Giro d’Italia 2026, la guida a tutte le tappe
04/05/2026Dall’8 al 31 maggio si corre si corre il Giro d’Italia 2026. Le altimetrie, i tranelli e tutto quello che c’è da sapere sulla corsa rosa
Le tre settimane del Giro d’Italia 2026 iniziano venerdì 8 maggio da Nessebar, in Bulgaria, e terminano domenica 31 maggio a Roma. In mezzo 21 tappe, cinque arrivi in salita, una cronometro, sette tappe che dovrebbero chiudersi con una volata di gruppo e otto nelle quali potrebbe accadere qualsiasi cosa. Un bel Giro ma con un grande difetto: troppi arrivi in salita e alcune tappe che sarebbero potute essere magnifiche rovinate proprio dall’arrivo in salita.
Giro d’Italia 2026, le tappe
| 8/05 | 1a tappa | Nessebar – Burgas | 147 km |
| 9/05 | 2a tappa | Burgas – Veliko Tărnovo | 221 km |
| 10/05 | 3a tappa | Plovdiv – Sofia | 175 km |
| 11/05 | Riposo | ||
| 12/05 | 4a tappa | Catanzaro – Cosenza | 138 km |
| 13/05 | 5a tappa | Praia a Mare-Potenza | 203 km |
| 14/05 | 6a tappa | Paestum – Napoli | 141 km |
| 15/05 | 7a tappa | Formia – Blockhaus | 244 km |
| 16/05 | 8a tappa | Chieti – Fermo | 156 km |
| 17/05 | 9a tappa | Cervia-Corno alle Scale | 184 km |
| 18/05 | Riposo | ||
| 19/05 | 10a tappa | Viareggio-Massa (cronometro individuale) | 42 km |
| 20/05 | 11a tappa | Porcari (Distretto della Carta) – Chiavari | 195 km |
| 21/05 | 12a tappa | Imperia-Novi Ligure | 175 km |
| 22/05 | 13a tappa | Alessandria-Verbania | 189 km |
| 23/05 | 14a tappa | Aosta-Pila (Gressan) | 133 km |
| 24/05 | 15a tappa | Voghera – Milano | 157 km |
| 25/05 | Riposo | ||
| 26/05 | 16a tappa | Bellinzona – Carì | 113 km |
| 27/05 | 17a tappa | Cassano d’Adda-Andalo | 202 km |
| 28/05 | 18a tappa | Fai della Paganella-Pieve di Soligo | 171 km |
| 29/05 | 19a tappa | Feltre – Alleghe (Piani di Pezzè) | 151 km |
| 30/05 | 20a tappa | Gemona del Friuli 1976-2026 – Piancavallo | 200 km |
| 31/05 | 21a tappa | Roma – Roma | 131 km |
Le altimetrie delle tappe del Giro d’Italia 2026
La 1a tappa del Giro d’Italia 2026: Nessebar – Burgas, 147 km
Nei 147 chilometri della prima tappa del Giro d’Italia 2026 ci sono due Gran premi della montagna (quelli di Cape Agalina, 1,1 chilometri con una pendenza media del 2,5%) e nessuna salita. Sarà volatona di gruppo, quasi impossibile che le squadre dei velocisti perdano una possibilità del genere. Negli ultimi tre chilometri ci sono un po’ di semicurve che a velocità sostenuta potrebbero essere fastidiose. La strada sale leggermente, ma è salita impercettibile, nell’ultimo chilometro.

2a tappa: Burgas – Veliko Tărnovo, 221 km
La seconda tappa del Giro d’Italia 2026 è un viaggio all’interno della Bulgaria. Dal Mar Nero, passando per la pianura sino a toccare le colline della zona centrale del paese. Non saranno però i monti della lingua bulgara dei Balcani a fare la differenza, bensì le colline attorno a Veliko Tărnovo, anzi la collina sopra Veliko Tărnovo.
I corridori dopo 116,3 chilometri saranno in cima al Byala Pass, prima salita della corsa rosa: 7,7 chilometri con una pendenza media del 4,6%. Subito dopo la breve discesa inizia la successiva salita: il Passo di Vratnik, che si innalza per 9,2 chilometri con una pendenza media del 4%, raggiungendo quota 920 metri sul livello del mare.
Salite abbastanza lunghe, ma dolci, tutto il contrario di quella che troveranno a circa 15 chilometri dal traguardo, quella che porta al monastero di Lyaskovets: 3,9 chilometri con una pendenza media del 6,8%, ma con un tratto di 1 chilometro al 9,8% che raggiunge pendenze in doppia cifra. Lo scollinamento è a 11 chilometri dall’arrivo. La discesa è veloce e tecnica. Ci sono due tratti in pavé prima dell’arrivo. Il penultimo chilometro è all’insù con una pendenza del 5,8%. Dopo la fiamma rossa, la strada torna pianeggiante. Pronostico? Arriveranno una cinquantina di corridori a giocarsi lo sprint. A meno che non ci sia qualche coraggioso che abbia voglia di cogliere l’attimo. Di spazio ce ne è.

3a tappa: Plovdiv – Sofia, 175 km
A Sofia ci sarà probabilmente il secondo arrivo in volata del Giro d’Italia. Il Borovets Pass è salita lunga, ma non difficile. Poi c’è un po’ di discesa e un lungo falsopiano a scendere fino alla capitale. Difficile farsi prendere dalla smania di attaccare.

4a tappa: Catanzaro – Cosenza, 138 km
Il Giro d’Italia 2026 torna in Italia, ma la 4a tappa è molto simile all’ultima frazione bulgara. C’è una salita che potrebbe togliere di mezzo qualche velocista, ma ci vorrà cattiveria. Il finale è un continuo salire, ma leggero e senza particolari difficoltà. Difficile evitare la terza volata di gruppo.

5a tappa: Praia a Mare-Potenza, 203 km
Si dovrebbe arrivare allo sprint, ma non tra tantissimi. Di velocisti in gruppo potrebbero non essercene molti. La strada della Montagna Grande di Viggiano è dura, 6,6 chilometri al 9,1%, e se percorsa di buona lena potrebbe essere indigesta a gran parte dei velocisti. Gli ultimi 49 chilometri sono complicati, pieni di strappetti e discesette, non facilitano il rientro. Difficilmente ci saranno attacchi di uomini di classifica, ma c’è spazio per i coraggiosi di arrivare soli a Potenza o per le squadre degli uomini veloci ma non velocisti per staccare gli sprinter. Tappa niente male.

La 6a tappa del Giro d’Italia 2026: Paestum – Napoli, 141 km
Per il quinto anno di fila il Giro d’Italia fa tappa a Napoli. E negli anni scorsi qualcosa è sempre accaduto: la gran vittoria di Thomas De Gendt nel 2022, la fuga a due Simon Clarke-Alessandro De Marchi, la volata tra i pochi che hanno provato a sfidare l’asfalto bagnato di un anno fa.
Andrà così anche quest’anno? Difficile, ma non disperiamo. La tappa è banalotta, facile altimetricamente e corta. Ed è abbastanza semplice il finale, anche se qualche pericolo c’è. Gli ultimi seicento metri sono in sanpietrino e prima dell’arrivo c’è uno strappetto al 4%, una curva ad angolo retto, una curva a U. Attenzione ai finisseur, c’è spazio per anticipare.

7a tappa: Formia – Blockhaus, 244 km
Prima tappa dura dura del Giro, primo arrivo all”insù della corsa rosa. E che salita: il Blockhaus. Frazione lunga, 244 chilometri, con 4.600 metri di dislivello, quattro salite (anche se solo due valide per la classifica degli scalatori) e diversi strappetti non duri ma fastidiosi.
La 7a tappa inizia in salita. La strada che porta a Itri e poi a Fondi è bellissima, non dura, ma può favorire gli attacchi. Poi tutto tranquillo fino a Colli a Volturno, dove i corridori prendono la strada che porta a Rionero Sannitico e che poi, dopo una discesetta e un falsopiano solitamente ventoso, sale fino a Roccaraso (6,9 chilometri al 6,5%). Da lì i corridori iniziano a pedalare tra luoghi meravigliosi che difficilmente potranno ammirare per bene. Il Blockhaus si prende da Roccamorice è lungo 13,6 chilometri e ha una pendenza media dell’8,4% e punte al 14%. In cima la classifica generale sarà stravolta.

8a tappa: Chieti – Fermo, 156 km
Da Chieti i corridori partiranno con oltre quattromila metri di dislivello freschi freschi. E se ne troveranno altri 1.900 quasi tutti concentrati negli ultimi sessanta chilometri. Non ci sono salite dure, non ci sono muri verticali: quella di Montefiore dell’Aso è di 9,9 chilometri al 3,6%, quella di Monterubbiano è di 4,7 Km al 5,8%, a Capodarco ci si arriva dopo 2,5 chilometri al 6%, anche se gli ultimi 880 metri sono al 7,8% con punte al 18%; quella finale di Fermo è lunga 3,7 Km al 5,7%, con il primo chilometro tutto sopra al 10% e con punte al 14%.
E queste salite possono fare male, perché sono incostanti e non c’è niente di peggio dell’incostanza dopo una tappa di montagna. Ci può essere spazio per la fuga. E poi chissà qualche uomo di classifica può incamerare qualche altro secondo.

9a tappa: Cervia-Corno alle Scale, 184 km
La nona tappa del Giro 2026 offre centocinquantacinque chilometri di tranquilla pianura e una trentina chilometri di salita. Doppia salita che in realtà è una sola, quella che porta a Corno alle Scale a 22 anni dalla prima e ultima volta. Quella che porta a Querciola è assai semplice: 11,5 chilometri al 4,5%, con un tratto al 10%. Quella che porta all’arrivo è tranquilla per cinque chilometri, impegnativa per tre, dura per due. Parte facile, poi chilometro dopo chilometro si impenna. Ai meno tre iniziano due chilometri con pendenze che sono in bilico sulla doppia cifra. La strada spiana leggermente ai meno 600 metri dall’arrivo.
C’è spazio per una sfida tra i migliori, c’è però anche una buona occasione per i coraggiosi. Tutto dipende dalla composizione della fuga iniziale: i primi cento chilometri in pianura potrebbero rendere più difficile centrale la fuga a corridori adatti alla salita. Non è detto però che uno scalatore sia più adatto di un buon passista sulla salita finale.

10a tappa: Viareggio-Massa (cronometro individuale), 42 km
Cronometro individuale lunga e veloce. Ci sono 42 chilometri da pedalare e quasi tutti in rettilineo. Cronometro da veri specialisti. Attenzione al vento perché potrebbe cambiare durante la giornata.

11a tappa: Porcari (Distretto della Carta) – Chiavari, 195 km
La tappa ligure è assai insidiosa. Sia per lunghezza, quasi 200 km, sia per le strade, sia, soprattutto, per quel continuo su e giù che inizia al chilometro 93 e termina ai 3.000 metri dall’arrivo. Negli ultimi cento chilometri della 11a tappa ci sono cinque salite, nessuna durissima, tre Gran premi della montagna, e tre discese molto tecniche. La salita più dura è quella del Colle della Guaitarola, 9,9 chilometri al 6,2% di pendenza media con un tratto in doppia cifra che raggiunge l’11%. La più dura è quella che porta all’ultimo Gpm di giornata. Per arrivare alla Colla dei Scioli ci sono 5,7 chilometri al 6,4% con gli ultimi 2.400 al 9,3%. La discesa può fare ancor più selezione. Attenzione poi alla strada che porta al Red Bull Km: 4,6 chilometri al 6,4%. Il primo chilometro è tosto, tutto sopra l’8%, e poi c’è uno strappo di settecento metri dove le pendenze sono tra il 7 e l’8%.

12a tappa: Imperia-Novi Ligure, 175 km
Dopo cinque giorni di latitanza ritornano protagonisti i velocisti. Colle Giovo e Bric Berton sono salite abbastanza lunghe ma non difficili. Se qualche squadra non tira in modo disperato difficilmente creeranno problemi. Gli sprinter dovranno fare attenzione piuttosto al finale. Tra Capriata d’Orba e Novi Ligure la strada dimentica la pianura. Il finale è in leggera salita.

13a tappa: Alessandria-Verbania, 189 km
Tappa facile e tranquilla per 140 chilometri. Poi iniziano i problemi. Prima sotto forma di strada e di (possibile) vento, perché si prende la statale del Lago Maggiore. Infine i problemi si fanno altimetrici. Due strappi: quello di Bieno, 2,4 chilometri al 5,7%, e quello Ungiasca, soprattutto quello di Ungiasca: 2,1 chilometri con una pendenza del 9,7% di strada stretta e tortuosa che scollina ai meno 14 dall’arrivo. La strada che scende da Ungiasca è più larga di quella che sale, ma è velocissima, piena di curve dal raggio irregolare. Può fare più danni della salita.

Giro d’Italia 2026, 14a tappa: Aosta-Pila (Gressan), 133 km
Prima tappona alpina. Anche se per chilometraggio è tappina: 133 chilometri. Cinque Gran premi della montagna, nessuno spazio per recuperare. Il pronti via è all’insù, verso il Col de Saint-Barthélémy, 15,8 chilometri al 6,5%. Poi i corridori dovranno salire a Doues, Lin Noir e Verrogne. Da lì inizia un lunga discesa che porta a Saint-Pierre. Dieci chilometri di fondo valle e poi 16,5 chilometri al 7,1% per raggiungere Pila. Se c’è una squadra che vuole rendere la corsa dura da Saraillon a Verrogne ha spazio per farlo perché la salita che porta a Lin Noir è tosta: 7,5 chilometri con una pendenza media del 7,8% e gli ultimi 2 chilometri presentano al 9,1%. L’ultima salita però disincentiva gli attacchi da lontano. Peccato. L’avessero disegnata diversamente sarebbe stata una tappa meravigliosa.

15a tappa: Voghera – Milano, 157 km
A Milano tornano i velocisti. Ci sono 157 chilometri semplici semplici con tanto di circuito cittadino finale.

16a tappa: Bellinzona – Carì, 113 km
Tappa svizzera degna del Giro di Romandia, ma disegnata peggio di una tappa del Giro di Romandia. Chilometraggio iper ridotto, 113 chilometri. C’è un circuito a metà tappa con due salite, quella di Torre (4,2 chilometri con una pendenza media del 6,2%) e quella di Leontica (3 chilometri all’8,5% e punte al 14%). Poi un lungo fondovalle da pedalare in attesa della salita finale che porta a Carì che è lunga 11,7 chilometri e ha una pendenza media del 7,9%. Il tratto più duro è quello che va dal chilometro 4 al chilometro 7 con pendenze spesso vicine al 10%. Ai meno 2 dall’arrivo un altro strappo duro al 9,8%. Probabilmente gli uomini di classifica attaccheranno lì.

17a tappa: Cassano d’Adda-Andalo, 202 km
La 17esima tappa è molto più interessante di quello che sembra. Quasi sicuramente una fuga andrà all’arrivo, bisogna capire solo quanto grande. Il finale è un lunghissimo falsopiano a salire. Qualche strappo buono per animare la corsa c’è. Tipo quello che porta a San Lorenzo Dorsino e quello che conduce al Red Bull Km. Il finale è tutto in salita: 2,3 chilometri al 6,8%.

18a tappa: Fai della Paganella-Pieve di Soligo, 171 km
Altra tappa buona per le fughe. Per chi è davanti il difficile inizierà a Valdobbiadene. Lì inizia un lungo tratto collinare dove c’è modo di attaccare. Non ci sono pendenze impossibili, ma la strada è tortuosa e qualche strappo cattivo c’è. Il Muro di Ca’ del Poggio scollina a meno di 10 chilometri dall’arrivo, dieci chilometri di strada collinare con qualche altro strappetto non semplice.

Giro d’Italia 2026, 19a tappa: Feltre – Alleghe (Piani di Pezzè), 151 km
Al terzultimo giorno i corridori troveranno sotto le loro ruote la tappa più dura del Giro d’Italia 2026. Sono 151 chilometri ma sembrano infiniti perché ci sono le Dolomiti in mezzo. Dal chilometro 46 al 141 non c’è pianura, una salita dietro l’altra. E che salite: il Passo Duran (12,1 chilometri all’8,2%), la strada che porta a Coi (5,8 chilometri al 9,7%, ve lo ricordate il Giro del 2023 e l’impresa di Filippo Zana?), la Forcella Staulanza (6,3 chilometri al 6,7%), il Passo Giau (9,9 chilometri al 9,3%), il Passo Falzarego (10,1 chilometri al 5,6%). Poi discesona e ad Alleghe inizia l’ultima salita, quella che porta ai Piani di Pezzè: 5 chilometri al 9,6% con punte al 15%.

20a tappa: Gemona del Friuli 1976-2026 – Piancavallo, 200 km
A cinquant’anni dal terremoto che ha distrutto Gemona e parte di quella zona del Friuli, il Giro parte da Gemona. E parte per l’ultima tappa montana della corsa. Un’altra, l’ennesima, la quinta con un arrivo in salita. C’è la doppia ascesa al Piancavallo. Salita tosta, affascinante, 14,5 chilometri al 7,8%. I primi nove chilometri sono durissimi, poi la salita si placa un po’.

21a tappa del Giro d’Italia 2026: Roma – Roma, 131 km
Tappa uguale a quella di un anno fa. Un modo spettacolare e scenografico per salutare il Giro a Roma.

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