Fuga dal Giro d’Italia – Termoli non dimentica

Fuga dal Giro d’Italia – Termoli non dimentica

15/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

In una cucina Amedeo Barone c’era finito, come sguattero a dodici anni. E c’era entrato perché, avendo quattro fratelli e quattro sorelle, da mangiare in casa ce ne era poco e almeno uno che si sfamasse fuori casa era diventata una necessità. 

In quella cucina di Termoli era entrato grazie alla sorella di sua madre, sua zia, che aveva sposato un tizio burbero, brutto come l’anno della fame e pure zoppo, ma che aveva un’osteriola niente male. E c’era entrato perché dava sempre una mano in casa e certe cose non serviva insegnargliele. 

Da quella cucina di Termoli uscì perché, a diciassette anni aveva messo le mani addosso alla persona sbagliata, fumantino com’era a quell’età. Fuggì per evitare di finire al Creatore e non si sa per quale motivo finì a Trieste. 

A Trieste lavorò per una decina d’anni in diverse osteriole. Poi si fece ben volere da un cuoco assai rinomato all’epoca che lo volle con sé in cucina. Rimase con lui due anni, prima di lasciare il porto dell’Impero per finire nella capitale dell’Impero, a fare da cuoco personale a un generale più interessato a vino e cibo che alle dinamiche militari. Aveva assaggiato le polpettine di formaggio che Amedeo Barone preparò per il pranzo per l’inaugurazione della casa Bartoli in piazza della Borsa alla quale era stato inviato il generale. Non erano altro che scescille, piatto tradizionale della cucina termolese a base di formaggio, uovo e pan raffermo, ma adeguate al gusto asburgico, quindi fritte e annegate in una salsa bianca invece che nel sugo. Il generale impazzì dal piacere e si portò il cuoco a Vienna. 

Persona affabile il generale, persona mite, che un fucile non lo toccava da decenni. A Vienna rimase una decina di anni, cucinò spesso anche per l’imperatore Ceccobeppe. Poi il generale fu mandato a comandare le truppe sul Carso. 

Amedeo Barone di guerreggiare non aveva la minima voglia. Scappò prima in Svizzera, si comprò un passaporto, falso ovviamente, poi in sella a una bicicletta e da cittadino svizzero, pedalò a lungo per raggiungere di nuovo Termoli, convinto che il passato fosse passato. 

Ci mise tre mesi a tornare a casa. Morì dieci giorni dopo a sprangate. Chi doveva dimenticare non aveva dimenticato. 

L’11a tappa del Giro d’Italia passa per Termoli

Qui trovate la guida a tutte le tappe del Giro d’Italia 2024 – qui invece la guida a tutti i protagonisti della corsa rosa.

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