Giro d’Italia 2024 – I protagonisti

Giro d’Italia 2024 – I protagonisti

30/04/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

La domanda delle domande è: c’è qualcuno in questo Giro d’Italia 2024 che può battere Tadej Pogacar? La risposta delle risposte è no, ma chissà. Perché non c’è nessuna corsa come il Giro d’Italia capace di ribaltare le gerarchie e ribaltarsi allo stesso tempo.

Vediamo un po’ chi c’è e chi non c’è. Chi può fare cosa e soprattutto perché.

La lista dei partenti del Giro d’Italia 2024

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I protagonisti del Giro d’Italia 2024

Chi sogna la maglia rosa al Giro d’Italia 2024

Al via del Giro d’Italia 2024 Tadej Pogacar ci arriva con dieci di giorni di corsa nelle gambe e sei vittorie di giornata (alle quali va aggiunta la classifica generale della Volta Ciclistica a Catalunya) tra le quali quella alla Strade Bianche – con una fuga solitaria di oltre ottanta chilometri – e alla Liegi-Bastogne-Liegi – dopo essere scattato sulla Redoute e aver pedalato senza nessuno attorno per trentacinque chilometri. Giungere a Roma con questa media di vittorie (il 60 per cento) è quasi impossibile, ma poco male: l’obbiettivo dello sloveno è vincere il Giro e poi provare a vincere anche il Tour de France per fare qualcosa che non riesce a nessuno dal 1998, da Marco Pantani.

Da Venaria Reale Tadej Pogacar parte da favoritissimo e sembra oltremodo difficile a Roma in maglia rosa ci possa arrivare qualcun altro. Però tre settimane sono lunghe e qualcuno ci spera di mettersi di traverso ai piani dello sloveno.

Un antagonista Tadej Pogacar non ce l’ha, almeno sulla carta. C’è però un gruppo di guastafeste che però hanno una voglia matta di stargli il più vicino possibile. A partire da Cian Uijtdebroeks. Il belga del Team Visma | Lease a bike è quello che per talento si avvicina più allo sloveno. Ha ventun anni, va forte in salita, a cronometro se la cava, ha soprattutto una voglia matta di fare vedere a tutti le sue capacità d’alta classifica e di vincere. Questo 2024 non è stato eccezionale, ma è corridore che ha bisogno di chilometri. Al suo fianco ha una squadra forte ma non fortissima, con parecchia esperienza buona per guidarlo.

Geraint Thomas compirà 38 anni in corsa, nel giorno del Monte Grappa. Sembrava aver finito le sue stagioni migliori, ma è ancora là, come nulla fosse. È corridore che non sa arrendersi, che ha classe e tigna per essere sempre pericoloso. Un anno fa è andato vicino alla vittoria, ma era un anno fa. Quest’anno deve iniziare bene, anche perché al suo fianco c’è un Thymen Arensman che vorrebbe – potrebbe? – giocarsi la carta del co-capitano per ambire a qualcosa di più. Per capacità fisiche vale il podio, il problema è che qualche volta spegne la grinta e questo diminuisce il talento.

Pure Romain Bardet sembrava aver finito i suoi anni migliori, ma anche lui è al via della corsa rosa e non ha intenzione di fare la comparsa. Al Tour of the Alps ha fatto bene, alla Liegi-Bastogne-Liegi meglio. In montagna potrebbe essere da solo, ma il francese è corridore che sa arrangiarsi egregiamente. E chissà che quella sua faccia da Bugo non riesca a trovare uno spazio tra le primissime posizioni.

A pensare al podio c’è anche Daniel Felipe Martinez. Sarà lui a guidare la BORA – hansgrohe, sa andare forte in salita e a cronometro, ma in discesa paga dazio anche dalla sua ombra ed è ondivago nelle tre settimane: può tutto e il suo contrario. Al suo fianco ha Florian Lipowitz e il tedesco potrebbe essere una delle sorprese di questo Giro d’Italia. È un signor scalatore, ma sulle tre settimane è tutto da vedere e a cronometro è un’incognita: in teoria ci sa fare, ma contro il tempo non si è mai cimentato sulle distanze che troverà alla corsa rosa.

Ben O’Connor è corridore che tra le primissime posizioni di un grande giro sa infilarcisi e soprattutto sa rimediare alle giornate storte. In gruppo ci sono pochi corridori con la sua capacità di cambiare una corsa, di arrembare nel momento giusto e ribaltare sentenze che sembravano già scritte.

Buoni propositi

Poteva essere un Giro d’Italia buono per prendere le misure alle tre settimane quelle di Antonio Tiberi. Diventerà un Giro d’Italia per prendersi le misure e basta. Il corridore ciociaro ha pensato bene di farsi un Tour of the Alps da protagonista e tanto è bastato per accentrare su di sé le attese di un paese che è alla disperata ricerca di una corridore capace di cullare i ricordi di un passato mica male per tre settimane. Damiano Caruso e Wout Poels al suo fianco sono una garanzia di tenuta, un privilegio da cercare di sfruttare nel migliore dei modi.

Il Tour of the Alps l’ha vinto Juan Pedro López e lo spagnolo, al settimo grande giro in carriera, dice di essere pronto a tentare di fare il passo in più per correre da protagonista. Che ce la possa fare è però da vedere.

E poi c’è Eddie Dunbar, che fino a oggi non si è mai visto davanti, ma che essendo lui Eddie Dumbar non c’è da preoccuparsi. L’irlandese si limita ad apparire al momento opportuno, è corridore da durata, un cagnaccio che quando i chilometri e i metri di dislivello si accumulano dà il meglio di sé.

La vera incognita, al solito, è Nairo Quintana. Un’incognita ancor più grande visto l’anno di inattività. Darlo per finito però potrebbe essere una sciocchezza.

Buoni propositi ce li ha pure Domenico Pozzovivo. Questo è il suo ultimo Giro d’Italia, ha detto. E vorrebbero concluderlo nel miglior modo possibile.

I velocisti

Le volate che vedremo al Giro d’Italia possono essere ridotte a una questione a tre tra Tim Merlier, Ofav Kooij e Jonathan Milan? No. E no, perché in gruppo ci sono corridori che hanno forza, spunto e pedigree. Certo Tim Merlier, Ofav Kooij e Jonathan Milan sono i tre velocisti che si sono fino a oggi comportati meglio in volata, ma il Giro sa essere un bel casino quando ci si lancia a velocità folle verso la linea d’arrivo. E a volte contano non solo la forma e quanto si è già fatto, ma soprattutto l’estro del momento.

Laurence Pithie è corridore che di estro ne ha e che è capace di fare bene anche con parecchia salita nelle gambe. Anche perché in gruppo in pochi sanno gestire meglio di lui la bicicletta.

Kaden Groves un anno fa fece ottime cose al Giro, quest’anno sembra meno scoppiettante. Attorno a lui però c’è un gruppo capace di lanciare il proprio velocista nel migliore dei modi.

Il miglior pesce pilota al momento in circolazione, Danny van Poppel, non avrà invece nessuno da lanciare e così potrà ritornare a rimettersi in proprio. Certo lo dovrà fare in (quasi) completa solitudine, ma per lui cambia poco. Vale lo stesso per Biniam Girmay, anche lui capace di autogestirsi nelle fasi finali. E chi sa fare magnificamente per sé è, al solito, Phil Bauhaus, uno che parte sempre come nomeecognome buono per riempire ordini d’arrivo e che poi trova spesso il suo momento buono. Un po’ come Alberto Dainese.

Al contrario di Fabio Jakobsen, punta veloce di un Team dsm-firmenich PostNL che ha provato a mettergli attorno il miglior treno possibile.

Ma vai in fuga

Alessandro De Marchi correrà il suo settimo Giro d’Italia e il suo diciassettesimo grande giro. Le fughe che ha tentato sono innumerevoli. Quelle che ha centrato sono innumerevoli. Due le ha portate all’arrivo per primo alla Vuelta. Al Giro è ancora a zero. Si spera che questo sia l’anno buono, anche perché al Tour of the Alps ha fatto vedere quanto è bello vederlo in fuga e vederlo vincente.

Non sarà l’unico a vagare avanti al gruppo. Di buoni avanguardisti ce ne sono, a partire dai soliti noti: Simon Clarke, Quinten Hermans, Andrea Vendrame, i fratelli Aurélien e Valentin Paret-Peintre, i fratelli Davide e Mattia Bais, Christian Scaroni, Simon Carr, Adrien Petit, Lilian Calmejane, Michael Storer e Filippo Zana.

A saper centrare le fughe c’è anche Michele Tarozzi. L’animo da guerrigliero ce l’ha, l’intuizione pure. Le stesse caratteristiche che può vantare Matteo Fabbro, che dopo anni di grande gregariato alla BORA ora può mettersi in proprio al Team Polti Kometa.

Occhio però a Julian Alaphilippe. Perché il francese c’ha una voglia matta di far rimangiare a Patrick Lefevere quel troppo che ha detto in inverno e ha un Giro d’Italia per fare confusione.

Nella stessa situazione del francese c’è pure Andrea Bagioli, anche se nessuno lo ha criticato per lo scarso impegno. L’italiano avrà spazio libero da riempire avanti al gruppo per dimostrare di essere un corridore di prim’ordine e non solo un nome per sporadiche apparizioni.

E se c’è da scommettere su qualcuno che vedremo tra gli avanguardisti, qui a Girodiruota, vogliamo scommettere su Gijs Leemreize e Luke Plapp. Sia l’olandese sia l’australiano sono corridori di grande valore, gente che potrebbe ritrovarsi anche in buona posizione in classifica generale a fine Giro.

Una buona gioventù

Giulio Pellizzari di cose buone ne ha fatte vedere parecchie, ora affronterà il suo primo Giro d’Italia con al fianco un corridore che di cose da insegnargli ne ha parecchie: Domenico Pozzovivo.

Davide Piganzoli è un altro corridore che deve trovare la sua dimensione. E potrebbe essere una gran bella dimensione.

E attenzione a Mauri Vansevenant. Il belga ha ventiquattro anni e in un ciclismo come quello di oggi non è più corridore di primo pelo. Ma è maturato con calma e sta vivendo la sua prima stagione nella quale ha potuto correre per sé e non per altri. È un attaccante, quindi potrebbe fregarsene delle tre settimane – e qui lo speriamo – per provare ad animare le giornate di questo Giro.

Un corridore che potrebbe farci divertire è anche il tedesco Georg Steinhauser. Che corridore sia davvero non lo sa nessuno, nemmeno lui, ma ha fondo, ha coraggio e la volontà di stupire e di stupirsi.