Freccia Vallone – Quando il Chemin des Chapelles non era il Muro di Huy

Freccia Vallone – Quando il Chemin des Chapelles non era il Muro di Huy

17/04/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Huy è una cittadina di circa ventimila abitanti nel centro del Belgio a una trentina di chilometri a ovest di Liegi. A Huy non succede quasi mai niente, soprattutto da quando il suo porticciolo sulla Mosa ha smesso di essere fortemente utilizzato sia per il commercio fluviale interno, sia per il trasporto delle persone. Va così da decenni: era il 1990 quando il cineasta belga André Thirifays, parlando della sua cittadina la descrisse “afflitta da un tenero e confortante dormiveglia”. 

Il centro di Huy sorge lungo la Mosa, in quell’imbuto tra collinette tipico delle valli fluviali create da corsi d’acqua poco violenti. C’hanno pensato gli uomini a portare la violenza nella Mosa guerreggiando spesso e volentieri lungo il suo corso. 

È tranquillo il centro di Huy, animato da un via via stanco durante il giorno, quasi deserto la sera. 

E se è tranquillo il centro, è ancora più tranquillo tutto ciò che gli sta attorno, soprattutto nella zona sud, lì dove sorge, seguendo il pendio della collinetta de La Sarte, uno dei quartieri più chic della cittadina. 

Sulla viuzza che porta al Santuario di Notre Dame de la Sarte, le Chemin des Chapelles, è un susseguirsi di villette e giardinetti buoni per godersi tutta la tranquillità più tranquilla di Huy

“Ricordo che, a parte il rumore di qualche macchina che passava, ben poche, c’era un silenzio assoluto interrotto solo dai cinguettii degli uccelli e dall’oscillare dei rami quando tirava il vento. E a Huy di vento ce ne è sempre”, racconta a Girodiruota Lucas Lhoest

Lucas Lhoest ha cinquant’anni è nato a Mons, ma i suoi genitori si sono trasferiti a Huy quando aveva due anni. “Siamo stati due anni in centro, poi hanno comprato una villetta sul Chemin des Chapelles. Tutti i miei ricordi da bambino sono ambientati in quella villetta. Ricordo i suoi lunghi silenzi, il fiatone mio e dei pellegrini che salivano verso Notre Dame de la Sarte e il tonare del prete il giorno della Via Crucis”. 

Poi tutto cambiò nei primi anni Ottanta. Precisamente il 15 aprile del 1982. Anzi il giorno prima. 

Fu quello il giorno nel quale “la via dove abitavo, che si era sempre chiamata Chemin des Chapelles, iniziò a perdere il suo nome diventando per tutti solo e soltanto il Muro di Huy”. 

In quella edizione la Freccia Vallone non si concludeva in cima al Chemin des Chapelles, ma in centro a Huy. Eppure quella edizione, quel 15 aprile del 1982, segnò l’apparizione nella geografia del ciclismo del Chemin des Chapelles, per tutti il Muro di Huy.

“Il ciclismo è sempre stato il mio sport preferito, la mia prima bicicletta me la regalarono che avevo quattro o cinque anni, ma la utilizzavo solo giù verso il fiume. La prima volta che arrivai al santuario di Notre Dame de la Sarte avevo undici anni, ma la feci quasi tutta a piedi. La prima volta che sono arrivato in cima senza mettere il piede a terra avrò avuto dodici o tredici anni. Quella strada non è una salita è un mal di gambe. Vedere dal balcone di casa mia i corridori salirla così velocemente era per me stupore puro”. 

Lucas Lhoest ha visto molte edizioni della Freccia Vallone dal balcone di casa sua. “L’ultima fu nel 2000 (vinse Francesco Casagrande, ndr). Qualche mese dopo mi trasferii ad Arona”. E gli viene da ridere a pensarci, “perché tanti italiani hanno cercato fortuna in Belgio, tanti coridori italiani hanno trovato fama e vittorie a Huy, io invece ho fatto la strada opposta, ho trovato la fortuna in Italia”.

Arona e Huy sono gemellate dal 1966. Ad Arona Lucas Lhoest ci finì nel 1996 “per non so quale motivo”, ci rimase una settimana “prima di tornarmene a casa con il numero di Anna che poi divenne mia moglie”.

Dopo il 2000, “ho ripercorso qualche volta in bicicletta quella che considero ancora la mia strada, ma in mountain bike, perché se non sei Alejandro Valverde o un professionista certe pendenze non le reggi senza i rapporti giusti”. 

Senz’altro, confida Lucas Lhoest, chi abita lungo il Chemin des Chapelles “se non odia quanto meno schifa la Freccia Vallone. Considera la corsa un’invasione, un rumore inutile che interrompe la solita tranquillità della zona”.