Del Toro vince al UAE Tour 2026 e si rimette in pari con se stesso
21/02/2026Isaac Del Toro con un doppio attacco sul Jebel Hafeet, stacca Antonio Tiberi, vince la 6a tappa dell’UAE Tour 2026 e indossa la maglia di leader
Isaac Del Toro si era un po’ risentito con se stesso dopo la terza tappa del UAE Tour 2026 che terminava in cima al Jebel Mobrah. Non tanto per il secondo posto, quanto per quei quindici secondi lasciati ad Antonio Tiberi e quella sensazione di incompiutezza che gli era rimasta addosso dopo l’arrivo. Sentiva che poteva fare di più, che poteva ottenere di più. Aveva ragione. Lo ha dimostrato salendo verso il Jebel Hafeet.
Sul seconda e decisivo arrivo in salita dell’UAE Tour 2026 (qui la presentazione del percorso e delle tappe), il messicano del UAE Team Emirates-XRG ha rimesso in ordine le gerarchie con un’azione che è stata insieme tecnica e mentale. Ha attaccato una prima volta a poco più di quattro chilometri dalla vetta, quando il gruppo dei migliori era già stato ridotto al minimo indispensabile dal lavoro di Decathlon-CMA CGM e poi dall’andatura regolare e severa di Adam Yates. È scattato con decisione, costringendo Antonio Tiberi a incollarsi alla sua ruota. Gli altri, uno dopo l’altro, hanno lasciato spazio.
Davanti c’erano ancora i resti della fuga di giornata, nata nel deserto e tenuta a distanza senza troppa apprensione. Stefan Bissegger, Axel Huens, Johan Jacobs, Joshua Tarling, Peter Øxenberg, Mark Stewart e Mattia Gaffuri avevano animato i primi cento chilometri pianeggianti, volando a oltre cinquanta all’ora prima di essere riassorbiti alle prime rampe del Jebel Hafeet. Tarling e Øxenberg avevano provato a resistere ancora un po’, ma la salita finale – 10,6 chilometri al 6,9% medio – non concede sconti quando dietro si muovono le squadre dei favoriti.
Quando Del Toro ha rilanciato ai 2,5 chilometri dall’arrivo, su un tratto più severo, si è visto lo scarto tra chi insegue e chi decide. Tiberi ha provato a restare agganciato, ha resistito per un paio di chilometri con ostinazione, poi ha dovuto cedere qualche metro. Non è esploso, ma è bastato. Il messicano ha insistito, aumentando progressivamente il vantaggio fino al traguardo, tagliato in solitaria.
Alle sue spalle, Luke Plapp ha gestito meglio lo sforzo, rimontando su Tiberi e chiudendo secondo a 12 secondi. Terzo Felix Gall a 21, mentre l’italiano ha concluso quarto a 31 secondi, pagando il prezzo del primo tentativo di resistenza.
Del Toro ora è al comando della generale con 20 secondi su Tiberi e 1’14” su Plapp. Difficile che l’ultima tappa destinata ai velocisti possa cambiare le cose.
La salita ha raccontato anche altro. Remco Evenepoel, dopo aver accennato un’accelerazione a sei chilometri dalla vetta, è rimbalzato di nuovo. Si è staccato a cinque dall’arrivo. Anche oggi in salita il suo rendimento è stato inferiore alle sue attese.
Del Toro, all’arrivo, ha parlato di “battaglia mentale”. È una definizione che spiega più dei watt. Dopo Jebel Mobrah gli erano rimasti addosso quei quindici secondi e un senso di occasione mancata. Sul Jebel Hafeet non ha aspettato che fosse la salita a decidere per lui. Ha scelto il momento, ha insistito quando serviva, ha creduto nel margine che si stava aprendo.
Con una tappa ancora da disputare, tutta piatta verso Abu Dhabi, il suo primo successo in una corsa a tappe WorldTour è a portata di mano. Ma più del vantaggio in classifica, conta l’impressione lasciata sulla montagna: quella di un corridore che ha capito che cosa fare con le proprie esitazioni. Non subirle, trasformarle in accelerazione.
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