Giro d’Italia 2024 – La guida

Giro d’Italia 2024 – La guida

29/04/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Meno chilometri da pedalare e meno metri di dislivello da salire, il Giro d’Italia 2024 è più dolce delle ultime edizioni. Potrebbe però essere meno docile. Certo rimane l’ingombro montano dell’ultima settimana che potrebbe impallare la corsa, però la presenza di Tadej Pogacar assicura alla corsa rosa un corridore imprevedibile capace di dare animo al Giro sin da subito.

Anche perché c’è poco tempo per abituarsi a questo Giro d’Italia 2024, quaranta chilometri appena, poi inizia già il su e giù che continuerà, salvo poche eccezioni sino a Roma.

Il percorso del Giro d’Italia 2024

Le tappe del Giro d’Italia 2024

4 maggioVenaria Reale – Torino136
5 maggioSan Francesco al Campo – Santuario di Oropa150
6 maggioNovara – Fossano165
7 maggioAcqui Terme – Andora187
8 maggioGenova – Lucca176
9 maggioViareggio (Torre del Lago Puccini) – Rapolano Terme177
10 maggioFoligno – Perugia (cronometro individuale)37,2
11 maggioSpoleto – Prati di Tivo153
12 maggioAvezzano – Napoli206
13 maggiogiorno di riposo
10ª14 maggioPompei – Cusano Mutri (Bocca della Selva)141
11ª15 maggioFoiano di Val Fortore – Francavilla al Mare203
12ª16 maggioMartinsicuro – Fano183
13ª17 maggioRiccione – Cento179
14ª18 maggioCastiglione delle Stiviere – Desenzano del Garda (cronometro individuale)31
15ª19 maggioManerba del Garda – Livigno (Mottolino)220
20 maggiogiorno di riposo
16ª21 maggioLivigno – Santa Cristina Valgardena (Monte Pana)202
17ª22 maggioSelva di Val Gardena – Passo Brocon154
18ª23 maggioFiera di Primiero – Padova166
19ª24 maggioMortegliano – Sappada154
20ª25 maggioAlpago – Bassano del Grappa175
21ª26 maggioRoma – Roma126
Totale3 321,2

La guida alle tappe del Giro d’Italia 2024

1a tappa: Venaria Reale – Torino, 140 km

Il Giro d’Italia 2024 inizia con 140 chilometri e 1.850 metri di dislivello, per giunta ben distribuiti. Una salitella per vedere l’effetto che fa salire, quella che porta a Superga per provare a capire come si sta davvero, il Colle della Maddalena per inventarsi qualcosa. Ci voglio gambe per la salita e sangue freddo in discesa. E ancora gambe ritornati in piano. Ci vuole soprattutto appetito. È la prima tappa, una prima tappa disegnata perfettamente. Se in passato si è spesso detto che i percorsi di molte tappe del Giro d’Italia non erano all’altezza dei corridori, qui vale il contrario: sono i corridori che devono essere all’altezza di questa tappa.

2a tappa: San Francesco al Campo – Santuario di Oropa (Biella), 161 km

Questa volta non c’è un drittone pianeggiante da riposino pomeridiano tipo modello 2017 versione Tom Dumoulin; e non c’è il susseguirsi sghembo e incessante e forse un po’ caotico di salite più o meno eccitanti tipo modello 2014 versione Enrico Battaglin. Quella di questa stagione è una tappa mossa, non troppo dura, ma capace di dare spazio anche a chi, come gli uomini di classifica, aspetteranno l’ultima salita per fare casino: 2.300 metri di dislivello sono una cifra buona per non escludere nessuno e far fare fatica a molti.

3a tappa: Novara – Fossano, 166 km

C’è chi sostiene, tipo Cesare Pavese, che la piana piemontese sia un luogo di estremo fascino e che i colli astigiani abbiamo la capacità di rapire il cuore. Se tutto va come deve andare i corridori potrebbero avere il tempo di gustarsi il panorama. Tanto di spazio e di tempo ce ne è. Nessuno si affannerà a riprendere i fuggitivi e nessun uomo di grande pericolo cercherà di esplorare la fuga. Il finale è complicato tra i cinque e i tre chilometri all’arrivo, poi c’è una curva sola, fastidiosa, ma una.

4a tappa: Acqui Terme – Andora, 190 km

La salita del Colle del Melogno i corridori nemmeno la sentiranno. E fino a prima sarà semplice. E tranquilla tornerà a essere dopo Savona. Il problema è a centro tappa, a scendere dal colle prima di ritrovare il mare. Basta un po’ di attenzione e tutto filerà liscio. Nel finale c’è il Capo Mele, ma dopo “appena” 180 chilometri non se ne accorgerà nessuno.

5a tappa: Genova – Lucca, 178 km

Tra Genova e Lucca ci sono 1.800 metri di dislivello e nessun punto buono per fare qualcosa per evitare la volata. L’arrivo è sui vialoni fuori dalle mura quindi dovrebbe essere tranquillo anche per la sicurezza.

6a tappa: Torre del Lago Puccini (Viareggio) – Rapolano Terme, 180 km

Fino a una decina di chilometri da Volterra tutto tranquillo, poi ignorate l’altimetria perché non rende l’idea di quello che troveranno i corridori. Ignorate pure i dati, pure i 1.900 metri di dislivello sono un inganno. Ci sono tre tratti di sterrato per 11,6 chilometri, un Gran premio della montagna, e uno dice: vabbé, nemmeno troppo. Certo, il problema è che è tutto un zigzagare, un su e giù, con pendenze pure niente male. Una tappa da mal di bicicletta, se esiste: esiste.

7a tappa: Foligno – Perugia, 40,6 km (cronometro individuale)

Trentaquattro chilometri di strade piane, con molti drittoni e poche curve. Poi un chilometro e mezzo duro, capace di dar fastidio alle gambe e poi poco circa cinque chilometri di salita leggera con un paio di rampe dure. Dire che la differenza la si fa in quel chilometro e mezzo e in quelle due rampe dure è sbagliato, è pur sempre una cronometro. Però la differenza la si può fare in quel chilometro e mezzo e in quelle due rampe dure: soffrire lì per gestione non perfetta della fatica potrebbe voler dire rovinare tutto. E di parecchio.

8a tappa: Spoleto – Prati di Tivo, 152 km

Le prove generali del finale sono state fatte nella terza tappa del Giro d’Abruzzo: è andata bene, molto bene. Peccato però che erano prove parziali. La tappa del Giro è più dura, i metri di dislivello 3.850, il piano inesistente e per oltre cento chilometri non si scende mai sotto i 750 metri sul livello del mare. E diceva Felice Gimondi che è al primo centino sopra i 700 metri che si iniziano a vedere le prime indisposizioni.

9a tappa: Avezzano – Napoli, 214 km

Volata? Forse, ma anche no. E per due ragioni. La prima è che tra cronometro e arrivo in salita c’è chi avrà le gambe stanchine. La seconda, ed è poi quella realmente importante, è che il finale ha un livello di fastidiosità altissimo. Inseguire non sarà facile, anzi non sarà per niente facile. E vabbé che non ci sono più i finesseur, dicono, ma qui un finisseur, e qualcuno in gruppo c’è, potrebbe trovarsi assai a suo agio.

10a tappa: Pompei – Cusano Mutri (Bocca della Selva), 142 km

Forse per nome e dati altimetrici la salita di Bocca della Selva non impaurisce. Sottovalutarla però potrebbe essere un grosso problema. Perché gli ultimi sei chilometri sono duri, costantemente tra il sei e il nove per cento e quasi tutti al sole, senza alberi e, spesso, con vento di lato. Fosse solo per questo, niente di particolare. La durezza della tappa sta prima. Da Montesarchio a Cusano Mutri i chilometri di salita sono tanti e soprattutto non c’è continuità di pendenza. Tutto è strappi, alcuni molto duri, tutti capaci di affettare a poco a poco quadricipiti e polpacci.

11a tappa: Foiana di Val Fortore- Francavilla al Mare, 207 km

Settanta chilometri belli mossi, buoni per fare un gran bel casino per cercare di portar via la fuga. Una fuga che poi procederà tranquilla lungo l’Adriatico sino a spegnersi. Perché si spegnerà. Volatona adriatica, buona per aggiungere nuovi punti alla maglia ciclamino.

12a tappa: Martinsicuro-Fano, 183 km

I Gran premi della montagna sono quattro, tutti di quarta categoria. Le salite, o meglio salitelle o meglio ancora strappi, sono tanti di più, più del doppio. Tra il chilometro cinquantaquattro al centosessantuno il saliscendi è continuo e spesso e volentieri le pendenze sono in doppia cifra. Il gruppo che arriverà assieme a Fano sarà poco nutrito. E potrebbe non essere quello che si gioca la vittoria di tappa. La possibilità che chi sogna la maglia rosa a Roma si metta a fare corsa in proprio non è da escludere, anche se sarà difficile che accada davvero. I metri di dislivello sono 2.100, non pochi. E inseguire su queste strade non è semplice. Se la fuga di giornata si stacca dopo la pianura iniziale dentro ci sarà gente più che tosta. Vedremo. Potrebbe assistere a una gran giornata di ciclismo.

13a tappa: Riccione-Cento, 179 km

Non ci sono difficoltà altimetriche, il finale però non è banale. Tra i meno due e il triangolo rosso ci sono due curve ad angolo retto e un curvone che stringe alla fine. L’ultima curva è a 450 metri dall’arrivo.

14a tappa: Castiglione delle Stiviere-Desenzano del Garda, 31 km (cronometro individuale)

Tante semicurve, poche curve da rilancio. Cronometro da specialisti e da alte velocità. Si possono dare grossi distacchi. Tra i primi e gli ultimi potrebbe cambiare il vento e questa variabile potrebbe scompaginare più di un piano.

15a tappa: Manerba del Garda – Livigno (Mottolino), 222 km

Dopo la cronometro, la salita. E tanta salita. Ci sono 5.400 metri di dislivello da superare, tre salite sopra i dieci chilometri, poco più di una dozzina di chilometri da pedalare sopra i duemila metri sul livello del mare. L’inizio sarà senz’altro entusiasmante. Falsopiano a salire, poi sue salite dove picchiarsi per bene per portare via la fuga. Il passo del Mortirolo da Edolo è quello sfigato, dicono, vale meno dei versanti da Mazzo o Tovo, dicono, ma è comunque salita tosta e ha diversi tratti in doppia cifra. È a settanta chilometri dall’arrivo, quattordici sono di discesa tosta, gli altri sono tutti all’insù. Il Passo di Foscagno è una bella salita, di quelle che se ti stacchi paghi dazio e di parecchio, perché si va su veloci. Il traguardo è in cima a Mottolino, che è un Passo d’Eira 2.0 con pendenze infami nel finale.

16a tappa: Livigno – Santa Cristina Valgardena/St. Christina in Gröden (Monte Pana), 202 km

La 16esima tappa è divisa in tre parti. La prima complicata con due salitine, il Passo d’Eira e il Passo Foscagno da Livigno sono assai corte, poi discesa e il Passo dello Stelvio. Lungo, alto, duro, durissimo. Dalla cima ci sono poco più di un centinaio di chilometri tutti all’ingiù. Il finale è invece tutto a salire. Prima il Passo Pinei, 23 chilometri che salgono a strappi e a falsopiani. Da Ortisei poi la salita si fa invece decisa. Per arrivare all’arrivo serve superare Santa Cristina in Val Gardena e salire il monte Pana: due chilometri tutti in doppia cifra. Dovrebbe essere una lunga attesa di quei duemila metri, divisi probabilmente tra fuga e gruppo. A meno che un pensiero stupendo attanagli la testa di qualche corridore e trasformi l’impossibile in realtà. In quel caso sì che questa tappa si trasformerebbe in meraviglia. Difficile però.

17a tappa: Selva di Val Gardena/Wolkenstein in Gröden – Passo del Brocon, 159 km

Finalmente il Passo Brocon ha la sua giornata di gloria. Sarà arrivo e non più passaggio, sarà doppio, tutti e tre i versanti percorsi: l’ultimo ha tre chilometri tutti tra il nove e l’undici per cento di pendenza media capaci di fiaccare buona volontà e ottimismo. Il Passo Brocon è una bella salita. Non troppo lunga, non troppo corta, non troppo facile, non troppo difficile. Charly Gaul la considerava “infame”, perché sa “stroncarti senza darlo a vedere”. Tappa dura, la diciassettesima tappa del Giro d’Italia 2024. Un su e giù continuo con il Passo Sella, il Passo Rolle, il Passo Gobbera e due volte il Brocon che fanno 159 chilometri e 4.200 metri di dislivello.

18a tappa: Fiera di Primiero – Padova, 178 km

A Padova sarà volata a patto che ci sia gente capace di rincorrere. E non è garantito che ce ne sia. È successo spesso negli ultimi anni che nella terza settimana tappe che si considerava scontate, scontate non lo fossero. Potrebbe accadere di nuovo.

19a tappa: Mortegliano – Sappada, 157 km

Se c’è una tappa che quasi nessuno considera attraente è proprio quella che porta a Sappada. Eppure, di salita ce ne è e nemmeno poca. Ci sono 157 chilometri da pedalare e 2.850 metri di dislivello da fare. Il Passo Duron da Paularo è salita corta e tosta, di quelle che nella terza settimana possono far male. Sottovalutare la 19esima tappa potrebbe essere un peccato.

20a tappa: Alpago – Bassano del Grappa, 184 km

L’unico difetto della 20a tappa del Giro d’Italia 2024 è il posizionamento in corsa, al penultimo giorno, quando tanto, se non tutto sarà deciso. Peccato, perché per disegno è la tappa più bella del Giro. L’ascesa al Monte Grappa è lunga e dura, farla due volte può diventare estenuante. In più è l’unica tappa di montagna che prevede la discesa dopo l’ultima salita. E la discesa ha la capacità di complicare i piani, rendere le tappe più incerte.

21a tappa: Roma – Roma, 125 km

I saluti i corridori se li faranno a Roma, ai Fori imperiali, con sullo sfondo il Colosseo. Abbastanza per lo sbatti del viaggio dal Veneto.