Gianluca Brambilla oggi ha fatto un numerone. 160 chilometri di fuga, vittoria di tappa e maglia rosa. Tantaroba così a questo Giro non si era mai vista, anche se a dirlo si fa quasi torto a Diego Ulissi che a Praia a Mare aveva pure lui fatto un bel colpo. Ma lo sterrato, i chilometri d’avanguardista, la salita finale a tutta e la discesa ad ancora di più hanno reso straordinaria l’azione del lombardo.
Peccato che Poldo si sia perso tutto questo.
Ma l’ex consolatore del Giro aveva altro da fare.
Poldo si è abbandonato al cuore, alla sua instancabile voglia di spaccare le balle e sin da ieri ha agito per fare quello che nussuno pensava fosse possibile. Sovvertire le gerarchie in corsa e della corsa.
Due giorni fa infatti, dopo aver visto l’altimetria della tappa di oggi, si era convinto che questa fosse stata disegnata apposta per Enrico Gasparotto. E così è andato a cercarlo in corsa. Si è accorto in quel momento che l’immenso Enrico non c’era. Poldo ha inveito prima contro se stesso per non aver fatto caso alla sua assenza, poi contro don Ciotti che lo aveva distratto con sta cosa del consolatore, infine contro Mauro Vegni che non ha invitato la Wanty, la squadra del vincitore dell’Amstel Gold Race. Com’è mai possibile che disegnano una tappa per uno e poi si dimenticano di invitarlo?, si è chiesto. E così è andato a chiederlo direttamente all’organizzazione. La loro risposta è stata secca: “Non l’abbiamo invitato perché non c’erano le condizioni per farlo”. E perché? “Perché è troppo forte e troppo simpatico e avrebbe adombrato quello che per noi è la star del Giro: “Stefano Garzelli”. Ma non corre più: “Appunto, per questo non abbiamo invitato Enrico”.
Nuove novità si attendono, anche se non sono state ancora ufficializzate.

