sul gomito e ho avuto molto dolore. Ho pensato subito che mi fossi rotto il gomito fosse rotto, ma sono risalito in bici e il dolore al gomito è rapidamente scomparso”. Fu quarto. “A fine corsa sentì dolore alla spalla”. Un dolore tremendo.

La squadra decise di portarlo in ospedale nonostante lui dicesse di star bene. Non voleva andarci in ospedale e per una ragione semplice: lui voleva correre le classiche del pavé perché lui aspetta tutto un anno per correre le classiche del pavé. Anzi è la sua ragione di vita (ciclistica) correre le classiche del pavé.

Dall’ospedale Milan Fretin uscì con una diagnosi: frattura da compressione della testa dell’omero, incrinatura dell’articolazione della spalla, lacerazione (al 50 per cento) del tendine del bicipite. E un consiglio: si operi al più presto. Milan Fretin non si è operato, ha detto che lo farà a fine aprile, dopo la stagione delle classiche del Nord. Perché la spalla gli fa male, ma nemmeno troppo. Tutto sopportabile. Almeno per lui.

Milan Fretin vuole correre fino alla Parigi-Roubaix, il 13 aprile e magari allungare sino a giugno, così può correre pure il Giro d’Italia. Poi si opererà, ha detto alla sua squadra, la Cofidis. Forse. Perché “il dottor Toon Claes mi ha detto che se riesco a tollerare il dolori e non ho troppi problemi nella vita quotidiana, posso semplicemente posticipare l’operazione al mese prossimo, entro sei mesi o addirittura fino alla fine della stagione”. Questione di priorità.

D’altra parte così ragionava pure Fiorenzo Magni nel 1956 finì un Giro d’Italia al secondo posto con una spalla rotta: nei momenti più duri bastava una camera d’aria in bocca per buttar fuori il dolore mordendo il caucciù.