Gent-Wevelgem 2024 – Un invito escludente

Gent-Wevelgem 2024 – Un invito escludente

25/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Prima o poi tocca fare la prima mossa se si vuole liberarsi degli altri e avere la possibilità di vincere una corsa. Nel ciclismo ultimamente è opinione diffusa che sia meglio prima che poi, anzi molto prima, che non si sa mai. Alla Gent-Wevelgem 2024, Mathieu van der Poel ha deciso che era ora di iniziare una piccola festicciola tra intimi a ottantacinque chilometri dall’arrivo. 

L’invito, ovviamente escludente, è arrivato al solito modo: si è alzato sui pedali quando la strada in pietre tirava con decisione verso il cielo ed è scattato. All’olandese non interessava chi fosse rimasto con lui, se fosse rimasto qualcuno, l’importante era dare il via a un incontro per pochi. Ottantacinque chilometri in perfetta solitudine non lo impaurivano: Mathieu van der Poel non ha problemi a stare solo, si diverte parecchio anche nella solitudine. 

Qualcuno ha risposto alla chiamata. In ordine alfabetico: Jonathan Milan, Mads Pedersen, Laurence Pithie, Jasper Stuyven, Rasmus Tiller, Tim van Dijke. 

Va detto che Jonathan Milan si è subito sottratto alla festicciola tra pochi e ha provato a fare il Pogacar, sfruttando la superiorità numerica della Lidl-Trek (Pedersen e Stuyven dietro avevano solo vantaggi dall’italiano davanti, potevano non tirare). Ma Milan non è Pogacar, la Gent-Wevelgem non è la Strade Bianche e Mathieu van der Poel non è tutti gli inseguitori dello sloveno nelle terre di Siena

E così mentre Tiller e van Dijke si autoescludevano per mancanza di energie e Stuyven per foratura, van der Poel, con scarso contributo di Pithie, trascinava Pedersen a riprendere l’italiano. 

Che Mathieu van der Poel sia un campione c’è poco da discutere, che sia però anche umano, quindi soggetto all’esaurimento delle energie come tutti però a volte è lui stesso a dimenticarselo. Certo, rispetto a noi umani che una volta che andiamo in riserva di energie non riusciamo ad andare avanti, Mathieu van der Poel sembra un po’ meno umano, o forse un umano umano. Fatto sta che l’olandese a un certo punto a non riuscire più a essere il centro gravitazionale della festicciola per pochi che aveva deciso di organizzare a spese del gruppo. Si è ritrovato nella posizione di solito riservata agli altri. E Mads Pedersen così, d’emblée e forse pure senza senso, nei panni di Mathieu van der Poel. Solo che ci vuole tempo a entrare nei panni di un altro, come insegna John Cusack in “Essere John Malkovich”. E Mads Pedersen c’ha pure provato a mollare tutti, in realtà era rimasto solo l’olandese, ma non ce l’ha fatta. Mathieu van der Poel barcollava nel tentativo di resistere, sembrava mollare, ma riusciva a non perdere la ruota ogni volta. 

Mads Pedersen è corridore forte, soprattutto è corridore furbo. Ha deciso di non insistere nei tentativi di staccare l’olandese, sarebbero serviti a niente, ha fatto i calcoli per bene su quanto distacco avevano sul gruppo e su quanto poteva rallentare senza farsi riprendere. Ha normalizzato i suoi battiti cardiaci, ha convinto Mathieu van der Poel a collaborare, e c’è voluto poco che l’olandese non è tipo da tirarsi indietro, poi ha preso la prima posizione e non l’ha mollata. Doveva condurre il finale per non rischiare di dare al campione del mondo l’occasione di condurre le danze. Ha tirato dritto, ha accelerato quando voleva, ha vinto. Primo Mads Pedersen, secondo Mathieu van der Poel, poi il gruppo, ma a distanza di sicurezza

E mentre esultava Mads Pedersen aveva la faccia di chi l’aveva fatta grossa, di chi era consapevole di aver fatto ogni cosa al meglio possibile.

Ha detto Mads Pedersen a fine gara: “Non volevo provare a staccare Mathieu. Prima di tutto perché non credo che sarei stato in grado di farlo, e in secondo luogo perché se ci fossi riuscito, sono abbastanza sicuro che si avrebbe aspettato il gruppo. E ci sarebbe stata una squadra in più a inseguire, la Alpecin, e questo non avrebbe avuto alcun senso”. 

Mads Pedersen ha battuto Mathieu van der Poel alla Gent-Wevelgem, accettando la sfida lanciata dall’olandese, una sfida che sembrava non avere alcun senso, ma che un senso aveva. Il problema è che si è trovato immischiato nel triangolo della Lidl-Trek, tra l’altro subito svanito a causa della foratura di Jasper Stuyven. Dimostrando come sia ancora valida la vecchia teoria dei tempi di Merck. Che diceva: Merckx è imbattibile sui muri sino a quando non lo si mette nel mezzo e lo si inizia a schiaffeggiare da un lato e dall’altro. O almeno così diceva Eric Leman, uno che era forte pur non essendo Eddy Merckx e nonostante non fosse Eddy Merckx tre Giri delle Fiandre, due Omloop van het Leiedal (che all’epoca era una signora corsa), una Kuurne-Bruxelles-Kuurne, una Dwars door Vlaanderen, e diverse altre corse sulle pietre se le è portate a casa. 

Jonathan Milan è stato lo schiaffo dal lato opposto, l’alternativa (e che alternativa) che non poteva mancare. Ha aggredito le pietre, ha corso d’attacco, ha costretto Vdp a inseguire, a prosciugarsi. E nonostante tutto questo è giunto quinto all’arrivo, battuto solo da Jordi Meuus e Jasper Philipsen nella volata di gruppo.

Mads Pedersen dice che alla Ronde sarà un’altra cosa, che lui è più corridore da Gent-Wevelgem che dà Giro delle Fiandre. E c’è da crederlo. 

Senz’altro aspettiamo che sia domenica e che sia Giro delle Fiandre. E non solo per la gara. Anche perché è dall’inizio della campagna del nord che vediamo corse magnifiche, che pensiamo sia difficile migliorare e ogni gara che segue ci ritroviamo a fare questo ragionamento. E mancano ancora Ronde e Parigi-Roubaix.