La Dwars door Vlaanderen era una fuga dalla miseria della morte

La Dwars door Vlaanderen era una fuga dalla miseria della morte

30/03/2022 0 Di Giovanni Battistuzzi

Il 4 febbraio 1945 era passato da poco, qualche settimana appena. Il Belgio era stato liberato, ma il ricordo dell’occupazione nazista era presente, parte del paese era ferito da morti, paure e pallottole.

Achille van Acker era diventato primo ministro da tre giorni quando il 15 febbraio 1945 se ne uscì con quella mezza frase: “Non coi soli mattoni si ricostruisce un paese”. L’aveva buttata lì, in mezzo a tante altre cose in parlamento. Parlava di futuro, di che altro si può parlare dopo un guerra. Poi aggiunse: “Il Belgio deve superare il passato, guardare avanti, rimettersi a pedalare. Ribadisco: non coi soli mattoni si ricostruisce un paese”.

Achille van Acker era un socialista serio, uomo di mondo e soprattutto di strada, uno che conosceva la sua città, Bruges, la sua regione, le Fiandre, e il suo paese, il Belgio, come un buon massone deve fare. Era uno che aveva sempre prestato orecchio agli umori del popolo, che aveva sempre compreso profondamente cosa lo turbava e cosa voleva.

Il Belgio aveva bisogno di lasciarsi alle spalle quegli anni uncinati, aveva bisogno di guardare al futuro ancorandosi a un passato precedente all’invasione. Il Belgio, sosteneva Achille van Acker, aveva soprattutto bisogno di corse in bicicletta per scappare dalla miseria della morte.

Corse, mica panem et circenses, corse perché le gare in bicicletta lassù erano pane e quotidianità, erano e sono una dimostrazione d’amore.

Così Achille van Acker raggruppò un po’ di persone di sua fiducia, tra questi Jérôme Stevens, il direttore dell’Het Volk, e disse loro che il Belgio aveva bisogno di ciclismo, che andavano create corse, che i soldi non erano un problema, c’avrebbe pensato il governo a contribuire agli sforzi degli organizzatori. Achille van Acker fu di parola. Il parlamento votò, quasi all’unanimità una legge che istituiva un fondo per l’organizzazione di eventi sportivi “a carattere popolare”, che voleva dire niente, ma non è forse il ciclismo sport di popolo?

In pochi mesi il calendario belga si riempì di corse. Qualcuna durò appena un’edizione. Altre superarono la prima e si persero. Alcune rimasero.

Jérôme Stevens dopo aver organizzato la Omloop van Vlaanderen (ora Omloop Het Nieuwsblad), la corsa che a suo modo di vedere avrebbe dovuto far sparire la Ronde dell’odiatissimo Karel Van Wijnendaele, si mise di buona lena e organizzò criterium e piccole gare.

Il meglio però se lo lasciò per ultimo. E il meglio era il progetto che mai nessuno aveva osato fare: unire le Fiandre e la Vallonia in una sola corsa.

Stevens pensava a una corsa a tappe di tre giorni. Una completamente in Vallonia, una cavallo delle due regioni, l’altra nelle Fiandre con arrivo a Waregem, visto che l’organizzazione era a spese del Waregem Vooruit. C’aveva pure il nome: Dwars door België.

Tirar su dal niente una corsa di tre giorni in pochi mesi era però impresa troppo grande anche uno come Jérôme Stevens.

Desistette, almeno per quel 1945. Non c’erano soldi, nonostante quelli messi dal governo, e ci si doveva arrangiare. E giocare di fantasia.

L’illuminazione è spesso opportunismo, capacità di cogliere l’occasione. E l’occasione fu quella della Bruxelles-Sint-Truiden, una corsa a cui l’amministrazione della capitale teneva molto, dato che la prima edizione fu corsa durante l’occupazione nazista come simbolo di resistenza all’invasore.

Stevens piazzò la sua gara il giorno dopo. Disegnò un percorso il più attraente possibile e poi convinse i corridori a passare la notte a Sint-Truiden e a partire il giorno dopo per una nuova corsa che aveva un bel montepremi. Accettarono in molti. E in molti tennero fede ai patti e il 31 agosto si presentarono davvero al via della Dwars door België. A Weregem ci arrivò per primo Rik van Steenbergen.


L’arrivo della prima edizione della Dwars door België, foto Wikimedia Commons

Jérôme Stevens era un incubatore di corse. Ne creava a dozzine, poi le lasciava in mano agli altri. Tante si persero nei meandri della modernità. La Dwars door België rimase, si trasformò davvero in una corsa a tappe, ma di due giorni. Poi nel 1965 si compattò in un giorno soltanto. Partenza e arrivo a Weregem, ma propensione per le strade che portavano a sud, verso le Ardenne fiamminghe e non a nord, verso il mare, come il Giro delle Fiandre.

Nel 2000, dato che ormai in Vallonia non ci si passava da un po’, se non per qualche chilometro, si decise che il nome, Dwars door België, non aveva più senso e si decise per un nuovo battesimo: Dwars door Vlaanderen.

La Dwars door België divenuta Dwars door Vlaanderen era nata per tentare di mettersi alle spalle l’occupazione nazista, era un simbolo di speranza, un’esplorazione tra Fiandre e Vallonia. Gli anni l’hanno trasformata in altro, ma è rimasta sempre questa tendenza a esplorare, a cercare qualcosa di diverso dal noto.

Dwars door Vlaanderen 2022