I Mondiali in Ruanda non sono in pericolo. Per ora

I Mondiali in Ruanda non sono in pericolo. Per ora

31/01/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

Dal 21 al 28 settembre il Ruanda ospiterà i primi Mondiali di ciclismo in Africa della storia di questo sport. Doveva essere l’occasione per il paese africano di mostrare al mondo i suoi progressi economici e di mobilità. E il motivo per il quale è diventato uno dei volani del ciclismo africano.

I Mondiali potevano e dovevano essere il palcoscenico più adatto per far capire a tutti i progressi del paese, il perché bicicletta e ciclismo potevano essere il volano del miglioramento economico e sociale dell’Africa. E soprattutto del perché il futuro del ciclismo africano, nonostante la scomparsa del Team Qhubeka dai WorldTeams, era ancora roseo.

Tutto potrebbe passare in secondo piano però.

Ai confini del Ruanda, nella Repubblica democratica del Congo, c’è un conflitto che preoccupa la comunità internazionale. E il governo ruandese non è estraneo ai fatti.

Nella Repubblica democratica del Congo le milizie del Movimento del 23 marzo (organizzazione paramilitare di etnia Tutsi che sostiene di aver dovuto imbracciare le armi per proteggere i diritti della minoranza dall’etnia hutu) hanno conquistato la città di Goma, al confine con il Ruanda. Ora l’obbiettivo è raggiungere e conquistare la capitale Kinshasa, dall’altro lato del paese.

Uno dei leader del gruppo paramilitare, Corneille Nangaa, ha detto che il loro obiettivo è conquistare il potere in tutto il paese e rovesciare il governo dell’attuale presidente Felix Tshisekedi. Il presidente congolese ha annunciato che contro i miliziani ci sarà una “risposta vigorosa e coordinata”. E che non ha intenzione di essere “schiacciato e umiliato” dal gruppo.

Il ministro degli Esteri francesi Jean-Noël Barrot è andato in missione in Africa. Si è recato sia nella Repubblica democratica del Congo, sia in Ruanda. Lì ha incontrato i vertici politici e dell’esercito dei due paesi per trovare una soluzione diplomatica del conflitto. A finanziare, almeno in parte (in buona parte) i ribelli dell’M23 è infatti il governo ruandese. Il Ruanda ha sempre negato di sostenere l’M23, ma dal 2012 gli esperti dell’Onu lo accusano di fornire armi e supporto logistico ai ribelli.

Il ricordo del genocidio in Ruanda del 1994 non è svanito. Dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, in nemmeno tre mesi, circa 500.000 persone (ma c’è chi sostiene che le vittime siano almeno 800mila), quasi tutte di etnia tutsi, furono massacrate da militari e paramilitari di etnia hutu.

Il fatto che una gran parte degli autori dei massacri abbia negli anni varcato il confine e si sia stabilita nella Repubblica democratica del Congo (un tempo Zaire), aveva fatto temere che prima o poi potesse precipitare la situazione tra i due paesi.

E questo preoccupa, e non poco, l’Union Cycliste Internationale. Anche se per ora, almeno a parole, nulla cambia nei piani della federazione internazionale.

L’Uci ha diffuso questo comunicato:

A seguito della diffusione di voci in merito, l’Uci precisa che al momento non è previsto alcun trasferimento dei Campionati del mondo del 2025 dal Ruanda alla Svizzera o in qualsiasi altra sede. L’Uci in stretta collaborazione con il Comitato organizzatore locale sta monitorando attentamente gli sviluppi nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo (RDC) e il loro potenziale impatto sull’organizzazione dei Campionati del Mondo di ciclismo su strada in programma a settembre a Kigali, Ruanda. Il conflitto in corso è limitato alla Repubblica democratica del Congo, mentre il Ruanda rimane un luogo del tutto sicuro per il turismo e gli affari. Ci auguriamo che la situazione si risolva rapidamente e pacificamente. L’Uci desidera sottolineare che lo sport, e il ciclismo in particolare, sono potenti ambasciatori di pace, amicizia e solidarietà“.

Da quanto appreso da Girodiruota da fonti interne all’Uci però la situazione non sarebbe così tranquilla. È stato già allestito un tavolo per cercare una soluzione alternativa. Nei prossimi giorni potrebbero essere sentite, in via informale per ora, le prime tre federazioni nazionali (Gran Bretagna, Paesi Bassi, Svizzera, Spagna) per capire se eventualmente ci sarebbe da parte loro la disponibilità di organizzare la manifestazione iridata.

Mosse che l’Uci ritiene “necessarie” dopo che è stato infranto il patto tra il presidente del Ruanda Paul Kagame e il presidente dell’Uci David Lappartient. Il primo aveva promesso al secondo che avrebbe garantito la pace nella regione.