La serenità molto veloce di Isaac Del Toro

La serenità molto veloce di Isaac Del Toro

17/01/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Isaac Del Toro ogni tanto sorride. Eppure non sono i sorrisi a colpire nel corridore messicano della UAE Team Emirates, che di sorrisi già ce ne sono tanti in gruppo, si sorride molto più spesso di un tempo, a partire da chi condivide con Del Toro la stessa maglia, Tadej Pogacar. A colpire in Isaac Del Toro è la serenità. Sembra che nulla possa turbarlo. Ha la serenità imperturbabile di chi sta facendo ciò che vuole fare e nella maniera giusta e più soddisfacente. 

È persona dalle idee chiare Isaac Del Toro. Voleva fare il corridore e ha fatto il corridore. E le idee chiare si trasformano quasi sempre in capacità di autocontrollo. Diceva a L’Équipe Jacques Anquetil che un corridore che sa quello che sta facendo è un corridore che va più forte, perché “per andare forte servono sì le gambe e i polmoni, ma soprattutto serve la capacità di non cadere nel panico”, e nel panico ci “cadi solo quando non sai cosa fare, non hai il controllo di te stesso e di cosa sta attorno: sia esso il percorso o gli avversari”. Jacques Anquetil qualcosa di tutto questo ne sapeva, qualcosina ha vinto in carriera. 

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Isaac Del Toro è sereno perché per lui la bicicletta “non è un sacrificio, è una gioia, vivo sempre per il ciclismo”, ha detto a Velo, sottolineando semplicemente di essere “una persona seria”. 

Eppure non è sempre andata così. Anzi. La serenità Isaac Del Toro se l’è costruita pian piano e l’ha abbracciata meno di un anno fa. Prima di allora era ardimentoso e impaziente. 

Per ardimento e impazienza rischiò di smettere di pedalare. Stava forzando in allenamento dove non serviva forzare, perse il controllo della bici a causa di un po’ di ghiaino, finì addosso a un guardrail: rottura del femore. “Se il giorno prima della caduta mi avessero chiesto cosa sarebbe successo se un giorno mi fossi rotto il femore, avrei detto che sarebbe stata la fine. […] All’inizio è stato frustrante, poi vedendo che miglioravo, ho capito che sarei tornato a fare quel che più mi piaceva”, ha raccontato a Bici.pro

Ci mise un po’ a cambiare, a capire che invece dell’ardimento e dell’impazienza serviva fare i compiti a casa, studiare i percorsi, capire dove era il caso di forzare e dove no e soprattutto che era meglio faticare per far faticare gli altri invece di subire i ritmi e i tempi altrui. 

Matxin (Joxean Fernandez) in questi anni, ben prima dell’arrivo alla UAE Team Emirates lo ha consigliato, lui ci ha messo il resto. Cioè impegno, attenzione ai particolari e, soprattutto, per quello che lo aspetta: percorsi e avversari. Isaac Del Toro è sereno perché oltre a fare quello gli piace fare, cioè pedalare, sa cosa gli aspetta in corsa e sa cosa fare e dove e quando farlo. 

L’ha messo in pratica la scorsa estate al Tour de l’Avenir. Se lo filavano in pochi a Carnac al via della corsa a tappe francesi. Se lo ritrovarono però davanti in maglia gialla a Sainte-Foy-Tarentaise. Vinse sul Col de la Loze davanti a Matthew Riccitello. Ribaltò la corsa verso Sainte-Foy-Tarentaise facendo saltare gambe e nervi all’americano (che finì pure giù dal podio).

L’ha messo in pratica pure al termine della seconda tappa del Tour Down Under, al terzo giorno di corsa tra i professionisti. Sulla salita di Fox Creek Hill a 10 chilometri dalla fine aveva allungato con il compagno di squadra Finn Fisher-Black per rientrare su Luke Plapp e Jhonatan Narvaez. Poi, vedendo che non sarebbero andati da nessuna parte si è fatto riprendere e ha puntato sul piano B: anticipare i corridori più veloci di lui, ossia mezzo gruppo. È così scattato nel momento giusto e soprattutto nel punto giusto (quello che non hanno fatto Quinn Simmons e Bastien Tronchon). Poi ha fatto quello che fanno i corridori di enorme talento: non si è fatto riprendere.

“Sono un sacco stanco, ma mi godo ogni momento: sono così felice. L’ultimo chilometro è stato durissimo, sembravano cinque, ma non potevo arrendermi”, ha detto dopo il traguardo. 

È la prima vittoria tra i professionisti di Isaac Del Toro. Dubitiamo sia la prima e l’ultima.