Giro d’Italia 2026, i giovani da tenere d’occhio

Giro d’Italia 2026, i giovani da tenere d’occhio

05/05/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

Chi indosserà a Roma la maglia bianca? Da Giulio Pellizzari a Jan Christen ecco i migliori giovani al via del Giro d’Italia 2026

Più che alla maglia bianca, Giulio Pellizzari pensa al podio del Giro d’Italia 2026. Il corridore marchigiano è al via della sua terza corsa rosa. Nel 2024 ha stupito per la tenuta nella terza settimana, ha corso all’attacco, è andato vicino alla vittoria di tappa. Nel 2025 era partito gregario, si è messo a disposizione, ha lavorato per il suo capitano, Jay Hindley, poi, dopo il ritiro dell’australiano, si è messo in proprio e ha chiuso il Giro al sesto posto, alternando giornate ottime ad altre meno buone. Quest’anno partirà alla pari con Hindley, la sensazione però è che sarà lui il capitano sul campo della Red Bull – BORA – hansgrohe.

Salirà lui sul podio di Roma indossando la maglia bianca? Possibile. Ma ci sono anche altri giovani di grande talento in gruppo.

I primi avversari dell’italiano indossano la maglia del UAE Team Emirates – XGR. Jan Christen è corridore dal talento enorme. E l’ha già fatto vedere più volte, la prima al Giro d’Abruzzo di due anni fa. Va forte in salita, ha cambio di ritmo, si difende egregiamente a cronometro, è un buon discesista e allo sprint non è fermo. Ed è uno che sa rischiare. A volte pure troppo. Un difetto ce l’ha però: sente la pressione stringergli le gambe. La presenza in squadra di Adam Yates potrebbe aiutarlo. Sulle tre settimane non si è mai esercitato, ma oggigiorno sembra non essere più un problema.

Al suo fianco c’è anche Antonio Morgado. Il portoghese se lo filano in pochi, ma al UAE Team Emirates di lui non parlano come un corridore da classiche (nonostante sia da due primavere che si eserciti sul pavé) ma da corse a tappe. A cronometro va forte, in salita sa andare di ritmo e assai bene. Attenzione a sottovalutarlo.

Johannes Kulset è un altro che è meglio non sottovalutare. Il norvegese ama le salite lunghe e, dicono dalla Uno-X più fatica più forte va. Il suo problema sono le cronometro e i 42 chilometri tra Viareggio e Massa per lui sono un problemone.

Richard Carapaz non ci sarà al via del Giro d’Italia 2026, ma la EF Education è comunque convinta di poter essere protagonista nelle tappe di montagna. E non solo grazie alle fughe di James Shaw e Jefferson Alexander Cepeda. Questa convinzione ha un nome e un cognome: Darren Rafferty. Le sue due prime stagioni tra i professionisti sono passate quasi inosservate. La EF però ha avuto per lui un approccio ultrasoft. Il motivo è semplice: doveva fare fondo ed esperienza. Di quello aveva bisogno. L’irlandese ha l’occasione di dimostrare quest’anno la sua abilità in salita e soprattutto quella che è la sua migliore caratteristica: la tenuta. I dati in possesso dalla squadra americana sono molto incoraggianti.

Alla Tudor il capitano sarà Michael Storer. Eppure potrebbe non essere l’australiano il corridore della squadra svizzera meglio piazzato nella classifica generale. Mathys Rondel ha 22 anni e in salita va molto forte. Nonostante l’età, il francese è corridore quadrato, attento in gruppo, abile a capire le situazioni di corsa.

Alessandro Pinarello invece è al Giro d’Italia per provare a riprendersi un anno dopo l’opportunità finita sull’asfalto campano un anno fa. Alla NSN ha carta bianca. Nessuno gli chiede un piazzamento d’alta classifica, vedrà che fare tappa per tappa. In salita è da anni che dimostra di andare forte, quest’anno ha vinto anche una tappa all’O Gran Camiño e ha finito al decimo posto la Tirreno-Adriatico.

Un altro italiano che può stupire è Filippo Turconi. Non nelle tre settimane, ma in qualche fuga, o anche più di qualche, può essere grande protagonista. Il talento c’è. E non è poco.

E segnatevi questo nome e cognome: Mathieu Kockelmann. In salita tiene bene ed è scaltro e veloce.

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