Juan Ayuso-UAE, cronaca di una separazione annunciata
02/09/2025Juan Ayuso non correrà con il UAE Team Emirates nella prossima stagione. Un triste finale, alla Vuelta, che poteva essere migliore
Per uno che da quando corre in bicicletta si è sempre sentito dire di essere un fenomeno, al quale hanno sempre previsto un futuro vincente, vivere un presente da numero due può trasformarsi in un problema. Soprattutto se si considera questo presente da numero due conseguenza di scelte non lungimiranti fatte da altri.
Juan Ayuso non si è mai sentito un numero due. È convinto di essere un parigrado di Tadej Pogacar, uno che può vincere tutto. E crede di averlo dimostrato, sin dal primo grande giro corso in carriera. D’altra parte il risultato finale, il terzo posto nella classifica generale alla Vuelta del 2022, era lo stesso di quello ottenuto dallo sloveno tre anni prima.
A Madrid, quell’11 settembre del 2022, guardando l’orizzonte dall’alto del podio, Juan Ayuso aveva visto vittorie, il giusto e sacrosanto coronamento di un talento che negli anni precedenti in tanti, tantissimi, avevano definito “eccezionale”, e qualcuno addirittura, lo fece Marca, “senza limiti”.
A Madrid, quell’11 settembre del 2022, Juan Ayuso decise che quel talento l’avrebbe fatto pedalare lungo le grandi corse a tappe, sicuro di ottenere velocemente lo status che apparteneva a Tadej Pogacar.
Quello che non aveva capito, e forse nemmeno intuito, è al UAE Team Emirates di Tadej Pogacar ne bastava uno, quello vero. E, soprattutto, sarebbe rimasto l’unica luce abbagliante in una squadra piena di altre luci, che brillavano di più accanto allo sloveno perché lui stesso capace di farle brillare con il suo chiarore caldo.
Quella di Juan Ayuso è invece sempre stata una luce fredda. La luce del primo della classe che si bea di essere il primo della classe e pretende dagli altri osservanza e dedizione assoluta senza sentirsi in dovere di ricambiarla.
Juan Ayuso voleva essere re di un suo regno, si è ritrovato a essere principe delfino senza una terra sulla quale imporre la propria volontà. Voleva subito il Tour de France nel 2023. Gli concessero la Vuelta e per di più in coabitazione con João Almeida. Uno al quale nessuno aveva pronosticato un futuro da primattore, ma che il futuro da primattore se lo è costruito.
E quando il Tour de France glielo concessero, nel 2024, fu “soltanto” per essere una spalla, l’ultima, di Tadej Pogacar. E senza nemmeno l’ipotesi di poter provare a fare la sua corsa.
Fu nel luglio del 2024 che Juan Ayuso iniziò a sentirsi in trappola al UAE Team Emirates. Fu allora che i dirigenti del UAE Team Emirates capirono che quel lungo contratto che avevano fatto firmare allo spagnolo – scadenza 2028 – sarebbe stato un problema.
Sia Juan Ayuso sia i dirigenti del UAE Team Emirates avrebbero voluto separarsi in inverno. Nessuno però fece la prima mossa e tutto rimase in sospeso. Juan Ayuso ha corso da protagonista la prima parte della stagione, è stato fortunato al Giro è partito da Torino per correre una Vuelta da protagonista, è andato in crisi, ha vinto una tappa.
Quel contratto hanno avuto il buonsenso e la volontà di scinderlo solo a questa Vuelta. E nel modo peggiore. Con un comunicato stampa e qualche polemica di troppo.
Juan Ayuso ha criticato la scelta della squadra di comunicare la separazione al termine della prima settimana di corsa. Ha detto di averlo saputo dalla stampa, di non essere stato informato dalla squadra. “Non capisco perché l’UAE abbia rilasciato questa comunicazione senza avvisarmi”, ha dichiarato prima della partenza della decima tappa della Vuelta 2025. Ha aggiunto: “Vogliono danneggiare la mia immagine. Sono stato trattato in modo irrispettoso dalla dirigenza più e più volte. È stata una dittatura”.
Ha cercato di passare per vittima, nonostante la separazione fosse consensuale e, anzi, da lui richiesta già alla fine del Giro d’Italia.

