Romain Bardet, ossia del pedalare con la testa al Giro d’Italia

Romain Bardet, ossia del pedalare con la testa al Giro d’Italia

15/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Romain Bardet sperava in un Giro d’Italia migliore. Era sceso in Piemonte con parecchie buone sensazioni, poi la pancia lo ha fregato il primo giorno. Poteva essere un totale fallimento. Romain Bardet però è corridore intelligente, uomo che ha imparato ad ascoltarsi e a concedersi tempo e fiducia. Ha capito di non essere il fuoriclasse che si diceva potesse essere a inizio carriera, anche perché i francesi cercano un nuovo Hinault dal 1986 e a volte tendono a essere iperbolici, ma nemmeno così da buttare come si era iniziato a dire qualche anno fa.

E così Romain Bardet ha prontamente preso in mano in suo Giro d’Italia, ha cercato di valutare per bene cosa andava e cosa non andava e si è mosso di conseguenza. Perché non sempre le cose vanno per il verso giusto, se uno però non fa niente per far cambiare loro direzione o è un mollaccione o è uno stolto. E Romain Bardet non è né stolto né mollaccione.

Il Giro d’Italia di Romain Bardet è ondivago, una continua ricerca di quello che non c’è, ma che potrebbe essere. Il francese l’ha capito, l’ha accettato e quindi si è adattato. Anche ieri nella 10a tappa, la Pompei-Bocca della Selva. Ha detto all’Équipe: “Non mi sentivo per niente bene in mattinata. Avevo capito subito che avrei potuto pedalare a un ritmo costante, ma certo non accelerare, le gambe non erano un granché. Questo è tutto, i soliti vecchi problemi meccanici da giorno di riposo. Mi sono arrangiato con i mezzi che ho a disposizione: per questo ho anticipato un po’”.

Ha scelto la fuga, se l’è accaparrata quando sembrava perduta, poi si ha scelto bene il momento nel quale rendere pochi i molti all’inseguimento di quel solitario e inguaribile ottimista che è Jan Tratnik.

Solo Valentin Paret-Peintre lo ha anticipato all’arrivo. Non ha rimpianti però Bardet. “Abbiamo lavorato bene insieme. Immaginavo che non pedalasse a tutta, è normale non farlo, non lo facevo nemmeno io. Puntavo alla vittoria di tappa, ma allo stesso tempo pensavo anche alla classifica generale. Lui è scattato forte nel momento giusto”. Un’altra vittoria sfumata, gli toccherà riprovarci, lo rifarà perché per lui il Giro d’Italia non è una corsa come le altre.

Poteva andare meglio, non gli è andata male. In classifica generale è risalito in settima posizione a quattro minuti e cinquantasette secondi da Tadej Pogacar, ma solo un minuto e cinquantanove secondi dal podio. Lui la prende senz’ansia, seguendo come sempre la sua complessa sensibilità: “Siamo solo a metà del Giro. Le tappe che mi si addicono di più non sono ancora state corse. Ve bene così, ho recuperato un po’, però chissà, di come andrà non ne ho idea, vedremo”.