Fuga dal Giro d’Italia – Gino Bartali e la Madonna di Cento

Fuga dal Giro d’Italia – Gino Bartali e la Madonna di Cento

17/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

La vide lucente e bianca, ancor più splendente del sole. Era lì, a due passi da lui che quasi la poteva toccare. Non riusciva a vederle il volto in tutto quel chiarore, ma senz’altro era soave, meraviglioso, quello della donna più bella che avrebbe mai potuto vedere nel corso della sua vita. Di questo era sicuro. Fu un attimo, poi tutto sparì.

Non ricordava di essersi fermato a bordo strada. Si ritrovò appoggiato al tronco di un albero con la spalla, con un piede nella gabbietta del pedale e l’altro appoggiato con la punta a terra. La cercò con lo sguardo, ma non la trovava. Si sentì tutto d’un tratto perso.

Un’automobile si fermò alle sue spalle. “Che succede?”. Quella voce l’aveva già sentita. “Ohhh, che succede?”. Una mano lo scosse. Mise a fuoco chi aveva davanti. Ci riuscì dopo diversi secondi. Era Giuseppe, Giuseppe Della Torre, il suo direttore sportivo.

“Ohhh, che succede?”. La domanda era insistente, quasi aggressiva.

“Era bellissima”, rispose.

“Ohhh, Gino ma ti sei rincretinito?”.

Gino Bartali non rispose, pensava a lei, a quella figura luminosa di cui non aveva visto il volto. “Era bellissima”, disse di nuovo.

Arrivò un’altra persona. Chiese cosa stesse succedendo. Vide Gino Bartali pallido, il sudore gli scorreva giù dalle tempie.

“Era la Madonna, era bellissima”.

Giuseppe Della Torre tornò in macchina, prese una tanica d’acqua e gliela svuotò mezza in faccia.

Una scossa si impossessò di Gino Bartali. Mise a fuoco chi aveva davanti. “Dove sono tutti?”, chiese. “Minuti avanti”, fu la risposta.

“Dove siamo?”.

“A Cento, mancano quaranta chilometri all’arrivo”.

Si rimise in sella. Lo fermarono. “Tu non vai da nessuna parte, sali in macchina”. Gino Bartali scosse la testa. “Bartali non si ritira”, fece con risolutezza. “Fatemi bere, rientro e vinco”.

Svuotò la mezza tanica d’acqua, si rimise a pedalare, rientrò su un gruppetto, ma non vinse. Luciano Maggini, Danilo Baruzzi, Pasquale Fornara, Luciano Ciancola, Michele Gismondi e Andrea Carrea erano avanti minuti. Impossibile riprenderli. Pedalavano lenti gli avanguardisti, pedalavano lenti gli inseguitori. C’era un caldo infernale quel giorno, quel 19 agosto 1950. L’aria era densa, irrespirabile con tutta quella polvere.

Quella Coppa Placci Gino Bartali non la concluse. Si ritirò dopo trenta chilometri passati a zigzagare per le strade tra Emilia e Romagna.


Racconto liberamente tratto dall’intervista a Giuseppe Della Torre pubblicata dal Resto del Carlino il 22 febbraio 1957.


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