Fuga dal Giro d’Italia – L’apparizione del Mortirolo

Fuga dal Giro d’Italia – L’apparizione del Mortirolo

19/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Fino ai primi giorni di giugno del 1990 il Passo del Mortirolo lo conoscevano in pochi. E anche quei pochi, quelli che abitavano nella zona, non lo chiamavano Mortirolo. Il Passo del Mortirolo era il Passo della Foppa. Così lo chiamavano i cartografi, così lo chiamavano gli storici, così lo chiamavano i militari. E storici e militari il Passo della Foppa lo conoscevano bene: lì nel corso della Prima guerra mondiale ci avevano combattuto a lungo. E nel corso della Seconda guerra mondiale di scontri tra nazifascisti e partigiani ce ne erano stati parecchi. Poi ritornò a essere solo e soltanto luogo di alpeggi, conosciuto e apprezzato dagli allevatori per la bontà del clima e dell’erba che donava un ottimo sapore al latte e quindi al formaggio.

L’asfalto arrivò negli anni Settanta. Fu verso la metà degli anni Ottanta che a Vincenzo Torriani, il patron del Giro d’Italia, iniziarono ad arrivare segnalazioni di una salita “impressionante”, “difficilissima”, “mostruosa”.

In molti e molte volte invitarono Vincenzo Torriani a fare un giro nelle zone per osservarla dal vivo. Nel settembre del 1987 il patron del Giro fece un’esplorazione. Salì in automobile dal lato di Edolo, scese verso Grosio. La trovò difficile, selettiva, cattiva. Per due volte la considerò troppo difficile, troppo selettiva, troppo cattiva. Sorprendente per uno che aveva inserito il Muro di Sormano al Giro di Lombardia.

Nel 1988 il Passo della Foppa fu suggerita a Carmine Castellano, allora il più stretto collaboratore di Torriani dall’ex cit della Valanga Azzurra di sci, Mario Cotelli. Carmine Castellano ne parlò con Torriani. Capì che il vecchio patron era già a conoscenza della sua esistenza. E così nell’estate del 1989 decise che era venuto il momento di azzardare. Il Giro d’Italia del 1990 avrebbe tenuto a battesimo il Passo della Foppa.

Il percorso del Giro fu dato a Cesare Sangalli, che da trentotto anni disegnava le altimetrie della corsa rosa. Quando arrivò il momento di disegnare la diciassettesima tappa del Giro d’Italia, la Moena-Aprica, 233 chilometri, Cesare Sangalli sgranò gli occhi. Seguiva le carte con il dito, calcolava dislivello e lunghezza. Non ci voleva credere. “S’è mai visto qualcosa del genere”, ripeté più volte. Si levò dalla scrivania. Passeggiò avanti e indietro per qualche istante, poi andò dal capo.

Lo trovò seduto sulla poltrona intento a consultare carte dattiloscritte e carte geografiche. Un po’ imbarazzato gli fece notare che la salita da Monno aveva dei tratti di strada che superavano il quindici per cento. E che scendendo verso Mazzo in Valtellina raggiungevano il venti. Esternò la preoccupazione che tutto ciò fosse troppo, specialmente in discesa.

Vincenzo Torriani non rispose. Lo guardò fisso, poi esplose in un sorriso che, anni dopo, Cesare Sangalli definì “sadico”.

Il primo a raggiungere il Passo del Mortirolo, così venne chiamato dal Giro d’Italia perché Passo della Foppa non era abbastanza evocativo secondo Vincenzo Torriani, fu il venezuelano Leonardo Sierra. E fu sempre il venezuelano Leonardo Sierra il primo a cadere in discesa, giù per quella strada che Cesare Sangalli aveva definito folle.

Dopo la conclusione della tappa, Vincenzo Torriani chiamò Cesare Sangalli, gli disse: “Avevi ragione, era pericolosa. Ma avevo ragione anch’io: il Mortirolo non lo dimenticherà nessuno”.

La 15a tappa del Giro d’Italia scalerà il Passo del Mortirolo

Giro d'Italia 15a tappa Passo del Mortirolo

Qui trovate la guida a tutte le tappe del Giro d’Italia 2024

Qui invece la guida a tutti i protagonisti della corsa rosa.

Qui potete leggere tutte le altre fughe dal Giro