La bicicletta conviene economicamente. La Francia l’ha capito

La bicicletta conviene economicamente. La Francia l’ha capito

07/10/2021 0 Di Giovanni Battistuzzi

In Francia “questo quinquennio è stato quello della nascita di una nazione delle biciclette”. La ministra della transizione ecologica Barbara Pompili più volte, nei mesi scorsi, aveva sottolineato come la bicicletta è uno dei perni centrali non solo della transizione ecologica, ma anche di una transizione economica. Lo ha fatto di nuovo qualche giorno fa, presentando i risultati degli ultimi tre anni del Plan vélo (qui trovate il piano del 2019).

Il piano per il cambiamento della mobilità e per la promozione della mobilità a pedali era stato lanciato nel 2013 (Plan d’action pour les mobilités activesqui il documento della Riunione del comitato direttivo del 2014 che elencava tutti gli obbiettivi), durante il governo Jean-Marc Ayrault (presidenza Hollande). Per anni aveva fallito (abbastanza miseramente) gli obbiettivi. Ora però sta recuperando di buona lena il tempo perso. Un po’ a causa della pandemia (ma l’accelerazione era iniziata prima del Covid-19), un po’ per la nuova sensibilità sul tema di amministratori locali e governo centrale.

I miglioramenti della ciclabilità in Francia

Rispetto al 2019 gli spostamenti in bicicletta sono aumentati del 28%, cifra che sale al 41 nei fine settimana. Sempre negli ultimi tre anni le infrastrutture hanno fatto un passo avanti: il numero di piste ciclabili è aumentato del 30% (i miglioramenti sono dovuti soprattutto grazie alle cosiddette coronapistes – le corsie ciclabili “d’emergenza” che nella quasi totalità dei comuni stanno diventando definitive) in tutto il territorio e del 15% nelle aree rurali, invertendo per la prima volta in trent’anni il trend negativo. Questo grazie anche ai 53 mila chilometri di rete ciclabile urbana in tutto il territorio nazionale.

Numeri che non rendono impossibile, come si credeva sino a un anno fa, il raggiungimento dell’obbiettivo di far passare dal 3 al 9% i viaggi giornalieri in bicicletta entro il 2024 (in Olanda sono il 25% in tutto il territorio, anche se certe città hanno superato il 35%).

Foto Eddie Junior via Unsplash

I benefici della bicicletta all’economia francese

Un cambiamento di abitudini che ha portato dei benefici economici al paese. Il mercato della bicicletta è aumentato del 50% negli ultimi cinque anni e ha raggiunto gli 8,2 miliardi di euro (con 80 mila occupati), almeno per quanto riguarda il mercato diretto, quello che riguarda la vendita, la riparazione e gli accessori. Una cifra che arriva a 29,2 miliardi se si considera l’indotto e i benefici sulla sanità pubblica, 7 miliardi di euro annui. Un risparmio che potrebbe quadruplicare al raddoppiare degli spostamenti in bicicletta.

Ma sono dati del 2020. Secondo le stime per il 2021 questo dovrebbe essere cresciuto sino a superare quota nove miliardi, alla pari quindi del giro d’affari italiano secondo un recente studio di Banca Ifis. Se la Francia riuscisse a mantenere gli impegni per il 2030, ossia raggiungere il 24% degli spostamenti in bici, la stima dell’economia legata alle due ruote a pedali raggiungerebbe almeno quota 130 miliardi di euro di benefici socioeconomici. A questi ovviamente bisognerà sommare i proventi dell’economia diretta.

Almeno perché non è del tutto chiara la portata del tutto chiara la portata economica del cicloturismo. Il reale ritorno economico di questo settore, secondo la Direction Générale des Entreprises, un dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è sempre stato sottostimato. Per questo dal ministero stanno costruendo un nuovo sistema di calcolo.

Puntare sulla bicicletta per migliorare la qualità del lavoro

Le infrastrutture però non sono sufficienti per aumentare il numero di ciclisti sulle strade. E così il governo francese sta pensando a nuove soluzioni per incentivare l’utilizzo delle biciclette. Soprattutto per recarsi al lavoro.

Al momento in Francia è ancora attivo un rimborso chilometrico per chi pedala per andare in ufficio: 25 centesimi a chilometro per un massimo di 200 euro l’anno. Un sistema che però in sei anni non ha dato i frutti sperati. E così alla Direction Générale des Transports, des Infrastructures et de la Mer e all’Agence de la transition écologique è stato aperto un tavolo tecnico per cercare di trovare una nuova soluzione. Come aveva chiesto anche la sindaca di Parigi Anne Hidalgo (che grazie al suo lavoro ha aumentato esponenzialmente il numero di spostamenti in bicicletta).

Che fare?

Al vaglio ci sono diverse ipotesi. Una delle proposte, come confermato a Girodiruota da uno dei partecipanti al tavolo tecnico, è quella di una micro riduzione delle imposte da pagare sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.

L’unica cosa certa è che incentivare gli spostamenti in bicicletta casa-lavoro conviene a tutti. Soprattutto all’economia francese. Almeno in termini di efficienza lavorativa e produttività.

Che fa l’Italia per la mobilità?

Il vantaggio dell’Italia sulla Francia in termini di mobilità (grazie soprattutto al contributo di Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige) sta svanendo. Il Pnrr contiene risorse insufficienti per dare una reale scossa alla situazione. Manca soprattutto una presa di coscienza del problema della mobilità (cosa che invece sta avvenendo in Spagna) nelle grandi città. Se qualcosa si sta muovendo a Milano, nella grande maggioranza delle altre città di medio-grandi dimensioni questo tema è posto sempre in secondo piano.