Fuga dal Giro d’Italia 2025, la disputa di Lecce

Fuga dal Giro d’Italia 2025, la disputa di Lecce

12/05/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

La prima volta che il Giro d’Italia arrivò a Lecce fu il 23 maggio 1929. Vinse Alfredo Binda, ma se non fosse stato per il commendatore Santomauro…

Quel giorno, quel 23 maggio dell’anno del Signore 1929, a Lecce i giudici del Giro d’Italia stavano discutendo a pochi centimetri dalla linea d’arrivo. C’era chi era convinto che il primo a superare la linea d’arrivo fosse stato Gaetano Belloni. Altri che invece dicevano che la ruota di Alfredo Binda fosse di qualche centimetro più avanti di quella del capoclassifica, che vestiva la maglia bianca e celeste della Bianchi, visto che la maglia rosa ancora non esisteva. Solo due anni dopo un uomo si vestì di rosa, e con un filo di imbarazzo. Quell’uomo era Learco Guerra.

Discutevano e discutevano, ma una soluzione non la trovavano. Quei due, Belloni e Binda, avevano superato il traguardo nello stesso momento. Potevano dare la vittoria a tutti e due? No di certo, si impuntò Armando Cougnet, il patron del Giro: trovate una soluzione.

Passarono ancora diversi minuti senza che nessuno prendesse una decisione.

Gaetano Belloni diceva di essere stato lui ad aver attraversato la linea d’arrivo per primo. E il fatto che dopo l’arrivo avesse superato l’avversario di mezza bicicletta sembrava dargli ragione. Alfredo Binda sosteneva l’esatto contrario, diceva ai giudici di non considerare ciò che era accaduto dopo, ma prima. E lui era stato il primo a superare il traguardo.

I toni si fecero accesi. Qualcuno iniziò a scaldarsi.

Il commendatore Luigino Santomauro guardava tutto questo sorridendo. Era arrivato sul traguardo qualche ora prima dell’arrivo dei corridori. Aveva posizionato la sua seggiola a bordo strada proprio lì dove era tracciata la linea d’arrivo. Perché quello non poteva essere che il suo posto. La folla si allargò per concedergli quello spazio. Tutti sapevano che non era il caso di infastidire il commendatore Luigi Santomauro. Perché è vero che c’era il podestà, è vero che c’era l’arcivescovo, il Re a Roma e Mussolini al governo, ma a Lecce c’era Luigino Santomauro. E questo bastava.

Luigino Santomauro si era seduto, aveva acceso il suo sigaro mentre il suo maggiordomo gli reggeva un ombrello per riparare la sua testa ricciuta dal sole. Intanto un cameriere andava avanti e indietro dal suo palazzo per portargli acqua ghiacciata allungata con un po’ di Vermuth, per renderla più gradevole al palato.

Il commendatore Luigino Santomauro aveva visto arrivare i corridori. Li aveva anche applauditi. Aveva soprattutto visto che la prima ruota che aveva superato la linea d’arrivo era quella del corridore ciclista che indossava la maglia con i colori dell’Italia.

Fu così che il commendatore Luigi Santomauro disse al suo cameriere di chiamare a sé i giudici di gara.

Quando videro arrivare un uomo in livrea lo mandarono via. Chi stava loro attorno suggerì che era il caso di sentire quello che aveva da dire.

“Il commendatore Luigi Santomauro ha qualcosa da dire a lor signori”. E con un gesto del braccio indicò quel grasso uomo con la seggiola posizionata sulla linea d’arrivo con un tizio in livrea che reggeva un ombrello.

I giudici di gara si avvicinarono.

Il commendatore Luigi Santomauro si schiarì la voce. “Senza dubbio alcuno, il corridore ciclista che ha per primo superato la linea è stato quello con il tricolore sulla maglia”.

Nessuno dei giudici aggiunse niente. Si limitarono a ringraziare.

A Lecce la giuria del Giro d’Italia diede la vittoria ad Alfredo Binda.

Scrisse la Stampa che “il milanese non riesce a rimontare il campione d’Italia e sulla linea del traguardo dieci centimetri separano la maglia tricolore dal bianco celeste”. Scrisse il Corriere della Sera che “il distacco di Binda da Belloni diminuisce ad ogni istante e sul traguardo i due uomini sono tanto vicini che ben difficile sarebbe il giudicare chi di essi ha vinto. Il giudice d’arrivo, che è senza dubbio nella posizione migliore per poter sentenziare, vede Binda ancora primo sotto lo striscione rosso. Poi passa subito Belloni; terzo Piemontesi; quarto Negrini, quindi M. Bianchi, Visconti, Frascarelli. Gli altri sono classificati a pari merito. Subito dopo l’arrivo Belloni ha protestato Contro il campione d’Italia asserendo di essere stato da questi danneggiato nella volata finale”.

Fu Adriano Lojacono sulla Gazzetta del Mezzogiorno a rendere giustizia a quanto accadde: “Fu per intromissione dell’illustrissimo commendator Santomauro che si ebbe conoscenza del vincitore di giornata dopo lunghi e indecorosi battibecchi. Il campione italiano Binda aveva oltrepassato per primo la linea d’arrivo, risultato del quale il Santomauro era sicuro”.