Eroica Montalcino – Baffi in bicicletta

Eroica Montalcino – Baffi in bicicletta

26/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Non si bene quando qualcosa diventa tradizione, probabilmente ci vogliono anni, forse decenni, secoli?, chissà. Ogni persona nel suo piccolo però credo possa considerare tradizione o tradizionale qualcosa che capita in modo più o meno continuativo o che si ripresenta a intervalli regolari o anche solo una volta all’anno, sempre in un giorno o in momento preciso. A volte, perché questo è accaduto la prima volta lo si ignora, però lo si continua a fare.

Per esempio io non so perché quando mi faccio la doccia la mattina del giorno di Natale metto sempre “Parlare con i limoni” di Enzo Jannacci. È qualcosa che misteriosamente è accaduta una volta non so quanti anni fa, tipo il passaggio della cometa di Halley o il fuorisincrono di
Enrico Ghezzi, e che è continuata.

Va che è da un po’ che il giorno prima dell’Eroica, qualsiasi Eroica, mi alzo dal letto, mi metto in doccia per capire dove sono e cosa sono, poi mi faccio la barba. Via tutto, a lametta. Non ricordo perché ho iniziato, ma forse c’entra qualcosa il fatto che la polvere fa prurito.

Lascio i baffi però, perché per anni mi sono considerato uno da baffi e senza baffi e senza barba non mi riconosco. Dicono che sia importante riconoscersi.

Se la passano mica bene i baffi. Quando piccolo io erano roba da vecchi, e vecchio quando ero piccolo io era un attributo a qualità variabile che univa tutti quelli che avevano più di trent’anni. Avevano avuto un boom qualche anno fa, ma pure gli hipster gli hanno abbandonati in favore di lunghe barbe un po’ unticce.

Pure nel gruppo del ciclismo sono arrivate le barbe. E ormai ci sono più barbe che baffi. E pure all’Eroica, anche all’Eroica Montalcino.

Mi sono rasato la barba prima dell’Eroica Montalcino, ma ho lasciato i baffi in segno di resistenza al pensiero dominante che vuole un dominio reazionario della barba. Come atto storico di omaggio alla storia della bicicletta, perché la bicicletta e poi il ciclismo è stato sport di baffi, mica di barbe. Perché quelli erano sciocchi a farsi tre-quattrocento chilometri al dì, ma mica erano fessi, che lo sapevano benissimo che la polvere con la barba fa prurito.

C’era prima di tutto, anzi, grazie ai baffi noi riusciamo a controllare una bicicletta. Fu nel 1892 che in un’intervista al Time che John Kemp Starley, l’uomo che inventò la bicicletta di sicurezza, ossia la bicicletta che (più o meno) ancora pedaliamo oggi raccontò che “il primo manubrio che pensai per guidare la bicicletta era ricalcato perfettamente sui baffi di mio padre”. Parlare quindi di baffi a manubrio è incorretto, bisognerebbe chiamarlo manubrio a baffi.