Fuga dal Giro d’Italia – La Fano di Jacques Anquetil

Fuga dal Giro d’Italia – La Fano di Jacques Anquetil

16/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

In una lunga intervista all’Équipe del 1971, Jacques Anquetil fece i conti con la sua vita da corridore. Ritornò indietro con la memoria a qualche anno prima, affrontò i ricordi di successi e insuccessi. E quello per lui più faticoso, raccontò, fu la mancata vittoria del Giro d’Italia 1961. 

La storia vorrebbe che Jacques Anquetil perse quel Giro d’Italia sul Muraglione quando lasciò scappare Arnaldo Pambianco, sottostimandone le qualità. E poi nella mezza crisi sul Passo dello Stelvio. Il francese diede una versione diversa: “Quel Giro lo persi nelle Marche, su quelle dannatissime salitelle prima dell’arrivo (di Castelfidardo, nda). Quegli strappi mi si attaccarono alle fibre dei muscoli e per giorni. Sul Muraglione non lasciai scappare Pambianco perché non lo consideravo un avversario degno, ma perché ero in crisi. E sull’Abetone non provai ad alzare il ritmo perché avevo ancora le gambe ferite”. 

Scottato da questo, dopo anni di assenza dal Giro d’Italia e alla ricerca di una doppietta Giro-Tour che sognava da anni, ma che aveva provato a inseguire solo nel 1961, Jacques Anquetil a inizio febbraio del 1964 si trasferì a Fano e ci rimase due settimane. Con lui c’erano anche i fidati Seamus Elliott e Anatole Novak che l’avrebbero seguito sia al Giro d’Italia e Tour de France di quell’anno. 

Raccontò sempre all’Équipe: “Furono due settimane di allenamenti intensissimi. Ritengo che le salite marchigiane siano maligne e infami. Guardi il paesaggio e dici ‘che bello’, poi sali in bicicletta e ti trovi pendenze schifosamente cattive e torni in albergo con un mal di gambe che fai fatica a scendere le scale. Ho mangiato in camera per tre giorni”. 

Si narra, un po’ malignamente, che Anquetil si trasferì a Fano non tanto per allenarsi quanto per Benedetta, una affascinante artista che aveva incontrato qualche mese prima a Parigi e di cui si era, almeno in parte, invaghito. E si narra, molto più malignamente, che Anquetil mangiò in camera per tre giorni perché tal Benedetta era lì con lui. 

Fatto sta che tra Fano e l’entroterra marchigiano Jacques Anquetil si allenò bene e a lungo. Quell’anno vinse il Giro d’Italia e il Tour de France. Due anni dopo anche la Liegi-Bastogne-Liegi. Disse che le Marche gli insegnarono a pedalare sulle salite corte e ripide. 

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