Fuga dal Giro d’Italia – La Maddalena di Italo Calvino

Fuga dal Giro d’Italia – La Maddalena di Italo Calvino

03/05/2024 1 Di Giovanni Battistuzzi

Lassù, al parco delle Rimembranze, gli piaceva salire quando il cielo era cupo e le nuvole basse, perché solo in quei momenti, immerso nella natura, poteva dimenticarsi della città e del suo rumore. Oppure saliva quando la cupezza la sentiva dentro di sé e il rumore, sordo e infame, gli occupava la testa di brutti pensieri. Perché se dentro è tutto grigio, i toni di verde, di giallo e di marron aiutano a colorare anche ciò che si ha nel cuore e nella testa. 

Lassù, al parco delle Rimembranze, ogni tanto ci saliva in bicicletta. O meglio saliva in sella finché ci riusciva, poi scendeva e passeggiava con le due mani sul manubrio. Gli era sempre piaciuto pedalare e ancor più passeggiare. E una volta arrivato lì decideva il da farsi. A volte si sedeva da qualche parte e osservava gli alberi e la gente, a volte passeggiava, ogni tanto si appuntava qualcosa sul taccuino. C’erano giorni che invece leggeva. Gli capitò pure di addormentarsi.

Al parco delle Rimembranze salì di buona mattina e di buona lena anche il 20 maggio del 1961. Era sabato e Torino era tutto un trambusto per via del Giro d’Italia. E lui quel giorno di trambusto non ne aveva bisogno. Aveva altro da fare. Aveva bisogno di pensare, di riflettere, di farsi venire qualche idea perché di idee, in quei mesi ne aveva poche. Glielo aveva detto pure Giulio, Giulio Einaudi. “Mio caro, mi sorprendi. Un Italo Calvino senza idee non l’avevo ancora mai visto”. Non che stesse male, quello no, però non lo stupiva niente e quando non riusciva a stupirsi era un problema, diceva.

E così Italo Calvino quel giorno se ne andò dal trambusto per immergersi nella boscaglia.

A volte però il trambusto non ce lo si riesce a staccare di dosso nemmeno se si è Fausto Coppi. E quello era il secondo Giro d’Italia senza Fausto Coppi e anche lui, Italo Calvino, era un senzacoppi, uno di quello che si era sentito stringere lo stomaco quando il 2 gennaio di un anno prima aveva ricevuto la notizia della morte dell’Airone.

Quel giorno dopo qualche mezz’ora di riposo uditivo Italo Calvino il trambusto se lo ritrovò in cima al parco delle Rimembranze. Lì in vetta alla Maddalena, a due passi dalla statua della Vittoria, c’è era un pienone di gente e un vociare cacioroso ed entusiasta. Perché in vetta alla Maddalena, a due passi dalla statua della Vittoria, passava il Giro d’Italia, transitava la prima tappa del Giro d’Italia.

L’altimetria della prima tappa del Giro d’Italia del 1961

Italo Calvino si guardò attorno e vide uomini e donne e bambini ansiosi e felici. Udì applausi ed urrà. Poi vide i corridori. Vide Franco Balmamion passare per primo in vetta, con oltre quaranta secondi sull’irlandese Seamus Elliott, oltre cinquanta su Aurelio Cestari, Vito Favero e Miguel Poblet, oltre un minuto su molti altri.

Quello che non vide è che quel passaggio solitario fu vano. A Torino Franco Balmamion non arrivò da solo, non vinse nemmeno.

Italo Calvino cercava la tranquillità nella fuga. Forse un po’ come ogni ciclista, che prova a trovare nella fuga un po’ di tranquillità per qualche chilometro, la tranquillità che concede l’inseguimento della speranza. Almeno sino a quando l’ansia dell’essere inseguiti prende il sopravvento.

Italo Calvino scrisse: “Lassù alla Maddalena ho visto gente felice, felice di quella gioia assoluta che solo la bicicletta e il ciclismo sa dare”.


Il Giro d’Italia 2024 arriverà in cima al Colle della Maddalena durante la prima tappa. Qui trovate lo speciale con tutte le tappe e le trappole della corsa rosa.

La prima tappa del Giro d’Italia 2024