Quando il Giro di Romandia si materializzò in osteria

Quando il Giro di Romandia si materializzò in osteria

26/04/2021 1 Di Giovanni Battistuzzi

Era dall’estate del 1946 che Paul Denier, André Jaccard e Fernand Jayet, tre dirigenti della Union cycliste suisse, cercavano una buona idea per per festeggiare il cinquantesimo anniversario della federazione elvetica di lingua francese che si sarebbe festeggiato l’anno successivo. Nulla di buono, o almeno di fattibile, era però uscito.

Fu così che Dernier propose di ritrovarsi attorno a un tavolo davanti alla migliore fonduta di tutto il lago di Ginevra, quella di Villa des Fleurettes a Morges. D’altra parte le idee migliori arrivano con la pancia piena e i bicchieri vuoti. Per l’occasione Denier invitò il giornalista Max Girardet, rampollo di una famiglia di artisti ed editori. Un uomo però che nella vita aveva però provato a fare di tutto: dal tabaccaio all’insegnante di educazione fisica, dal contrabbandiere di sigarette e perseguitati dai nazifascisti all’aspirante diplomatico, sino al pubblicitario.

Denier sapeva benissimo che Jaccard e Jayet erano animati da un sincero sentimento antitedesco, ma troppo serioso e arrabbiato. Per questo aveva bisogno dell’estro giocoso di Girardet, anch’esso francofono e convinto oppositore dell’invadenza della compagine ciclistica di lingua tedesca, ma meno rancoroso.

All’epoca il ciclismo svizzero era diviso in due fazioni. Da una parte i francofoni e dall’altra i germanofoni, da una parte l’UCS, fondata nel 1897, e dall’altra lo Schweizerischer Radfarher Bund, fondato nel 1883. Il SRB organizzava il Tour de Suisse, la corsa a tappe più importante del paese. Una delle poche che è stata corsa durante la Seconda guerra mondiale, che nei primi anni del dopoguerra riuscì, più per premi che per fascino, a ricavarsi un posto di tutto rispetto all’interno del calendario internazionale.

Il via al primo Giro di Romandia

Il 15 novembre 1946 i quattro ci diedero dentro con formaggi e birra. Tra una sigaretta e l’altra però uscirono dal ristorante con l’idea giusta: organizzare una breve corsa a tappe che unisse tutto il meglio delle piccole corse in linea della Svizzera romanda.

Il via al primo Giro di Romandia fu dato il 15 maggio del 1947. Alle dodici e trenta il primo corridore dei quaranta in gara (dieci squadre di quattro corridori) iniziò a percorrere i 50 chilometri della cronometro che univa Ginevra a Morges. Tra questi c’erano anche Ferdi Kübler, amico di Girardet, e Gino Bartali. Il giornalista riuscì a convincerlo a partecipare grazie ai buoni rapporti che aveva con Lucien Hoilly, capo allora dell’Azione cattolica di Ginevra.

Quell’edizione la vinse Désiré Keteleer, uno tra i più talentuosi ciclisti belga dell’epoca che però mai riuscì a dimostrare tutto il suo talento a causa di un’infinità di problemi fisici. Alle sue spalle finirono Bartali e Kübler.

Da allora il Giro di Romandia si è trasformato nell’ultimo appuntamento buono per rifinire la gamba prima dell’inizio del Giro d’Italia.