La Milano-Sanremo poteva essere diversa

La Milano-Sanremo poteva essere diversa

15/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

La prima Milano-Sanremo fu una corsa automobilistica di regolarità. La Gazzetta dello sport l’aveva pensata sul finire del 1905 ed era andata in scena tra il 2 e il 3 aprile del 1906. Doveva essere il grande evento dell’anno, quello capace di attrarre l’attenzione del paese sulle gare automobilistiche e far vendere un sacco di copie al giornale. Il quotidiano era talmente sicuro del successo che aveva stipulato un accordo con il comune di Sanremo di cinque anni. Fu un fiasco colossale. Le vendite non aumentarono e le persone a bordo strada per vedere le automobili furono pochissime.

L’anno dopo decisero di ritentare, visto l’obbligo contrattuale, con le biciclette. Andò meglio, anche se molto meno bene di quanto si aspettavano. Vinse il francese Lucien Petit-Breton dopo undici ore quattro minuti e 15 secondi di pedalate. Alle sue spalle finirono Gustave Garrigou e Giovanni Gerbi che con il vincitore erano rimasti sino agli ultimi chilometri ma che arrivarono a oltre mezzo minuto perché il Diavolo rosso preferì fare a mezzi dei premi di gara con Lucien Petit-Breton invece di rischiare la volata. Per questo motivo si appigliò alla maglia di Garrigou fino a farlo cadere e a cadere con lui.

Giovanni Gerbi valutò che quella gara non era poi granché e preferì la sicurezza della vincita alla possibilità di fare la storia. Se ne pentì dopo pochi anni perché quella corsa che aveva snobbato poi diventò la Classicissima.

Tra l’aprile del 1906 e il febbraio del 1907, il redattore capo e responsabile degli eventi sportivi della Gazzetta dello sport, Tullio Morgagni, cercò di rimediare all’insuccesso della corsa automobilistica. L’idea iniziale era quella di riproporre pari pari il percorso pensato per le auto. Quindi passare per Casale Monferrato, visto che di ponti sul Po nel pavese non ce ne erano ancora, e poi puntare verso il Colle di Nava e poi su per il Colle San Bartolomeo e giù verso la Riviera a prendere l’Aurelia a Porto Maurizio, che Imperia iniziò a chiamarsi Imperia solo nel 1923.

Che fosse impossibile realizzare tutto questo Tullio Morgagni se ne rese conto presto. Troppo lungo il percorso, troppi problemi sul Colle di Nava.

Fu così che Morgagni provò a salvare almeno il passaggio per il ponte di Casale Monferrato. La corsa doveva puntare poi verso Acqui Terme e salire sul Colle del Giovo prima di scendere verso la Riviera e imboccare l’Aurelia ad Albisola marina. E poi affrontare i capi: Mele, Cervo e poi Berta, l’ultima salita, l’ultima occasione per staccare gli altri.

Il percorso doveva essere più o meno questo:

Poteva essere, non è stato. Sopra i 305 chilometri infatti scattava un aumento del 20 per cento da dare al servizio d’ordine. E la Gazza non aveva i soldi per pagare il costo. Tullio Morgagni quindi dovette virare per un passaggio sul Passo del Turchino e passare per un ponte di barche nel pavese per superare il Po. Costava meno. È rimasta pressoché intatta.