Il lungo amore di Sofia per le bici, ben prima del Giro
10/05/2026Fuga dal Giro d’Italia. Oggi si racconta del velodromo di Sofia, dei suoi spalti sempre pieni e di quella riunione nella quale Ockers e van Steenbergen persero da Boyan Kotsev e Boncho Novakov
Quando il 16 agosto del 1902, otto uomini si riunirono a Ruse con l’idea di fare qualcosa per i velocipedi e velocipedisti bulgari non avevano idea che stavano gettando le basi per creare la Federazione Ciclistica Bulgara. Volevano solo creare un’associazione di persone interessate alla stessa cosa: muoversi in bicicletta. All’epoca solo i ginnasti dello Yunnan avevano già una propria Federazione ben organizzata, per tutti gli altri sport prevaleva l’improvvisazione.
Eppure quegli otto uomini sapevano che quell’associazione era necessaria per creare una rete con le altre già esistenti. Ed erano molte. Tredici anni prima, gli abitanti di Sofia avevano fondato la loro “associazione ciclistica”. Ne erano sorte a Ruse, a Plovdiv, a Pazardzhik, a Pleven, a Kyustendil, a Sliven e a Varna.
Associazioni che promuovevano la bicicletta, la bellezza del pedalare, che aiutavano chi voleva avere una bicicletta ad averla. La bicicletta allora era il sogno del paese, il ciclismo lo sport più visto dal vivo. All’ippodromo di Sofia per la sfida delle associazioni nel 1901 si presentarono in 42 mila persone. Sulle tribune c’era spazio per 25 mila persone. Vinse l’associazione di Plovdiv: vinceva quasi sempre l’associazione di Plovdiv, formata per oltre metà da armeni che si erano trasferiti in Bulgaria.
Dalla sua fondazione in poi, la Federazione reclamò un suo spazio, un luogo dove poter costruire un velodromo. Dovette aspettare a lungo. Fu il comune di Sofia a trovare un terreno alla Federazione, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Questo luogo era chiamato “Il Deserto” dagli abitanti di Sofia. La prima pietra fu posata nel 1921. I soldi per costruirlo vennero trovati a “colletta”. Atleti e appassionati davano ciò che potevano, i primi lavori furono fatti dai volontari, cantieri quasi fermi durante la settimana, pullulanti di braccia e di vita nel fine settimana.
Nel 1926 le prime tribune erano pronte. Le gare iniziarono. Ovale di terra battuta, nessuna curva rialzata. Ma si poteva correre. Un anno dopo arrivò un imprenditore francese che propose di costruire lui l’ovale in cemento e le curve rialzate a patto di poter sfruttare economicamente l’impianto per dieci anni. Gli risposero: no, grazie.
I lavori li finì lo stato nel 1931, perché non poteva fare altrimenti per ospitare dignitosamente i primi Giochi Balcanici. Ovale in cemento pronto, balconi, balconate, spalti in stile liberty. Il velodromo di Sofia fece talmente bella figura che negli anni successivi lì arrivarono squadre dalla Francia, dalla Danimarca, dal Belgio e dalla Jugoslavia per correre.
Per anni il menu ciclistico al velodromo di Sofia fu questo: due riunioni su pista a settimana, più il grande evento del sabato con 12 ore di corse ininterrotte.
Il velodromo poteva contenere al massimo 25 mila persone. Difficilmente però ce ne erano solo 25 mila durante i grandi eventi.
Nel 1955, per la riunione su pista-duello tra Bulgaria e Belgio nel velodromo entrarono in 41 mila. Fu la giornata più incredibile del ciclismo bulgaro. Todor Boyadzhiev che batte Maurice Blomme nella Velocità; Nencho Hristov che fa meglio di Stan Ockers nell’inseguimento individuale di 4 chilometri e nella gara di resistenza di 60 giri; Boyan Kotsev, Boncho Novakov e Nikora Filipov che battono la squadra belga guidata da Adolph Verschueren nell’inseguimento a squadre. I belgi vinsero solo la corsa di un chilometro con Rik van Steenbergen, che batté i fratelli Boncho e Denyo Novakov si classificarono rispettivamente secondo e terzo.
La terza tappa del Giro d’Italia arriva a Sofia. Qui c’è la guida a tutte le tappe del Giro d’Italia 2026

Qui puoi leggere tutte le altre Fughe dal Giro

