Fuga dal Giro d’Italia – Ezio Cecchi e il salame di Sappada

Fuga dal Giro d’Italia – Ezio Cecchi e il salame di Sappada

24/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Ezio Cecchi a forza di sentire dire in giro che quell’anno, il 1948, il Giro l’avrebbe vinto lui – scrisse Indro Montanelli, al seguito della corsa rosa: “I competenti sono concordi nel ritenere che Cecchi I quest’anno vince il «Giro»”; e non fu il solo visto che quasi tutti i quotidiani erano concordi – decise, sulle rampe della prima salita alpina, Cima Sappada, di provarci davvero a vincere il Giro d’Italia. Si alzò sui pedali e scattò. Zompettò con la solita leggerezza. Si girò, vide il vuoto, si sentì felicissimo. Un po’ meno quando sentì il fiato corto di qualcuno dietro di sé. Si girò di nuovo, vide una maglia celeste della Bianchi e gambe che pedalavano dure, con poca grazia e nessun naso a precedere di secondi la sua figura. Non era Fausto Coppi alle sue spalle, ma Aldo Ronconi, uno che è meglio avere in squadra che contro, ma sempre meglio che l’Airone. 

C’erano cinque uomini davanti, avanguardisti già da pochi chilometri dopo Udine. Ezio Cecchi si assicurò che Ando Ronconi fosse in libera uscita e non al servizio di Fausto Coppi e l’Aldo confermò di essere in libera uscita. “Dai che li prendiamo”, lo incitò lo Scopino di Monsummano. 

Raggiunsero il primo, Elio Bertocchi. “Dai che li prendiamo”. Raggiunsero il secondo e il terzo, Angelo Menon e Alfredo Martini. “Dai che li prendiamo”. Raggiunsero anche il quarto, Giordano Cottur. “Dai che ce ne manca uno, lo prendiamo”, gridò Ezio Cecchi ad Aldo Ronconi per motivarlo. “Forza, a te la tappa a me la rosa”. 

Scollinarono Cima Sappada ma niente, di quello che era davanti nessuna traccia. Passarono Sappada ma niente, di quello che era davanti nessuna traccia. E così anche a Santo Stefano di Cadore. 

Quando Ezio Cecchi e Aldo Ronconi arrivarono al traguardo di Auronzo di Cadore videro quell’uomo che non erano riusciti a vedere prima già in là coi festeggiamenti e alle prese con un bicchiere di rosso. E c’era da capirlo Vincenzo Rossello, sino ad allora non aveva mai vinto, aveva sempre e solo faticato per altri. Non si era fatto riprendere quel giorno.

Quando Ezio Cecchi e Aldo Ronconi arrivarono al traguardo di Auronzo di Cadore, Vincenzo Rossello era arrivato da due minuti e diciassette secondi. Ezio Cecchi non sorrideva, era fermo pochi metri dopo la linea d’arrivo e aspettava. Quando vide arrivare un manipolo di corridori trattenne il fiato. Erano passati meno dei cinquantasette secondi di cui aveva bisogno per vestire la maglia rosa. In quel gruppo però Fiorenzo Magni non c’era. Fu allora che sorrise. 

Poi estrasse dalla tasca posteriore il salame che un tifoso gli aveva dato nel passaggio a Sappada e che lui non si era nemmeno sognato di rifiutare: come si fa a rifiutare un salame. Lo odorò, sembrava buono. Pensò che era strana l’Italia, che era sorprendente. Non se lo sarebbe mai aspettato che uno di Sappada potesse tenere per lui, per Ezio Cecchi. Chi mai c’era andato a Sappada, non sapeva nemmeno dove fosse sino al giorno prima. In un paese che era o per Coppi o per Bartali a Sappada c’era uno che teneva per lui, a tal punto da donargli un salame. Prese un bicchiere di rosso, brindò a lui, al tizio di Sappada e alla maglia rosa.

La 19a tappa del Giro d’Italia 2024 arriva a Sappada

Qui trovate la guida a tutte le tappe del Giro d’Italia 2024

Qui invece la guida a tutti i protagonisti della corsa rosa.

Qui potete leggere tutte le altre fughe dal Giro