Huub Artz e la scoperta del pavé
03/02/2025A ventidue anni Huub Artz debutta tra i professionisti. Tardi per gli standard degli ultimi tempi. In tempo per dimostrare di essere uno da pietre
In un ciclismo nel quale si passa tra i professionisti prestissimo, a volte appena maggiorenni, il fatto che un corridore come Huub Artz ci sia arrivato a 22 anni dovrebbe essere un indizio sul suo non incredibile talento. Sino a due anni fa, nessuno avrebbe mai pensato che Huub Artz avrebbe potuto fare una gran carriera in sella.
Poi accadde l’impensabile.
Nel febbraio del 2023, la sua squadra, la Metec – SOLARWATT p/b Mantel, una piccola Continental olandese, venne inviata, come quasi ogni accade, al Grote prijs Jean – Pierre Monseré, una semiclassica belga per velocisti con uno sputo di pavé. A marzo decise di iscrivere quel lungagnone che faceva il gregario, non mollava nemmeno a farlo scoppiare, e che sognava un giorno di fare il corridore professionista. E quel lungagnone centrò la fuga, si fece inseguire per 144 chilometri, rese dura la vita agli inseguitori. Soprattutto fece capire solo a guardarlo pedalare sulle pietre fiamminghe che lui era nato per fare quello: pedalare sulle pietre fiamminghe.
Chi lo vide quel giorno pedalare sul pavé, nemmeno troppo brutto – ossia bello – della Lookhuisstraat (quattrocento metri appena che salgono al 4,5 per cento), pensò di avere davanti un vecchio diavolo delle pietre, uno di quei corridori d’altri tempi, che hanno passato una vita a pedalare su quelle strade. Era la prima volta invece.
Quel giorno lo vide pedalare Kévin Van Melsen, direttore sportivo della Intermarché – Wanty e responsabile della Wanty – Nippo – ReUz, la squadra giovanile del team belga. Il giorno dopo consigliò al general manager della sua squadra, Jean-François Bourlart, di prenderlo. “Quello è fatto per il pavé, ha un talento naturale”, gli disse. Bourlart ci pensò su, per mesi. Poi decise di fidarsi.
Nel 2024, in maglia Wanty – Nippo – ReUz, Huub Artz ha vinto la Gent-Wevelgem / Kattekoers-Ieper (la versione per U23 della Gent-Wevelgem), è arrivato settimo alla Paris-Roubaix Espoirs. Poi a settembre ha vinto gli Europei U23 di Hasselt, facendo capire che il talento c’era. E non si esprimeva solo sul pavé.
Huub Artz quest’anno le corse sulle pietre le farà tra i grandi con addosso la maglia della Intermarché – Wanty. E vorrebbe farle tra i più forti, davanti a tutti.
“Sogno il Giro delle Fiandre. Per me è la classica delle classiche, ancora più della Parigi-Roubaix”, ha detto a Sporza. Quest’anno non dovrebbe correrla la Ronde, non è nei piani. Ma chissà, lui vorrebbe dimostrare di meritarla. A partire da fine febbraio. “Mi sono concentrato innanzitutto sulla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, perché sarà la mia prima classica. Voglio iniziare subito, non vedo l’ora”. Poi chissà. “In semiclassiche come Le Samyn, il GP Criquielion e Denain, vorrei provare a stare con i migliori nel finale, essere d’aiuto o chissà… magari essere protagonista”.
Ha le idee chiare Huub Artz. Non vuole perdere tempo (a partire dalla Volta a la Comunitat Valenciana). Già ne ha perso. Per troppo amore della bicicletta.
Se l’è vista brutta Huub Artz. “Non riuscivo più a distinguere i miei sogni dalla realtà. E pensavo di essere spacciato”, ha raccontato. La febbre gli era salita a 42 gradi. Era in stato di minima coscienza. Non aveva detto nulla di avere problemi a urinare, non voleva perdere l’occasione di correre due gare a cui teneva. Solo che i problemi erano sintomi di un’infiammazione alla vescica e quando se ne accorsero la situazione era drammatica. Rischiò di morire. Lo salvarono all’ultimo.
“Cominciai a delirare e non riuscivo più a distinguere cosa era reale da cosa non lo era. Ad esempio, quando feci un incubo davvero spaventoso ed ero convinto che fosse un’esperienza reale. E quando mi svegliai dopo essere stato sedato per oltre un quarto d’ora pensai di essere morto e di essermi svegliato nell’aldilà”.
Passò anni difficili. Problemi cardiaci, attacchi di panico continui. La bicicletta lo aiutò a superarli. “Amo pedalare, ho scoperto quanto davvero durante la riabilitazione. Lì mi concedevo più riposo e non forzavo nulla. Ecco come ho trovato l’equilibrio ideale tra allenamento, riposo, divertimento e concentrazione, come ho capito a gestirmi”.
C’è nulla di più importante di questo: capire fin dove puoi spingerti, gestire i tuoi momenti buoni e soprattutto meno buoni in bicicletta. Tutto il resto diventa più facile. Anche un muro delle Fiandre diventa più facile.

