La sicurezza delle strade del Giro d’Italia e quella di tutti i giorni

La sicurezza delle strade del Giro d’Italia e quella di tutti i giorni

13/05/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Ha detto Geraint Thomas, riferendosi alla nona tappa del Giro d’Italia che arrivava a Napoli, che “si parla molto di sicurezza in questo periodo, ma questo arrivo proprio sicuro non era. A volte sembra che siamo i pagliacci di un circo. La catena saltava in continuazione e non è una bella cosa. C’erano anche grosse buche dappertutto sulla strada. Alla fine, sono felice di aver superato la tappa indenne”, ha detto a Cyclingnews. C’è chi non l’ha superata indenne: il tedesco Alexander Krieger è in ospedale alle prese con diverse fratture.

I problemi delle strade i corridori li vedono moltiplicati, ingigantiti dalla velocità, dalle tante biciclette in gruppo, dal fatto che a volte, c’è chi si muove con troppo azzardo in esso.

Spiega Geraint Thomas: “In discesa tutte quelle buche creavano il caos più assoluto. Ma va detto che noi corridori non aiutiamo noi stessi. Quando provavo a lasciare un po’ di spazio dal chi avevo davanti in modo da poter vedere la strada e quindi proteggere la mia incolumità c’era qualche idiota che vedeva il varco e faceva di tutto per colmarlo. È stata dura arrivare all’arrivo, poteva essere una carneficina assoluta”.

Vedendo le immagini della tappa di ieri si può facilmente capire la preoccupazione del corridore gallese. Di cadute ce ne sono state parecchie, una ha coinvolto lo stesso Geraint Thomas. Di rischi ce ne sono stati ancor di più.

Se arrivare al rischio zero in uno sport come il ciclismo è impossibile per il semplice motivo che i ciclisti non corrono in uno spazio dedicato solamente alla bicicletta e non corrono da soli, è altrettanto vero che i rischi possono essere ridotti. Organizzatori e Uci hanno sicuramente la possibilità di fare meglio, fare più attenzione nella gestione delle ultime fasi della gara, prestare maggiore cura al tracciamento delle tappe (o delle corse). Tutto ciò però potrebbe non bastare. Perché una maggiore attenzione e cura non sarebbe utile se non si presta davvero attenzione a ciò che crea i maggiori problemi alle strade, ossia il traffico.

In un’epoca di fondi limitati per la manutenzione stradale, i comuni molto spesso fanno fatica a sistemare le strade. L’incuria crea buche e quindi aumentano i pericoli per tutti gli utenti della strada. Dare per buona l’idea giornalistica delle “strade killer” è pura idiozia. Certo, il cattivo stato dell’asfalto può sfavorire la sicurezza stradale, ma sono altre le cause della quasi totalità degli incidenti: a partire da velocità elevata e disattenzione.

Eppure sarebbe molto semplice avere strade migliori, o meglio, meno deteriorate.

Uno studio del Mit di qualche anno fa ha evidenziato che a parità di qualità di asfalto, il deterioramento di una strada aumenta in misura esponenziale al numero di veicoli a motore che lo percorrono e soprattutto al loro peso. I ricercatori hanno preso in esame un quartiere della città di Boston riasfaltato nello stesso periodo. In tre anni le strade a traffico elevato avevano subito danni evidenti e, in una scala da 0 a 10, avevano riportato un’usura pari a 8. Quelle a traffico non elevato, ma aperte al passaggio di camion e furgoni avevano segnato un livello di usura pari a 7; quelle a traffico non elevato e con divieto di accesso al passaggio di camion e furgoni erano arrivate a livello 4. Le strade aperte al traffico ciclopedonale un livello di usura 1. Secondo i calcoli del Mit una riduzione del 10 per cento del traffico automobilistico in città ridurrebbe la spesa per la manutenzione del manto stradale di circa l’11 per cento; una riduzione del 20 per cento di circa il 30 per cento; una riduzione del 50 per cento di oltre il 70 per cento.

Ed è qui che i corridori, i loro portavoce (sindacali e no), le squadre e il ciclismo tutto dovrebbero “aiutare loro stessi”, a dirla con Geraint Thomas. La loro voce, il rendersi fronte unito, sarebbe senz’altro importante per aumentare la sicurezza in corsa, lo sarebbe ancor di più per cercare di far cambiare le cose anche nelle nostre città e nelle nostre strade. Perché non c’è e non può esserci più alcuna differenza tra i ciclisti al Giro d’Italia e chi sceglie di muoversi senza l’ausilio di un mezzo a motore. I problemi di sicurezza dei primi sono gli stessi di quelli dei secondi, con l’aggravio di un numero di automobili eccessivo ad aumentare i problemi.