La Parigi di Wout van Aert

La Parigi di Wout van Aert

28/07/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

C’è anche posto per un fiammingo a Parigi. La vittoria di Wout van Aert nell’ultima tappa del Tour de France 2025

E sì che lassù al nord dicono che sono quei fighetti dei valloni che pensano a Parigi, sognano Parigi, desiderano Parigi a tal punto da fare i parigini. Per Pieter Aspe, il contributo alla letteratura di Georges Simenon fu “eccezionale, ma il giudizio sulla sua opera deve essere inserito in un contesto francese, non certo nazionale. È un problema vallone quello di guardare Parigi e dimenticarsi delle proprie terre e delle proprie identità particolari. Ben diverso è la situazione nelle Fiandre, lì ancora un’identità esiste. Non dico che questo è per forza un bene, qualcosa a cui aspirare, ma esiste qualcosa ancora capace di accumunare le persone, concedere loro una sensazione di appartenenza”.

Per lo scrittore Pieter Aspe, un fiammingo a Parigi “non si sentirà mai a casa”.

E probabilmente è davvero così.

Eppure a volte a Parigi, anche i fiamminghi riescono a trovare dimora. Riescono a sognarla. A volte pure a conquistarla, farla diventare una parte di loro.

È successo a Wout van Aert. È successo dopo ventidue giorni complicati e tristanzuoli, pieni di bei pensieri e vuoti di gioie. Pieni soprattutto di occasioni che sembravano andate, smarrite. A lungo non ha trovato un senso a quello che gli accadeva. Solo un altro mese uguale ai precedenti, un altro mese fatto di grandi speranze e convinzioni sgretolatesi pedalata dopo pedalata.

Eppure Wout van Aert diceva che non ci si può rassegnare sino a quando le occasioni non sono finite davvero. Tutto sommato sa ancora essere ottimista il fiammingo.

Davanti a lui c’era Parigi, la città dei pensieri valloni.

Se ne è fregato di tutto questo Wout van Aert, di queste piccole e meschine rivalse identitarie.

Chi pedala e ama il ciclismo come può non apprezzare la Francia e Parigi? Come può non percepire il fascino del paese che ospita le due corse più affascinanti del calendario internazionale, la Parigi-Roubaix e il Tour de France?

Wout van Aert ha fatto tesoro di quell’ultima sua occasione, di quell’ultima giornata che aveva per trasformare un Tour de France positivo in una Tour de France indimenticabile.

Per una volta c’è riuscito. Per una volta non penserà a cosa non è andato.

Perché è andato tutto bene. Tutto molto bene. E a Wout van Aert non sempre va bene, sa trovarsi spesso nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Forse troppo spesso.

Perché è andata che Wout van Aert potrà dire di aver vinto a Parigi, di aver conquistato Parigi. E di averlo fatto staccando in salita Tadej Pogacar.

Niente male per un fiammingo a Parigi.