La chiusura dell’Arkéa e l’addio all’orgoglio bretone
15/10/2025L’Arkéa – B&B Hotels non ha trovato i soldi per continuare nel ciclismo. Con lei se ne vanno vent’anni di orgoglio bretone in bicicletta
C’era una volta, tanto tempo fa, una squadra che aveva la maglia bianca e rossa che si era messa in testa di dover portare in sella alle biciclette in giro per la Francia, per l’Europa e per il mondo quello che lassù definivano orgoglio bretone. Cosa fosse davvero l’orgoglio bretone è difficile da dire, però era qualcosa che aveva a che fare con lo sprezzo della fatica, con il coraggio e, soprattutto, la capacità di superare le avversità. E il ciclismo era un po’ come la Bretagna: problematico, a tratti respingente, ma bellissimo lo stesso. Perché certi panorami che la Bretagna sa dare, nonostante vento, freddo e terra dura, ripagano di qualsiasi sforzo. Esattamente come quando arrivi in cima a un passo dopo chilometri e chilometri di salita.
Quella squadra si chiamava Bretagne – Jean Floc’h. Bretagne come la Bretagna, Jean Floc’h come l’industriale bretone che partendo da qualche decina di maiali costruì una fortuna tra macellazione e commercializzazione di carne suina. Quella squadra correva con le biciclette costruite dall’azienda di Bernard Hinault e aveva l’idea di provare a replicare lo spirito indomito di Bernard Hinault. Voleva essere una nazionale bretone, ma era aperta anche a normanni, tipi della Sarthe, pure un aquitano e un polacco.

Era un sogno autarchico che durò poco, una stagione appena. Poi l’autarchia fu messa da parte, ma l’idea di portare in giro il modo bretone di andare in bicicletta no. Il merito fu di Emmanuel Hubert, discreto passista-scalatore quando correva, direttore sportivo di grande acume e capacità di spronare i suoi uomini a dare il meglio. E figlio di Saint Malo, spirito bretone e modi spicci.
Entrò nella squadra bretone – che allora si chiamava Bretagne Schuller – nel 2010 come direttore sportivo. Prese la guida nel 2013 (sotto il nome di Bretagne-Séché Environnement). La portò al Tour de France nel 2014 e per le successive dodici edizioni senza perderne una.
Per dodici stagioni ha portato in squadra corridori promettenti, li ha trasformati in ciclisti di livello internazionale. L’ultima sua scoperta è stato Kévin Vauquelin (e il suo valore lo ha fatto vedere al Tour de France 2025).

Qualcosa ha vinto, anche se non molto, senz’altro si è sempre fatto notare. Anche se con budget bassi, bassissimi. Sempre all’attacco, sempre in fuga, mostrando sui pedali quell’orgoglio bretone che per lui non è mai stato qualcosa di secondario, ma il centro di gravità del suo modo di intendere il ciclismo.
C’era una volta, tanto tempo fa, una squadra che aveva la maglia bianca e rossa che si era messa in testa di dover portare in sella alle biciclette in giro per la Francia, per l’Europa e per il mondo quello che lassù definivano orgoglio bretone. E in qualche modo ce l’ha fatta. Almeno sino a quest’anno. Perché dal prossimo, quel sogno autarchico finito presto ma sempre animato da orgoglio bretone non ci sarà più. L’Arkéa – B&B Hotels, nome dell’ultima evoluzione della Bretagne – Jean Floc’h, chiuderà.
La scadenza per richiedere la licenza per la prossima stagione era mercoledì 15 ottobre. Emmanuel Hubert non l’ha presentata. “Non ho presentato nessuna richiesta di iscrizione all’Uci perché non ho nulla in mano”, ha detto all’AFP. Il manager non è riuscito a trovare quei 20-30 milioni di euro di budget per garantire la sopravvivenza della squadra.

