Il grande spavento. La caduta al Giro del Delfinato

Il grande spavento. La caduta al Giro del Delfinato

07/06/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Nella quinta tappa del Giro del Delfinato è stato come essere dentro quella filastrocca antica come l’incoscienza che fa “Giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!“. C’è chi la fa risalire addirittura a metà del 1300, filastrocca apotropaica per scacciare la peste nera.

Ventun chilometri all’arrivo, qualcuno è caduto in qualche modo – Carlos Verona ha detto che la caduta è avvenuta subito dietro a lui che era in sesta posizione –, molti altri hanno fatto lo stesso. Un disastro ciclistico.

Biciclette dappertutto, uomini dappertutto, sbucciature, ferite, tagli, pelle bruciata, carne viva, rivoli di sangue. E corridori seduti, distesi, in piedi zoppicanti, in piedi medicanti, in piedi maledicenti. C’era chi guardava incredulo, chi aiutava qualcuno, chi veniva aiutato da qualcuno, chi guardava il cielo e pensava che in fondo era andata bene.

Perché cadere a 69 chilometri orari è fastidioso oltre che pericoloso. Farlo in oltre cinquanta lo è esponenzialmente di più.

Racconta Valentin Madouas che “era il caos, dovevamo fare di tutto per non bloccare le ruote. E se riuscivi a restare in bicicletta, venivi comunque falciato da chi era caduto e scivolava per 150 metri da dietro”.

Racconta Gianni Moscon che “è stata una carneficina, in una frazione di secondo, tutti si sono ritrovati a terra, senza capire esattamente ciò che era successo”.

Racconta Fred Wright che “non sono mai scivolato sulla schiena, è stato davvero strano. Ben 300 metri… semplicemente scivolando sperando di fermarmi a un certo punto. Roba piuttosto spaventosa”.

Forse trecento metri sono un’esagerazione. Quasi sicuramente lo sono. Tutto il resto no.

Dice Remco Evenepoel che “ho dolore al ginocchio, all’anca, di nuovo alla spalla (si è rotto quella destra scapola e clavicola al Giro dei Paesi Baschi). Ma essere stato in gruppo quando è morto Gino Mäder l’anno scorso (al Giro di Svizzera) mi aiuta ad accettare i momenti difficili, che alla fine mi sembrano banali”. Ha aggiunto: “Mi sa che il casco mi ha salvato la testa”.