Il tranquillo apprendistato di Albert Withen Philipsen
23/01/2025A diciotto anni il danese Albert Withen Philipsen sta prendendo le misure con il ciclismo professionistico senza fretta e fregandosene delle aspettative
Ad aver a che fare con le aspettative Albert Withen Philipsen si è abituato presto. Da quando ha iniziato a correre in mountain bike. Pedalare gli veniva più facile degli altri, anche di quelli con qualche anno in più. Ovunque andava c’era gente che lo osservava sapendo chi fosse. Quello bravo, dicevano. Quello che vince sempre, insistevano. Lui faceva spallucce. Gli piaceva pedalare, gli piaceva andare più forti di tutti, non avere nessuno davanti e tutti alle spalle.
Ha continuato a fare spallucce. Dopo ogni vittoria, anche dopo il mondiale Juniores vinto a sedici anni: nessuno è riuscito a farcela alla sua età, nemmeno Remco Evenepoel.
Si è sempre disinteressato dei giudizi altrui, delle lodi, tante, o delle critiche, poche, qualunque fosse la forma del telaio sul quale staccava gli avversari, qualunque fosse la larghezza degli pneumatici. Perché ad Albert Withen Philipsen piace pedalare ovunque. Non capisce perché c’è chi gli suggerisce di scegliere una disciplina e abbandonare le altre. Non ha voglia di farlo. Lo vede come una costrizione. E a lui le costrizioni non piacciono, “amo la libertà che ti dà la bicicletta, qualsiasi bicicletta”, disse alla tv danese.
Albert Withen Philipsen ha l’amore per la bicicletta di Tom Pidcock, un amore universale, assoluto, libero.
“Il mio idolo è sicuramente Tom Pidcock, un corridore che ammiro molto. E spero un giorno di poter fare quello che sta facendo lui ora combinando le diverse discipline e correndo ad un livello così alto in tutte: su strada ha vinto al Tour all’Alpe d’Huez, è stato campione del mondo ciclocross e ha vinto l’oro olimpico nella mountain bike. Un grande”.
Nemmeno ora che a diciotto anni è già un professionista (corre per la Lidl – Trek), Albert Withen Philipsen fa caso a quel che dicono di lui.
È partito per l’Australia a correre il Santos Tour Down Under 2025 con addosso la curiosità di tutta la Danimarca e di mezza Europa.
Nella terza tappa della corsa a tappe australiana, la prima buona per dare un’allungatina alla classifica generale, la prima abbastanza dura per fare distacchi, si è messo a ruota del gruppo dei migliori. Non si è fatto vedere, è rimasto tranquillo nelle ultime posizioni a vedere l’effetto che faceva stare tra loro e vedere fior fior di corridori (da Michał Kwiatkowski a Stephen Williams, da Michael Woods a Paul Lapeira, da Esteban Chaves a Mauro Schmid) faticare e staccarsi. E lui sembrava non faticare e non si è staccato. Anzi, sotto lo striscione d’arrivo è arrivato quarto.
“Non sento di avere nulla da dimostrare. Spero solo di poter fare qualche buona prestazione e guardare indietro alla mia prima stagione con soddisfazione. È troppo presto per giudicare il mio livello rispetto ad altri corridori. Devo prima correre un po’ di corse, prima di poter capire a cosa posso ambire, quali sono le mie potenzialità. Devo mettermi alla prova e vedere dove mi trovo”, aveva detto alla televisione danese TV2 prima di partire per l’Australia. Dopo l’arrivo della terza tappa del Tour Down Under 2025 si è limitato a sorridere: “Non è andata male”.
Le preoccupazioni sono altre: “Per ora mi sto abituando alla strada, ai ritmi del professionismo. Quest’inverno non ho fatto ciclocross, spero di poter riprendere la mountain bike al più presto. Non so se potrei davvero essere felice senza”.

