Eroica Montalcino – La sera del dì di festa

Eroica Montalcino – La sera del dì di festa

30/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Alla sera del dì di festa le ombre si allungano allo stesso modo di sempre e la luce si fa man mano più tenue sino a scomparire come tutti gli altri giorni. Eppure non è davvero così, le ombre sono più ombre, il buio più buio. 

Alla sera del dì di festa, almeno a Montalcino, almeno dopo che l’ultimo ciclista dell’Eroica Montalcino ha oltrepassato il traguardo, il vociare diminuisce, la musica, le chiacchiere, le risate, lasciano spazio al silenzio.  

Si torna a far caso ai rumori soffusi, al soffio del venticello, al ronzare delle zanzare, al proprio respiro. Le assenze, le assenze di ciò che è stato, diventano presenti e una calma ti invade assieme a una piccola malinconia, ma passeggera soltanto, quella che sempre ti prende dopo ogni uscita in bicicletta nel momento esatto della discesa di sella. 

Alla sera del dì di festa rimangono in pochi per le strade di Montalcino. Qualche bicicletta c’è ancora, splendente di polvere e acciaio che riflette le luci dei lampioni. Accanto a loro uomini e donne che chiacchierano o bevono o guardano il vuoto, tutte con un sorriso saldato nel volto, perché il dì di festa sarà pure finito, ma non è tempo per dispiacersene. 

Un signore di una cinquantina d’anni ha un bicchiere di vino bianco in mano e una gamba rigata da una strisciolina sottile di sangue ormai secco. Ride raccontando il ruzzolone idiota che aveva fatto perché “mi ero dimenticato delle gabbiette, come un cretino ho cercato di sganciare la scarpetta, ma non c’era nulla da sganciare”. 

C’è più quasi nessuno per le vie del paese dei 2.242 che hanno pedalato all’Eroica Montalcino. Chi è rimasto si gode le ultime ore toscane, con un maglione o un giubbino addosso. Pure il caldo del giorno, quello a volte maledetto capace di rendere ancora più appiccicosa la polvere, sembra essere andato in fuga.

Eroica Montalcino

La musica è spenta alla sera del dì di festa. Una canzone di Renato Zero fugge dalla finestra di una casa – forse a causa anche della stonatura continua di chi ne canta le parole né a tempo né a tono – per raggiungere la piazza e vedere l’effetto che fa farsi udire da chi è rimasto. 

L’Eroica resta negli striscioni, nei fondali buoni per le foto, nei festoni, nelle maglie di chi c’è ancora. Qualcuno verrà messo in uno stanzino, qualcun altro rimarrà, perché a Montalcino L’Eroica non è solo una presenza festosa e chiassosa di pochi giorni l’anno, vive tutti i giorni, quasi tutti i giorni. “C’era meno polvere anni fa qui in paese. È una benedizione però che sia aumentata. Gente in bicicletta ce ne è quasi ogni giorno, c’è chi passa soltanto, ma sono pochi, i più si fermano, si bevono un bicchiere o mangiano qualcosa. E questo vuol dire lavoro, benessere per molti”, dice un ristoratore di Montalcino. 

C’è niente di meglio della bicicletta per portare vita in un paese. Avete mai visto un ciclista incazzato? Avete mai visto un ciclista infelice? Non ne esistono. 

Anche la sera del dì di festa finisce, gli ultimi saluti, pacche sulle spalle, baci guancia a guancia, appuntamenti altrove, al più tardi tra un anno. È quasi notte, la notte del dì di festa. Nelle case le luci vengono spente, qualcuno ancor arriva in sella alla bicicletta. C’è chi estrae una bottiglia di rosso dal tascapane, bicchieri di carta, ai calici non si fa caso. L’aria è più fresca, ma nessuno ci fa caso. Parole silenziose, le ultime.

Poi gli arrivederci, perché nessuno dice addio, tutti prima o poi ritorneranno