Fuga dal Giro d’Italia e da Vicenza – La bici di Jean-Paul Belmondo

Fuga dal Giro d’Italia e da Vicenza – La bici di Jean-Paul Belmondo

23/05/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

“Ma dove diamine è finito?”.

La voce di Carlo Ponti risuonò nonostante la confusione del set. Ci fu qualche istante di silenzio. Gente che osservava altra gente e tutti che cercavano di capire cosa fosse successo, ma tranquillamente, senza affannarsi troppo. Non erano certo loro ad averci messo i soldi per il film. Anzi, un giorno in più di riprese voleva dire un bel po’ di soldi in più nel portafoglio.

I soldi ce li aveva messi Carlo Ponti. Per questo continuava a camminare avanti indietro e a chiedere, ad alta voce, “ma dove diamine è finito?”.

Ce l’aveva con Jean-Paul Belmondo. Non si trovava da ore. Non era né in albergo né in camerino. E nemmeno al bordello, che ufficialmente non doveva più esserci, ma che in realtà c’era ancora. E sempre nello stesso posto. Ci sono cose che possono sfuggire agli sbirri, se gli sbirri hanno buone ragioni per farsele sfuggire.

Fu quando Carlo Ponti era sul punto di prendere una spranga e andarlo a cercare per tutta Vicenza che Jean-Paul Belmondo si presentò sul set assieme a un tizio piccoletto, con i capelli impomatati all’indietro, il naso lungo e la faccia sveglia.

L’attore esordì con un scusate il ritardo che fece esplodere il produttore. Fiumi di insolenze gli uscirono dalla bocca. L’attore ascoltava e non ascoltava, tra l’indifferente e il divertito.

“Ti ho portato un campione e mi tratti così?”, chiese quasi ridendo. Cercava di spiegare che si erano fatti solo una cinquantina di chilometri in bicicletta assieme, giusto per vedere qualche villa del Palladio e farsi un bicchiere di vino in centro a Vicenza.

Il regista Alberto Lattuada, che quel Lettere di una novizia avrebbe voluto finirlo al più presto perché c’aveva da fare a Roma, cercò di tagliare corto e di spedire il prima possibile l’attore in camerino.

“Ma voi lo sapete chi è?”, disse incazzoso Jean-Paul Belmondo.

Nessuno sapeva chi fosse quel biondino.

“È Jacques Anquetil, il campione. Ha già vinto un Tour de France”.

Il nome non diceva niente a nessuno.

Qualcuno della troupe se ne uscì con “c’avessi portato Bartali…”.

Carlo Ponti salutò il francese, gli augurò tante belle cose, poi trascinò Jean-Paul Belmondo in camerino.

Jacques Anquetil curiosò sul set, si narrò che rimase affascinato dalla protagonista, Pascale Petit. Si narrò che ebbe una relazione amorosa con lei.

Jean-Paul Belmondo, qualche mese dopo, smentì tutte le voci.

L’attore e il ciclista si erano conosciuti un anno prima, nell’ottobre del 1958, a una festa con molto champagne e molte donne. Il primo stava per diventare uno degli attori più apprezzati in Francia, il secondo il vincitore del Tour de France del 1958 e la grande speranza del ciclismo francese. Si piacquero.

Fu conoscendo Jacques Anquetil che la passione bambina di Jean-Paul Belmondo per il ciclismo ritornò, fu grazie a quell’incontro che l’attore riprese a pedalare.

Il suo sogno però si realizzò solo anni dopo, quando venne chiamato da Bernard Hinault a bordo dell’ammiraglia del Tour de France.

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