Il Giro di Svizzera introduce il tracciamento Gps
04/06/2025Dopo la morte di Muriel Furrer ai Mondiali di Zurigo, caduta e ignorata per ore, la famiglia aveva chiesto l’introduzione del tracciamento Gps: l’Uci non l’ha ascoltata, il Giro di Svizzera sì
Ai Mondiali di Zurigo del 2024, Muriel Furrer cadde poco dopo le 11 del 26 settembre. Stava affrontando un tratto in discesa e “in una leggera svolta a sinistra è caduta. È uscita dalla sede stradale e finita in un tratto di bosco a lato della strada”, dice il comunicato dell’Uci. Nessuno ha assistito all’incidente. Nessuno si è accorta che lei era lì. La trovarono solo un’ora e mezza dopo, in fin di vita. Nessuno può sapere se un intervento repentino avrebbe potuto salvarla. Muriel Furrer morì il giorno dopo. Aveva diciotto anni.
Qualche mese dopo i genitori della ragazza svizzera dissero: “È ovvio che nulla potrà ridarci Muriel, ma dobbiamo fare in modo che non simili eventi non accadano di nuovo”. Perché forse l’intervento immediato dei medici non le avrebbe salvato la vita, ma quanto meno avrebbe tolto il dubbio. E il dubbio è qualcosa che non può ancora esserci. Nemmeno in uno sport dove è impossibile arrivare al rischio zero.
Il Giro di Svizzera 2025, sia maschile che femminile, ha deciso che è arrivato il momento di levarsi di dosso la possibilità di avere quel dubbio. Il Giro di Svizzera 2025 sarà la prima corsa ciclistica a utilizzare il tracciamento Gps in gara. Che non è la garanzia che non si verificheranno altri incidenti mortali nel ciclismo, ma quanto meno si saprà (più o meno) esattamente dove è un corridore. È già qualcosa.
Il direttore di gara Oliver Senn aveva già qualche mese fa fatto pressione all’Union Cycliste Internationale per introdurre il tracciamento Gps in tutte le corse. “È assurdo che nel 2025 possiamo volare sulla Luna, ma non riusciamo a sapere dove si trova esattamente un ciclista in gara”, disse.
Oliver Senn ha battibeccato a lungo con l’Uci, spesso confusa quando parla di sicurezza dei ciclisti o capace di chiudere tutti gli occhi, e pure le orecchie, quando gli organizzatori non fanno bene il loro lavoro: è successo al Giro di Polonia del 2020, all’Etoile de Bessèges, alla Volta ao Algarve, al Giro d’Italia quest’anno. A volte addirittura capace di cadere nell’assurdo: ve la ricordate la norma che punisce i gregari di esultare prima della linea d’arrivo per la vittoria dei compagni?
Oliver Senn ha deciso di fregarsene dell’Uci: “Semplicemente non può succedere di nuovo quello che è successo a Muriel. Introdurremo il tracciamento Gps comunque e non chiederemo nemmeno all’Uci se è consentito. A un certo punto glielo diremo. È nostro compito, come direttori di gara, garantire la sicurezza dei corridori”.
Il padre di Muriel Furrer lo aveva suggerito all’Uci: “Esiste un sistema per tracciare gli atleti, deve essere utilizzato. Non deve essere utilizzato solo per le riprese tv. Deve essere a disposizione della direzione della corsa e delle federazioni nazionali per controllare la presenza o per ritrovare i giovani atleti”. L’Uci se ne era dimenticato. Il Giro di Svizzera, fortunatamente, no. Oliver Senn aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per evitare un’altra morte nella sua corsa, dopo quella di Gino Mäder (una fatalità). Sta mantenendo la promessa.

