Fuga dal Giro d’Italia – Quel prete sul ponte di Ponte Valleceppi

Fuga dal Giro d’Italia – Quel prete sul ponte di Ponte Valleceppi

10/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Ponte Valleceppi è un paese di nemmeno quattromila anime. E c’ha un ponte per davvero. Anzi Ponte Valleceppi è sorto, come abitato, proprio perché lì c’era un ponte. 

Ponte Valleceppi, anche se non si chiamava Ponte Valleceppi c’era quando c’erano gli etruschi, c’era quando c’erano i romani, c’era quando c’era quel casino di regni nel centro Italia. Insomma c’è sempre stata e sempre perché c’era quel ponte. O meglio, non proprio quel ponte, quello di oggi, ma almeno uno c’è sempre stato. Anche quando i ponti non c’erano ed erano tuttalpiù dei tronchi legati assieme buoni per oltrepassare il fiume, cioè il Tevere. 

Ci si è sempre passato per di là. All’inizio perché era il punto più stretto del Tevere, almeno in quella zona. Poi perché quelli che abitavano su a Perugia, o come diamine si chiamava all’epoca, dovevano passare il Tevere da qualche parte e quello era sempre il punto più stretto. Infine perché di lì passava l’unica strada che collegava Perugia, o come diamine si chiamava all’epoca, alla Flaminia. E per la Flaminia ci passavano uomini ma soprattutto merci. 

Fa sorridere che la strada che supera il Tevere lì dove oggi c’è il ponte di Ponte Valleceppi si chiami via Arno. Viene da compatire il Tevere quando ogni tanto si incazza. 

Del ponte sul Tevere di Ponte Valleceppi dove passa via Arno, i corridori in tenuta da cronometro che passeranno diretti verso Perugia probabilmente nemmeno se ne accorgeranno. E sì che ci passeranno davvero vicini. 

A Ponte Valleceppi il Giro d’Italia c’ha messo il rilevamento cronometrico, l’ultimo dopo la salita finale che porta a Perugia, ma il Tevere glielo fanno passare prima, a Ponte San Giovanni. Chissà se la scelta è stata presa per non correre il rischio che qualcuno facesse la fine di don Angelo. 

Dal ponte di Ponte Valleceppi don Angelo passava un giorno sì e due giorni no, e sempre a cavalcioni di una bicicletta, perché alle cibarie ci voleva pensare lui, non si fidava delle perpetue. E poi c’aveva fedeli da andare a trovare e anime in pena da rincuorare. 

Un fedele viveva a Bevagna, una trentina di chilometri da san Bevagnate, il complesso templare al quale era stato assegnato. Ed era un fedele che aveva preso alla lettera il miracolo di trasformazione dell’acqua in vino e infatti il vino lo produceva e l’acqua non la beveva. E per don Angelo c’erano sempre tre o quattro bottiglie. 

E poi c’erano sempre quelle anime in pena degli amici che si ritrovavano a giocare a carte a Petrignano che avevano sempre bisogno di una guida spirituale, oltre che di un quinto per esercitarsi nella briscola chiamata. E lui, uomo devoto non poteva esimersi. 

Una sera, nella quale aveva probabilmente dato ampia prova della sua devozione per Dio e il Sagrantino, il prete inforcò la bicicletta e, pedalando sul ponte di Ponte Valleceppi, finì dentro il Tevere. Lo ripescarono a Ponte San Giovanni, ancora vivo perché, forse, la grazia del Signore aveva dato una mano a quel povero cristo di prelato che tra Bevagna e san Bevagnate forse per osmosi era diventato beone. 

La settima tappa del Giro d’Italia 2024 passa per Ponte Valleceppi

Qui trovate la guida a tutte le tappe del Giro d’Italia 2024 – qui invece la guida a tutti i protagonisti della corsa rosa.

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