Fuga dal Giro – A Prati di Tivo tra cavalli e biciclette

Fuga dal Giro – A Prati di Tivo tra cavalli e biciclette

11/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

C’era un tempo nel quale le biciclette erano i cavalli d’acciaio o le anticavallo e con i cavalli erano in competizione. A tal punto che sul finire dell’Ottocento Giuseppe Melchiorre Sarto, futuro papa Pio X e all’epoca arcivescovo di Mantova, disse, a proposito della bicicletta: “Siccome questa novità minaccia di essere adottata anche da qualcheduno del clero, ordino che se ne astengano affatto gli ecclesiastici di questa diocesi”. A pungolarlo sul tema, si narrava all’epoca, era stato Pietro Carlo Gasparini, ricchissimo e assai devoto uomo d’affari mantovano, impaurito che la bicicletta potesse mettere in crisi una delle sue principali fonti di guadagno: l’allevamento e il commercio di cavalli. Ci volle tempo prima che la chiesa smise di considerare demoniache le biciclette.

C’era un tempo nel quale le biciclette e i cavalli si sfidavano per dimostrare la rispettiva superiorità, o meglio si sfidavano per dimostrare la superiorità dell’uomo sul velocipide o dell’uomo a cavallo. Probabilmente al cavallo non fregava niente di dimostrarsi superiore a una bicicletta. 

La prima di queste sfide, o quanto meno la prima documentata, fu tra tal “Evaristo Gozzi di Cuneo su velocipide Ceirano” (probabilmente una Rudge-Whitworth d’importazione, visto che Giovanni Battista Ceirano iniziò a produrre le sue solo nel 1894, nda) e “Adalberto Antonio Alberti di Torino su Tuono” e si era tenuta sulla distanza tra “Chivasso e Torino”, all’incirca venticinque chilometri, il primo ottobre del 1891. Vinse Adalberto Antonio Alberti di Torino su Tuono. 

Sfida senz’altro più seguita di quella piemontese fu invece disputata a Genova sulle cinque ore di gara tra Giuseppe Nuvolari (lo zio del pilota Tazio) e Samuel Franklyn Cody, che fu presentato come “Buffalo Bill” anche se non era “Buffalo Bill”, nonostante avesse lo stesso cognome. Anche in quel caso vinse il cavallerizzo (di quattro chilometri). 

Di sfide tra ciclisti e cavallerizzi ce ne furono a bizzeffe. 

Di sfide tra ciclisti e cavallerizzi non ce ne sono più. Al massimo i ciclisti vedono cavalli galoppare al loro fianco durante le tappe. Al massimo i ciclisti corrono al fianco di ippovie e magari nemmeno lo sanno. 

Verso Prati di Tivo, da Nerito in poi, i corridori del Giro d’Italia pedaleranno al fianco di una delle ippovie più belle e apprezzate d’Italia, l’ippovia del Gran Sasso.

E chissà se verrà loro in mente di quando, nei pressi di Prati di Tivo, il condottiero Ludovico Malvezzi, in sella a un tenebroso cavallo nero, si rifugiò per evitare di perdere la testa in tempo di pace dopo essere riuscito a non perderla in tempo di guerra: il marito di una nobildonna picena lo voleva morto per aver scoperto che il condottiero si intratteneva tra le sottane della sua amata. 

L’ottava tappa del Giro d’Italia 2024 arriva a Prati di Tivo

Qui trovate la guida a tutte le tappe del Giro d’Italia 2024 – qui invece la guida a tutti i protagonisti della corsa rosa.

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