Le biciclette socialiste di Burgas
09/05/2026Fuga dal Giro d’Italia 2026. La seconda tappa del Giro parte da Burgas, qui torniamo indietro nel tempo al 1963 e a quel ritrovo ciclistico di compagni in bicicletta
Quando li videro scendere da due Volga GAZ-M21 con colbacco in testa e bardati da pesanti pastrani, agli abitanti di Burgas scappò una risata. Erano i primi di aprile del 1963 e lì, sulle sponde del Mar Nero, si stava bene in maniche di camicia. Quegli uomini però venivano da lontano, in Bulgaria erano arrivati in nome del socialismo sovietico e dell’unità, anche sportiva ovviamente, del blocco socialista.
Gli otto uomini erano arrivati fin lì, a Burgas, su invito del presidentissimo Dimităr Ganev, uno che in testa aveva soprattutto tre cose: Stalin, il trionfo del comunismo nel mondo e le biciclette. Fu lui a suggerire al presidente del Comitato olimpico sovietico, il compagno Konstantin Aleksandrovič Andrianov, di spedire in Bulgaria il meglio del ciclismo russo per un periodo di allenamenti sulle rive del Mar Nero. La scelta di Burgas fu assolutemente casuale e non certo determinata dal fatto che proprio lì vivesse l’amante del compagnissimo Dimităr Ganev.
Konstantin Aleksandrovič Andrianov trovò l’idea allettante. D’altra parte, non è meglio far allenare gli assi del ciclismo su strada al sole mite bulgaro rispetto a farli girare come trottole in un velodromo?, si chiese. Si diede risposta positiva.
E così Viktor Kapitonov, Gainan Saidschushin, Yuri Melichov e Anatoli Olizarenko, e poi Ianis Evauchenko, Genadij Lebedev, Aleksey Petrov e Antons Vjaravas, ossia la formazione titolare della Nazionale sovietica della cronometro a squadre e quella di riserva lasciarono il centro sportivo federale di Mosca e, dopo, due giorni di viaggio si ritrovarono con colbacco in testa e pastrano addosso in Bulgaria.
Con loro dovevano arrivare anche Viktor Maushenko e Valerij Konkin, l’allenatore e il massaggiatore, assieme alle biciclette. Il GAZ-51 che guidavano però fuse il motore, poi ruppe il carburatore e infine bruciò la frizione. Non una gran reclame per la guida di tutti i comunismi. Questo però garantì una settimana libera per gli otto uomini che rappresentavano il massimo del ciclismo socialista.
Ianis Evauchenko, il più alto e il più bello del gruppo, sfruttò l’occasione per approfondire il socialismo bulgaro con la compagna Yoana, una giovane colta e sportiva. Con un unico difetto: di cognome faceva Živkov ed era la figlia di Todor Hristov Živkov, il Segretario generale del Partito comunista bulgaro, uno che aveva un caratteraccio mica da ridere. E infatti non rise affatto. Al ritorno in Unione sovietica, Ianis Evauchenko smise di correre con la maglia dell’Urss addosso.
Gli otto compagni ciclisti si allenarono a Burgas per tre settimane. Il presidente della Federazione ciclistica bulgara organizzò per celebrare la presenza dei “migliori corridori del mondo socialista” una due giorni di corsa. Primo giorno: cronometro a squadre su distanza di 75 chilometri e breve gara in circuito con traguardi intermedi. Secondo giorno: inseguimento individuale e a squadre nel velodromo appena fuori a Burgas e gara a punti in circuito. La formazione titolare dell’Urss vinse sia la cronometro a squadre sia l’inseguimento a squadre. Viktor Kapitonov vinse la gara in circuito con traguardi intermedi e l’inseguimento individuale. Il bulgaro Boyan Kotsev, vincitore di tre Giri di Bulgaria, vinse la gara a punti in circuito.
Venuto a saperlo, il compagno Konstantin Aleksandrovič Andrianov si adirò. I compagni sovietici non possono perdere contro dei compagni bulgari. E così minacciò i corridori: se non tornate dai Mondiali di Ronse con una medaglia vi tolgo la bicicletta e vi mando in qualche fabbrica a lavorare.
Ad agosto, a Ronse, Belgio, Viktor Kapitonov, Gainan Saidschushin, Yuri Melichov e Anatoli Olizarenko salirono sul terzo gradino del podio dei Mondiali di ciclismo del 1963.
A ottobre del 1964, Ianis Evauchenko si trasferì in Bulgaria, pochi mesi dopo divenne padre.
A Burgas è arrivata la prima tappa del Giro d’Italia 2026 vinta da Paul Magnier. Da Burgas parte la seconda tappa, quella che porta a Veliko Tărnovo dopo 221 chilometri non semplici. Qui trovate la guida completa al Giro d’Italia 2026.


