È morto Jacques Marinelli
04/07/2025 0 Di Giovanni BattistuzziJacques Marinelli era il più vecchio corridore ad avere indossato la maglia gialla. È morto giovedì 3 luglio a 99 anni
Jacques Marinelli lo chiamavano il pappagallino perché era minuto, veloce e curioso. Jacques Marinelli era francese, ma anche un po’ italiano. E per lui francesi e italiani erano una cosa soltanto perché simili in tutto, uguali in niente, proprio come erano simili in tutto e uguali in niente sia i francesi sia gli italiani. Lui si sentiva francese perché era nato a Le Blanc-Mesnil, sobborghi di Parigi, ma francese della val di Sole perché da lì veniva la sua famiglia e in val di Sole ci andava spesso, ogni volta che poteva.
Jacques Marinelli ha passato la vita a stupirsi. Si stupiva ogni volta che pedalava, “di quanto è bello pedalare, di quanto si sta bene su di una bicicletta”. Si stupiva quando, una vita fa, la gente lo riconosceva e gli chiedeva “ma sei Marinellì, il ciclista?” e ancor di più quando, ormai vecchio, “qualcuno mi chiede di quando correvo e di Coppi, perché sa, o qualcuno gli ha detto, che facevo il mestiere del corridore”.
Jacques Marinelli iniziò a pedalare a dieci anni, a quindici decise che avrebbe fatto il corridore. E così andava a lavorare, montatore alla Citroën, e poi, una volta finito, prendeva in prestito la bicicletta di un suo collega che faceva il turno dopo e pedalava per un’ora a tutta per godersi nella maniera più intensa la sua bici a ore, anzi a ora.
Quando non doveva lavorare e quando non poteva pedalare – ossia sempre a eccezione di quell’ora visto che suo padre Eugenio non voleva un figlio corridore –, Jacques Marinelli leggeva. E leggeva tutto quello che trovava, ma se trovava un romanzo d’avventura era meglio. Ancor meglio se questo era di Jules Verne o di Maurice Renard.
E anche quando iniziò a fare il corridore continuò a leggere romanzi d’avventura e a questi pensava quando correva, giusto per ingannare la fatica.
Di sé, Jacques Marinelli diceva che “ho sempre avuto più determinazione che talento”, di essere stato “più piazzato che vincente”, “più bravo in salita che veloce” e “più adatto alle corse di un giorno che a quelle a tappe”. Eppure di corse ne vinse una mezza dozzina, la metà battendo un manipolo di corridori allo sprint – “ma tutta gente meno veloce di me” –, la maggior parte in corse a tappe.
E nella corsa a tappe più corsa a tappe del ciclismo, il Tour de France, riuscì a indossare anche per sei giorni la maglia gialla nel 1949.
La prima volta fu a Rouen – dove la Grande Boucle quest’anno torna dopo tredici anni – dopo una lunghissima fuga e aver perso la volata a due con Lucien Teisseire: “Mi feci infilare come uno stupido. Se ci penso ancora mi verrebbe da schiaffeggiarmi. Ma non ho rimpianti. E se mi appaiono in testa li spazzo via ricordanfo che roba meravigliosa che è vestire la maglia gialla”.
Quel Tour de France “lo affrontai all’arrembaggio. Correvo per la selezione regionale dell’Île-de-France e il mio compito era uno solo: attaccare e cercare di portare la fuga all’arrivo. Ci riuscii a Bruxelles il secondo giorno, ma mi batté in volata Roger Lambrecht. Ci riuscii a Rouen il quarto giorno e mi misi addosso la maglia gialla. E pure il giorno dopo, a Saint-Malo riuscii a centrare la fuga: quel giorno eravamo in cinque davanti, finii quarto dietro a Ferdinand Kübler, Bernard Gauthier e Pierre Tacca, uno che diceva che in una volata a quattro arrivava quinto”.
La maglia gialla la perse a Pau. La dovette cedere a Fiorenzo Magni.
Doveva essere un abbaglio di inizio Grande Boucel, Jacques Marinelli. E invece quel Tour de France lo concluse al terzo posto. “E non ho capito ancora come ho fatto. A Parigi al mio fianco avevo Gino Bartali, secondo, e Fausto Coppi, primo. Capisci? C’erano due campioni eccezionali e un intruso. E quel intruso ero io. Perché io non ero un campione, non lo sono mai stato, ma a quel Tour pedalare mi riusciva una meraviglia. Finii davanti a Jean Robic quella Grande Boucle. E al contrario mio, Jean Robic era un campione. E invece terzo finii io. Io che non ero solo un buon corridore, uno che non era mai stato primo al traguardo”.
Non era vero.
Jacques Marinelli primo lo era stato proprio a quel Tour de France. Il primo corridore a scrivere una rubrica quotidiana sull’Équipe. Perché a Jacques Marinelli scrivere gli era sempre piaciuto e gli veniva pure bene, disse Jacques Goddet, direttore del giornale (nonché patron del Tour).
Sino a giovedì 3 luglio 2025 Jacques Marinelli era il più vecchio corridore vivente ad aver indossato la maglia gialla. Ha passato la borraccia, alla maniera delle mille volte in carriera. È morto a 99 anni giovedì 3 luglio 2025, e senza rimpianti come diceva spesso.
I virgolettati di Jacques Marinelli sono estratti dall’intervista che ho fatto al corridore nell’autunno del 2017. Era stata pubblicata originariamente su Pagina99.

