Ganna e van Aert, redenzioni in conflitto

Ganna e van Aert, redenzioni in conflitto

01/04/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

La Dwars door Vlaanderen era nata per dare speranza a un popolo uscito a pezzi e pieno di miseria dall’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Ottanta edizioni dopo è cambiata totalmente per percorso e caratteristiche, ma nemmeno poi tanto. È capace ancora di regalare speranza. A chi la corre, a chi la guarda, a chi continua a credere che le redenzioni siano possibili.

Wout van Aert era da tempo a caccia di una redenzione, di un risultato che gli potesse suggerire che il periodo peggiore della sua carriera ciclistica fosse davvero finito. In questi mesi qualche indizio l’aveva raccolto per strada. Aveva però trovato sempre una dose di realtà a riportarlo giù, a suggerirgli la possibilità che la sindrome Paperino potesse non finire mai.

Anche Filippo Ganna era da tempo a caccia di una redenzione, di un risultato che gli potesse suggerire che anche lui era un corridore vincente nelle corse complicate e non solo a cronometro e in pista – che non è cosa da poco. Anche lui aveva trovato strada facendo qualche indizio – su tutti la meravigliosa Sanremo 2025 – e altrettanti schiaffoni capaci di rovinargli i pensieri di gloria.

Due redenzioni in conflitto. Le redenzioni sono tutte così, confliggono con quelle altrui.

Quelle di Wout van Aert e di Filippo Ganna si sono trovate una dietro all’altra sul rettifilo finale della Dwars door Vlaanderen.

Wout van Aert era riuscito a imporre la sua volontà a quaranta chilometri dall’arrivo. Sul pavé in salita dell’Eikemberg aveva iniziato a pedalare di rabbia e ardore, si era liberato di ogni compagnia.

Nei nostri occhi è riapparso il corridore capace di staccare tutti, rimanere solo e solo arrivare sino all’arrivo. Un caloroso ritorno indietro nel tempo, ai tempi nei quali avevamo una certezza: Wout van Aert avrebbe vinto prima o poi una grande classica sulle pietre. Quel momento non è ancora arrivato. Perché sia andata così non è, a dire il vero, ancora chiaro.

Filippo Ganna invece, dopo l’Eikemberg era sparito. Era stato attardato da una foratura, costretto a inseguire. Era riuscito a rientrare. Si era messo davanti a fare legna per altri, a cercare di far guadagnare secondi a un gruppo che si esibiva in decine e decine di scatti, in un caos più spettacolare che utile, mentre il belga davanti pedalava per sé, verso la sua redenzione. Solo con Niklas Larsen a dargli una mano ogni tanto.

Perché, pur essendosi infuturato verso il traguardo ben prima del belga e non aver avuto quasi nessuna possibilità di batterlo in un’eventuale sprint a due, il danese ha pensato che era meglio un secondo posto dietro il corridore del Team Visma | Lease a bike che un piazzamento qualsiasi nel gruppo. Andrebbe premiato per il buon senso.

E così, negli ultimi cinque chilometri della Dwars door Vlaanderen 2026, Wout van Aert era solo davanti a tutti con il suo carico di redenzione da acciuffare e di timore di non farcela. Pedalava alla sua maniera potente e leggera. Inseguiva una vittoria che era lì, davanti a lui, ma ancora troppo distante.

Filippo Ganna invece inseguiva, intrappolato in un gruppo dal quale aveva provato a evadere ma che era stato capace di imporre la sua volontà carceraria. E sì che sarebbe bastato trovare il momento giusto, si diceva. E sì che il belga non era distante, provava a convincersi. Serviva tentare, azzardare. L’italiano ha tentato, ma senza azzardare. Ha accelerato poco prima del punto più complicato topograficamente. Ha pensato che da soli si affrontano meglio le curve.

Filippo Ganna ha visto la sua redenzione davanti a sé, oltre Wout van Aert. L’ha vista brillare proprio sotto il traguardo. Si è messo a pedalare forte, il più forte possibile, pur di raggiungerla. Filippo Ganna ha superato Wout van Aert a una cinquantina di metri dall’arrivo, ha vinto la Dwars door Vlaanderen 2026.

“Certo, sarebbe stato bello se il traguardo fosse stato 150 metri prima”, ha detto van Aert nella breve intervista post gara. “Ho però dato tutto quello che avevo e sono morto negli ultimi chilometri. Se qualcuno mi supera, beh, questo è il bello delle corse”. Forse anche per questo che il belga non vince quasi mai le classiche. Forse anche per questo che gli vogliamo bene.

Wout van Aert la sua redenzione definitiva non l’ha trovata e forse nemmeno Filippo Ganna. Poco male. Il belga e l’italiano sono riusciti a regalarci uno tra i finali più belli di quest’anno.