L’imprevisto Kévin Vauquelin

L’imprevisto Kévin Vauquelin

11/07/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

Kévin Vauquelin ha iniziato alla grande il Tour de France 2025. E potrebbe continuare a stupire la Grande Boucle

Kévin Vauquelin è un imprevisto. Almeno a questo Tour de France, ma non solo a questo Tour de France. È da quando era giovane, giovanissimo, che il normanno ha dimostrato di essere forte, di essere bravo un po’ ovunque. Ha sempre dimostrato di essere bravo sugli strappi e sulle salite lunghe. Ha sempre dimostrato di essere un buon passista. E pure di essere molto veloce. Eppure, c’era sempre un eppure: non era il più bravo sugli strappi e sulle salite lunghe, non era il più bravo sul passo, non era il più veloce. E così l’immaginazione degli appassionati francesi, in perpetua ricerca di un nuovo capopopolo da osannare al Tour de France, non ha mai intercettato il nome di Kévin Vauquelin.

E forse è stato un bene.

Perché Kévin Vauquelin è un uomo che su di una bicicletta ci è salito per il godimento del pedalare e che nel ciclismo ha sempre cercato il suo posto nel mondo, ma senza nessuna ansia. Soprattutto alla ricerca di una tranquillità che solo in sella riusciva a trovare. “Quando ho iniziato a pedalare ho capito che riuscivo a rimettere ordine nei miei pensieri. È stata una sensazione incredibile, ogni inquietudine spariva pedalando”.

Un ricerca di pace che veniva scambiata per distrazione. Di lui, Léonard Cosnier, suo ex tecnico al Pôle France di Bourges, raccontò all’Equipe che “è un ragazzo adorabile, ma bisognava incanalarlo un po’. Era iperattivo, con la testa tra le nuvole. Soprattutto impaziente. Voleva sempre andare veloce, spesso dimenticava le basi del ciclismo. Ma era un diamante grezzo, chiaramente un talento”.

Il talento è emerso piano piano, di pari passo con il superamento dell’irrequietezza: l’ha staccata pedalando sempre più forte. Restando però sempre fedele al suo modo di intendere il ciclismo e la vita: il più in disparte possibile, ringraziando sempre per quello che sta vivendo.

Nella prima settimana del Tour de France 2025 si è trovato di fronte a qualcosa che non aveva ancora vissuto: la popolarità. Il pubblico sta imparando a conoscerlo, ha iniziato ad apprezzarlo, lungo le strade sono apparsi cartelloni con il suo cognome, un sacco di allez sono seguiti dal suo nome. Giovedì un mongolfiera con il suo volto gigante si è vista nei cieli di Bayeux, la sua città natale. Merito di una Grande Boucle corsa attaccando (durante la seconda tappa), resistendo agli scatti dei migliori del gruppo, sorprendendo tutti, e pure se stesso, a cronometro: “È stato incredibile, tutti questi tifosi, tutto questo supporto. Sono emozionato, davvero, sono emozionato! Credo di aver fatto una delle mie migliori prestazioni a cronometro. Mi sto divertendo. Non ho nemmeno le parole. Mi viene da piangere”, ha detto a Caen.

Ha vissuto un giorno da terzo in classifica (dopo la tappa di Vire Normandie è sceso al quarto posto ma solo perché Mathieu van der Poel ha centrato la fuga giusta), ha vestito la maglia bianca di miglior giovane. “Un sogno”. Ha deciso di continuare a sognare: “Non so come andrà a finire, per ora mi godo tutto questo”.

Romain Bardet sulle pagine dell’Equipe (dopo essersi ritirato ha continuato a scrivere sul quotidiano sportivo, al quale aveva prestato la sua sensibilità già quando era ancora in gruppo) lo ha incensato e non è tipo sciocco Romain, non è uno che si fa prendere da entusiasmi immotivati: “Ora abbiamo un leader, un corridore capace di guadagnare tempo su molti dei suoi rivali nelle cronometro, pur essendo uno dei migliori puncher al mondo. La sua capacità di inserirsi nel gruppo giusto a Lille, di attaccare a Boulogne-sur-mer o di soffrire per tornare in testa verso Rouen dimostra che ora appartiene alla casta dei potenziali vincitori dei grandi giri del XXI secolo. Probabilmente non accadrà quest’anno, ma è solo questione di tempo prima che la sua potenza bruta si adatti all’alta montagna, come ha fatto Tom Dumoulin”.

Andrà davvero così? Probabilmente sì. Perché Kévin Vauquelin è sì un corridore di talento, ma anche un uomo capace di ascoltare, di ragionare, di divertirsi un sacco in bicicletta. Soprattutto di crescere pian piano mescolando spensieratezza e professionalità.