Scoprendo Jarno Widar (che ha vinto il Giro Next Gen)

Scoprendo Jarno Widar (che ha vinto il Giro Next Gen)

19/06/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Nell’albo d’oro, parecchio glorioso, del Giro d’Italia Next Gen – il Giro d’Italia dilettanti, o Baby Giro o Giro Bio, che fu – non c’è vincitore più giovane di Jarno Widar. Il belga lo ha vinto a 18 anni,7 mesi e 3 giorni. Gradino più alto di un podio sul quale tutti i premiati non raggiungevano i vent’anni di età: lo spagnolo Pablo Torres, secondo, aveva 18 anni, 7 mesi e 6 giorni, l’altro spagnolo Pau Martí, terzo, addirittura 19 anni, 6 mesi e 23 giorni. 

Jarno Widar non ha dominato – anche perché negli ultimi due giorni non è stato benissimo –, non ha fatto il Juan Ayuso del 2021 o il Leo Hayter del 2022. Ha dimostrato però di avere una dote non comune, né alla sua età né nel ciclismo in generale: il totale autocontrollo di se stesso. Il belga pareva conoscere alla perfezione il suo corpo, quanto poteva andare e per quanto tempo, ossia quello che un tempo passava sotto il concetto di esperienza. 

Soprattutto nella terza tappa, quella che si concludeva al Pian della Mussa. Il belga si è esibito in una lunga serie di accelerazione capace prima di sgretolare il gruppo dei più forti, poi di fiaccare le resistenze dell’olandese Wouter Toussaint e del francese Mathys Rondel, infine di staccarli. Ha fatto tutto questo uno scatto dopo l’altro, assolutamente consapevole di quel che poteva fare e quando lo doveva fare. 

È piccolo e leggero, Jarno Widar: un metro e sessantasei per cinquantadue chili. Non è però uno scalatore alla colombiana. È altro. Ben più potente di quanto ci si possa attendere da un piccoletto, discreto pure a cronometro. Abile sia sugli strappi che sulle lunghe salite. 

Ha detto di lui l’allenatore della nazionale juniores belga, Serge Pauwels – che con Jarno Widar ha lavorato per 2 anni –, che “ci sono pochi corridori nel gruppo attuale che hanno la stazza di Widar e che sono anche molto esplosivi”. E non parlava solo del gruppo del Giro d’Italia Next Gen. 

A Sporza Kurt van de Wouwer, direttore sportivo della Lotto-Dstny, ha detto che Jarno Widar “ha un potenziale enorme”, di gambe e di testa. “Sa benissimo che è importante tenere i piedi per terra e continuare a lavorare, ha lo spirito giusto di chi prende le cose con tranquillità, senza voler forzare le tappe”. 

È ambizioso, caparbio, “ma a volte si innervosisce troppo quando le cose non vanno come lui pensava che dovessero andare e questo lo incupisce, lo rende fragile. Forse anche perché è un ragazzo introverso, nonostante sia capace di inserirsi bene nel gruppo e farsi voler bene. I suoi compagni lo apprezzano e faranno di tutto per lui”. 

È ambizioso, ma sa concedersi tempo. E tempo ci vorrà, soprattutto pazienza. Perché se le sue doti in salita sono evidenti, le ha fatte vedere a tutti anche al Giro d’Italia Next Gen, c’è qualcosa che preoccupa Kurt van de Wouwer: “C’è ancora molto lavoro da fare sul suo posizionamento nel gruppo. Il suo grande punto debole è la limatura, fatica, spesso i compagni lo devono riportare davanti. C’è ancora spazio per migliorare”.

La capacità di stare in gruppo è una dote necessaria, facilita la possibilità di esprimere il proprio talento. Raccontò Vicente Belda, ex direttore sportivo della Kelme, che “Roberto Heras era uno dei più grandi talenti del ciclismo spagnolo. Uno che in salita avrebbe potuto staccare chiunque, anche Lance Armstrong. C’era un problema le energie le finiva prima degli altri, in gruppo si perdeva, faticava il triplo di tutti, non era il suo forte. E quando arrivava l’ultima salita spesso era sfiancato da tutto questo avanti indietro in gruppo”. 

E in salita Jarno Widar va che è una meraviglia, soprattutto riesce a cambiare ritmo, scattare, come pochi. Dice Kurt van de Wouwer: “Il suo scatto è impressionante. È un attaccante che si trova a suo agio nelle lunghe salite più lunghe e ha buone doti di recupero”.