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I lupi sono tornati in Belgio. Tornerà il Wolfpack al Giro delle Fiandre?

Giro delle Fiandre Wolfpack

È da qualche anno che il Wolfpack fatica sul pavé. Ora ha un Giro delle Fiandre per ribaltare tutto (come solo Lefevere sa fare)


Ora che i lupi sono tornati anche nel Belgio, come confermato dal Flemish Institute for Nature and Forest Research, ci si attende che anche nel ciclismo possano mettere il naso fuori dalla tana. Era dal 1890 che non venivano avvistati lupi nel territorio belga. Da parecchio meno tempo che il Wolfpack, quel manipolo di corridori da pietre alla dipendenze di Patrick Lefevere ora in maglia Soudal-Quick Step, ha fatto perdere le tracce nelle primissime posizioni delle grandi (e non grandi) classiche del pavé (capiterà anche al Giro delle Fiandre?). Eppure è un’assenza che si fa sentire. Perché se una cosa era certa sino a un paio di anni fa era che tra gli uomini che si giocavano le corse sulle pietre almeno uno di quelli guidati da Patrick Lefevere c’era sempre.

È da due anni che qualcosa è cambiato (il 2020 è stato un anno a sé causa pandemia), che il gruppo di lupi non riesce a rigenerarsi, a trovare la cattiveria giusta per azzannare il pavé com’era abituato.

Hanno continuato a vincere gli uomini di Lefevere, almeno una cinquantina di corse a stagione (l’anno scorso si sono fermati a 47, nel 2018 hanno invece raggiunto quota 72), ma altrove dalle Fiandre. La presenza in squadra di Remco Evenepoel ha senz’altro mutato parte degli obbiettivi generali. Il campione del mondo d’altra parte è fiammingo di nascita non certo per attitudine, alle pietre non ci pensa o almeno non c’ha ancora davvero pensato. Magari in futuro, chissà.

E così dopo l’arrivo di Remco Evenepoel il reparto di corridori buoni per le corse a tappe e quello degli scalatori è stato migliorato, incrementato, a discapito di chi invece di chi sogna pavé.

Di gente capace di salire su un podio di una Classica monumento delle pietre è rimasto in squadra solo Kasper Asgren, che ha vinto il Giro delle Fiandre del 2021, e Yves Lampaert, terzo alla Parigi-Roubaix del 2019. Ottimi corridori, ma che al momento sembrano di un livello inferiore ai migliori sulle pietre. Florian Senechal è uno duro a morire, uno furbo, capace di sfruttare ogni disattenzione, ma ci devono essere… Davide Ballerini è un buonissimo interprete del pavé, ma anche qualora non dovesse aiutare i capitani difficilmente avrebbe il cambio di ritmo che serve per reggere quelli di Wout van Aert, Mathieu van der Poel, Tadej Pogacar e compagnia.

Se questo è il presente, il futuro non sembra scintillante. Anche se qualcosa si muove. Stan van Tricht ha iniziato a capire quale potrà essere l’orizzonte dentro il quale muoversi. Ha talento, ma anche una certa tendenza a distrarsi nel momento nel quale servirebbe cogliere l’attimo giusto. E poi c’è Martin Svrček. Lo slovacco ha talento, parecchio talento, e sul pavé ha iniziato a pedalare in qualche occasione quest’anno. Patrick Lefevere al giornalista di Sporza che gli chiedeva com’era andato il giovane ha risposto con un laconico “ha fatto il suo”. E alla domanda “Quale futuro può avere nelle Fiandre?”, ha fatto un sorriso compiaciuto prima di dire: “È presto per dirlo, ma state certi che il futuro è dalla sua”.

In ogni caso né van Tricht né Svrček tra i muri del Giro delle Fiandre 2023 non li vedremo.

Il Wolfpack però non ha sempre avuto bisogno dei campioni, si è sempre saputo muovere anche in assenza di favoriti, fa del gruppo la sua forza, riesce a trovare in se stesso la convinzione e le energie per mettere una ruota davanti a quelle avversarie.

Così lo era almeno, così ogni tanto ritorna a essere. Perché sono sempre lupi, quello è il loro istinto. Va capito solo se le abbuffate passate abbiano saziato un po’ l’appetito e questo non è cresciuto abbastanza per la Ronde.

In Belgio i lupi sono tornati, al Fiandre chissà. Serve la pazienza di avvistarli.

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